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The Bear 4
The Bear 4

Su Disney+ la quarta stagione della serie televisiva The Bear

La quarta stagione della pluripremiata serie televisiva The Bear, uscita da poco su Disney+, riesce, come nelle passate stagioni, a concentrare differenti emozioni e sensazioni, pensieri contraddittori ma sempre autentici e profondamente umani. Christopher Storer sonda ancora di più i complessi caratteri della brigata di cucina più famosa di Chicago: Carmy (Jeremy Allen White), Syd (Ayo Edebiri), Richie (Ebon Moss-Bachrach), Natalie “Sugar” (Abby Elliot), Tina (Liza Colòn-Zayas), Marcus (Lionel Boyce), tutti i componenti di quell’ex paninoteca, ora ristorante che punta alle stelle (Michelin), sono chiamati a raccogliere i propri pensieri, a mettere ordine nelle loro vite, a capire chi sono veramente per comprendere dove poter andare.

The Bear 4 è una stagione di “approfondimento”. Ha un taglio più conclusivo rispetto alla terza, ed ora il panico e la felicità, la disperazione, il senso di colpa, il dolore si trasformano, e trasformano i loro protagonisti: Carmy si confronta veramente coi suoi limiti per recuperare sé stesso ed i rapporti con gli altri (esemplari sono il confronto con Claire ed il confronto con la madre); Syd affronta il peso delle scelte, il dolore e la paura della solitudine (intenso è il suo sfogo quando si trova all’ospedale); il matrimonio di Tiff, l’ex moglie di Richie, è l’occasione per l’uomo per iniziare un nuovo capitolo nella sua vita. In questi dieci episodi, i momenti difficili e quelli appaganti si susseguono l’uno dopo l’altro, con un gioco di contrappunti ben calibrato.

La regia è capace, come sempre, di passare dai momenti concitati a quelli estremamente riflessivi, giocando bene con i movimenti sincopati e con quelli lenti, lavorando sulle messe a fuoco e sui colori degli ambienti. C’è una grande attenzione ai primi (e primissimi) piani, al montaggio: inoltre, la fotografia sa essere calda o tagliente a seconda della situazione. E la colonna sonora (dai R.E.M. a Eddie Vedder, e tanti altri autori) riesce sempre a dare maggiore forza emotiva alle situazioni: grazie a tutti questi accorgimenti, la tecnica sa veramente come valorizzare il contenuto.

C’è chi rimpiange la frenesia tachicardica tipica soprattutto delle prime due stagioni, ma questa critica non coglie la forza di questo quarto capitolo. Con The Bear 4, gli autori hanno compreso che il caos non va più alimentato, ma trasportato dal dentro al fuori, va preso e compreso. Una grande cucina non è dettata dalla cattiveria, una grande cucina è dettata dalla metodicità, dalla chiarezza, dall’ascolto, dall’apertura verso gli altri, dal mettere in discussione sé stessi: così è per il lavoro, così è per la vita, e Carmy finalmente lo comprende (e si libera dalle tare ereditate dallo chef David Fields, il peggiore capo che Carmy abbia mai avuto).

Il confronto finale tra Syd, Carmy, Richie e Sugar, è studiato nei minimi dettagli: un dialogo a quattro ricco di confessioni, turbamenti e chiarimenti, felicità e timore. È un finale definitivo e aperto al tempo stesso. Ha un’aria catartica, senza mettere un punto definitivo: forse la prossima stagione (se ci sarà), sarà il punto finale di questa serie, uno dei prodotti più originali nel panorama televisivo degli ultimi anni. The Bear sta per arrivare alla giusta cottura, non mancano troppe stagioni (forse ne basterà soltanto un’altra), per dare una quadratura definitiva a questi personaggi così veri, ricchi di umanità e contrasti, nei quali non ci si può non riconoscere almeno un minimo. Sarà un dispiacere lasciarli andare, ma sarà giusto così. È proprio quello che ci ha insegnato The Bear, sin dalle origini: imparare ad accettare il cambiamento, liberarci dai nostri freni, il che significa lasciare andare noi stessi, ma anche gli altri (quando è necessario). “Let it rip”, come diceva Mikey a Carmy.

Silvio Gobbi