Un mese fa esatto – era il 25 Aprile, Festa della Liberazione – la visita del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, segnava la storia della Città di San Severino Marche. Per ricordare di nuovo l’evento riportiamo i discorsi integrali di chi, dal palco del Feronia, ha ricordato i temi della giornata e in particolare il valore della Resistenza.
Resteranno così pubblicati online a beneficio di tutti i lettori del Settempedano, a cominciare dalle giovani generazioni.
Discorso integrale di Rosa Piermattei, sindaco di San Severino Marche
Illustre Signor Presidente della Repubblica, autorità politiche, civili, militari e religiose, illustre senatrice Maria Domenica Castellone, illustre Ministro Guido Crosetto, è con un’emozione profonda e con l’orgoglio di un’intera Comunità che Le rivolgo, a nome della Città di San Severino Marche e mio personale, il più caloroso benvenuto.
La Sua presenza oggi, proprio nel giorno in cui l’Italia celebra la sua Liberazione, onora la nostra storia e infonde nuova forza ai valori su cui poggia la nostra Democrazia.
Signor Presidente, desidero anzitutto esprimerLe la gratitudine più sincera per il conferimento alla nostra Città della Medaglia d’Oro al Merito Civile.
Questo riconoscimento non è solo un fregio sul nostro gonfalone, ma è il sigillo solenne su un passato di sacrificio e altruismo.
Esso riconosce il valore di una popolazione che, nei mesi bui dell’occupazione, non si piegò, ma scelse la via della dignità, offrendo assistenza ai combattenti e protezione ai perseguitati, pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane e sofferenze.
In questa giornata di Memoria, il nostro pensiero va a chi della Libertà è stato custode infaticabile.
Desidero ricordare davanti a Lei, con commozione, innanzitutto la figura di Bruno Taborro, scomparso il 26 aprile 2014.
Bruno non è stato solo il Presidente storico della sezione Anpi “Capitano Salvatore Valerio”, ma un testimone vivente della nostra Resistenza.
Come Vice Comandante del Battaglione Mario, egli fu tra i protagonisti di quella lotta contro l’oppressione nazifascista che ebbe nelle nostre montagne, e in particolare sul Monte San Vicino, uno dei suoi teatri.
La sua vita è stata una lezione costante di democrazia e impegno civile per le giovani generazioni.
San Severino Marche, Signor Presidente, ha potuto contare su tanti Bruno.
Il nostro territorio, uno dei più vasti delle Marche, non è stato solo un teatro di guerra ma un laboratorio di solidarietà internazionale.
Il Battaglione Mario rappresentò un qualcosa di unico per l’Italia intera: un’unità multietnica dove italiani, prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento ed ex prigionieri di diverse nazionalità, combatterono fianco a fianco. C’erano giovani, donne e sacerdoti.
Tra loro ricordiamo con onore il partigiano etiope Abbamagal, simbolo di una lotta che non conosceva confini di razza o nazione, ma solo il confine universale tra la giustizia e la tirannia. Questi uomini ci hanno insegnato che la Libertà è un bene universale e che la solidarietà è l’arma più potente contro ogni forma di odio. E questo, ogni 25 Aprile e ogni giorno, dobbiamo ricordarlo e fare in modo di tramandarlo.
La nostra terra, signor Presidente, ha saputo essere anche un rifugio sicuro.
Ricordiamo con orgoglio l’ospitalità che la nostra cittadinanza offrì alla famiglia di Mosè Di Segni, medico partigiano, e ai tanti perseguitati politici ed ebrei che trovarono tra le nostre colline protezione e silenzio complice.
Quell’accoglienza, allora rischiosa e clandestina, è oggi il pilastro della nostra identità di comunità aperta e solidale.
Signor Presidente, la Sua visita oggi restituisce centralità a questi valori. In un momento storico complesso, la Sua guida costante ci ricorda che la Costituzione, nata dalla Resistenza, è la nostra giusta direzione.
Grazie, Presidente, per tenere viva la fiamma della memoria.
Grazie Presidente per essere qui con noi in questa Città che rappresenta anche il popolo del terremoto e i marchigiani tutti, una popolazione resiliente che vuole rialzarsi ma che potrà farlo solo con l’aiuto della Nazione intera.
Viva San Severino Marche! Viva la Libertà! Viva la Repubblica!
Discorso integrale di Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche
Buongiorno a tutti.
Come Presidente della Regione, ma soprattutto come figlio di questa terra, sono molto felice di dare il mio personale “bentornato” nelle Marche al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ho detto “bentornato”, perché il Capo dello Stato ci ha onorato, in questi ultimi mesi, della sua presenza in due momenti particolarmente significativi: il centenario della nascita di Francesco Merloni a Fabriano e la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate ad Ancona. I marchigiani tutti, le assicuro Signor Presidente, le sono profondamente grati per la sua attenzione alle Marche e per la sua presenza qui oggi, in una occasione così solenne, com’è l’ottantunesimo Anniversario della Liberazione.
Saluto il Ministro Guido Crosetto, il Sindaco di San Severino Marche Rosa Piermattei, che oggi è il “padrone di casa” e ci accoglie in questa splendida città, le Autorità civili e militari, tutti i cittadini presenti.
Oggi siamo qui per celebrare, insieme, una delle pagine più significative della nostra storia. Oggi celebriamo la fine dell’occupazione nazista, del Ventennio fascista, delle persecuzioni antiebraiche, dei bombardamenti, delle immani sofferenze subite dal nostro popolo durante la Seconda Guerra Mondiale.
