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“Oasis: Don't Look Back in Anger”, di Dylan Southern e Will Lovelace
“Oasis: Don't Look Back in Anger”, di Dylan Southern e Will Lovelace

“Oasis: Don’t Look Back in Anger”, di Dylan Southern e Will Lovelace

Un anno fa, gli Oasis tornavano ad esibirsi insieme, superando quella pesante e fulminea separazione avvenuta a poche ore dal concerto di Parigi del 2009. All’epoca, Liam e Noel Gallagher non erano nuovi agli eccessi e alle liti, ma quella volta non fu un semplice capriccio: fu il punto d’arrivo di tensioni accumulate dalla metà degli anni Novanta e giunte al culmine nel primo decennio del Duemila. Dopo la frattura, il lungo silenzio: per quindici anni i due fratelli non si sono parlati, proseguendo lungo strade separate. I fan, però, non hanno dimenticato e hanno continuato a cantare i brani dei fratelli Gallagher, sperando in una reunion difficile da prevedere.

Nel tempo, quel pubblico è cresciuto e cambiato: i ragazzi degli anni Novanta sono diventati adulti, e sono stati affiancati da una nuova generazione di giovani nati dopo l’epoca d’oro della band. Oggi ci sono diversi adolescenti, persino ragazzini più piccoli, catturati da canzoni scritte prima della loro nascita. Diverse generazioni hanno così trovato sfogo alla loro solitudine tramite i testi di quelle canzoni, hanno trovato tante altre persone come loro che, attraverso le parole degli Oasis, sentivano che c’era una voce a capirli. Dal 2009 ad oggi, quindi, il pubblico c’è sempre stato, mancava solo che quei due collerici fratelli se ne rendessero conto.

Il documentario Oasis: Don’t Look Back in Anger mostra questo ritorno tanto desiderato. Mostra velocemente la genesi del gruppo e la sua frattura, ed evidenzia, senza esagerazioni, la tensione nelle prove prima del tour del 2025. I registi Dylan Southern e Will Lovelace (con l’ausilio dello sceneggiatore Steven Knight) raccontano inoltre la fame di emergere di questi due fratelli, figli di immigrati irlandesi, nati e cresciuti tra le fila della working class di Manchester (un’identità da loro mai rinnegata): il documentario è un’opera ricca di sfaccettature, dal ritmo serrato, con regia e montaggio capaci di passare dalla concitazione alla distensione, dall’adrenalina alla riflessione, come i brani della band. Assistiamo alle prove iniziali, dove i due fratelli appaiono ancora titubanti, vicini ma distanti, pronti però a ritrovarsi attorno alla propria musica: e poi sul palco vediamo l’atteso avvicinarsi dei due fratelli in quel tour mondiale dello scorso anno.

All’interno del lungometraggio sono inoltre presenti tanti racconti dei fan: lì vediamo quanto i testi abbiano veramente toccato e plasmato diverse persone in tutto il mondo. Perché la loro musica, attraverso canzoni come Wonderwall, Stand by Me o Champagne Supernova, non ha mai nascosto la rabbia, la meraviglia per la vita, la consapevolezza dei propri limiti e il bisogno di ascolto. Canzoni che hanno accompagnato un numero inimmaginabile di persone: molti si sono sentiti meno soli, trovando in quei due fratelli litigiosi due inaspettati amici empatici pronti a dar voce alle loro emozioni.

Oggi Liam e Noel sono finalmente cresciuti; i loro figli si sono conosciuti e quei difetti che un tempo li mettevano in contrasto sembrano oggi trasformati in motivi di reciproco affetto. Nel film vediamo Liam riconoscere a Noel il ruolo di fulcro della band, la sua capacità di coordinare i compagni (efficacissima la sequenza iniziale in cui Noel dà indicazioni tecniche a tutti durante le prove, Liam compreso). Allo stesso tempo, Noel sa che Liam è un irrefrenabile animale da palcoscenico che va lasciato libero di agire. Ora i Gallagher sembrano aver imparato a divertirsi di più, prendendosi meno sul serio e mostrando una gratitudine autentica verso il pubblico: hanno notato quanto la loro musica abbia significato per la gente, persino durante gli anni di silenzio, e questo li ha colpiti. Il documentario non si limita così a registrare il ritorno sul palco di una rock band, ma si trasforma nel racconto visivo di un’empatia ritrovata: uno sguardo capace di mostrare il bisogno profondo di stare vicini e di vivere il presente, in un tempo in cui il futuro resta un’incognita. Una lezione sul perdono e sull’imparare ad accettare il passato e gli errori commessi per andare avanti, perché quello che è accaduto non può essere cambiato (“You’ll never change what’s been and gone”), ma tutto può essere superato.

Silvio Gobbi