Oggi celebriamo la nostra libertà e riaffermiamo la centralità di quei valori e di quei principi democratici che sono scolpiti nella nostra Costituzione. Valori e principi che, in questi decenni, hanno fortificato la nostra democrazia e hanno consentito all’Italia di prosperare, diventando quello che le viene riconosciuto da tutti: una Nazione forte, autorevole, protagonista in Europa, in Occidente, nel mondo.
Ma le celebrazioni di oggi ci richiamano, necessariamente, ad una riflessione sulla difficile epoca che stiamo attraversando. Epoca nella quale riemergono spettri del passato che pensavamo definitivamente scacciati, in cui la forza del diritto internazionale è messa in discussione dagli stessi che per primi dovrebbero difenderla, dove le democrazie fanno i conti con minacce sempre più insidiose. Le guerre, i conflitti, lo spirito di sopraffazione, i bombardamenti contro civili inermi sono tornati prepotentemente d’attualità. E tutto questo sta accadendo, ormai da più di quattro anni, anche nel cuore d’Europa, non molto lontano dai nostri confini.
Ecco perché penso che la giornata odierna non debba limitarsi ad un doveroso esercizio della memoria, ma che debba essere uno strumento vivo e concreto di testimonianza, l’occasione per rinnovare un impegno e una responsabilità condivisi.
Perché non dobbiamo dimenticare mai che l’amore e la passione per la democrazia e la libertà rappresenta l’unico vero antidoto ad ogni forma di totalitarismo e autoritarismo. E che una democrazia può prosperare e trovare vigore solo se si fonda sul confronto e sul rispetto dell’altro, non sull’odio o sulla delegittimazione dell’avversario politico.
Signor Presidente, carissimi cittadini,
dal Dopoguerra ad oggi i valori della Costituzione hanno garantito pace e solidarietà, libertà e democrazia, crescita e uguaglianza. Sono valori che appartengono al DNA del popolo italiano e che ci impegniamo ogni giorno a tutelare, per difendere il presente dalle insidie di questo tempo e per costruire un futuro di pace e prosperità. Continueremo a fare ogni giorno la nostra parte, per non vanificare il sacrificio di chi ci ha preceduto e per consegnare alle generazioni che verranno una Nazione libera e forte.
Grazie.
Discorso integrale di Alessandro Gentilucci, presidente della Provincia di Macerata
Signor Presidente della Repubblica, autorità, concittadine e concittadini.
È con grande emozione e profonda deferenza che prendo la parola in questa giornata, il 25 aprile, in cui celebriamo la libertà e la democrazia, fondamenta della nostra Costituzione di cui Lei, Signor Presidente, è custode e garante.
Un ringraziamento va alla vicepresidente del Senato, onorevole Castellone, per la sua presenza qui, a ulteriore testimonianza di quanto le istituzioni dello Stato siano vicine a comunità ancora in sofferenza, per i ben noti eventi sismici che hanno colpito questi territori.
La medesima riconoscenza voglio esprimerla al signor Ministro della Difesa, onorevole Crosetto, che saluto e ringrazio per l’impegno profuso dal Governo nel garantire un percorso di rinascita di queste terre.
Ottantuno anni fa l’Italia sceglieva la via della Libertà. Tra queste montagne, che il Leopardi chiamava Monti Azzurri, tanti giovani di allora combatterono per riaffermare la dignità di un popolo e riappropriarsi di quel futuro che sembrava un desiderio irraggiungibile e che oggi, invece, è realtà.
Ora come allora, rinnoviamo quei valori di resistenza e unità nazionale che la Sua figura incarna.
C’è un filo invisibile e tenace che lega le generazioni della Liberazione a quelle odierne, un filo che stringe i nonni ai nipoti, e testimonia la grandezza delle genti maceratesi, anche, e soprattutto, in momenti difficili come quelli segnati da grandi calamità.
Questa è la terra di chi ha perso tutto, ma ha riscoperto una resistenza e un coraggio antichi che ci hanno condotti verso la rinascita.
La casa dei sindaci, ovvero la Provincia, che oggi ho l’onore di rappresentare, sostanzia quel punto di equilibrio tra le grandi istituzioni dello Stato e le piccole comunità, un presidio di prossimità a garanzia di servizi, sicurezza delle infrastrutture e coesione territoriale.
La Sua presenza qui, oggi, Signor presidente, è per noi un segno di speranza e il riconoscimento della centralità di queste terre nel presente e nel futuro d’Italia.
In un momento storico quale quello che viviamo, segnato da guerre e distruzione, ricordare il 25 aprile significa onorare il sacrificio di chi, anche a costo della propria vita, ha costruito un’Italia democratica, ammonendoci sull’inutilità delle guerre e insegnandoci il valore della pace, della libertà e della democrazia.
Ho conosciuto un partigiano di queste montagne che per me ha incarnato i valori del bene comune e dell’eguaglianza, della giustizia e del rispetto della vita. Quel partigiano, in tempi difficili, salvò la vita a un ragazzo come lui, che aveva scelto di stare dall’altra parte. E aiutò un uomo, un partigiano come lui, che poi sarebbe divenuto il Presidente della Repubblica italiana: Sandro Pertini.
Quando questi tornò in visita nelle nostre zone, ebbe a esprimere in una pubblica assemblea il desiderio di salutare quei partigiani che lo avevano aiutato. Uno di questi, insieme a suo figlio, era presente, ma non si mostrò. «Babbo, sta parlando di te?» gli chiese il figlio. Lui rispose: «sì, ma è giusto così», e rimase seduto.
Buon 25 aprile tutto l’anno.
Il Settempedano




