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Un particolare della pala di San Domenico

Un dipinto, due città e un microcosmo straordinario

È stata riportata nella chiesa di San Domenico a San Severino Marche la magnifica pala dipinta tra il 1512 e il 1514 da Bernardino di Mariotto (Perugia, 1478 ca. – 1566) e magistralmente restaurata di recente dagli specialisti fermani Giacomo Maranesi e Giulia Leggieri.

Bernardino di Mariotto (Perugia, 1478 ca-1566) Madonna col Bambino in gloria con i santi Severino, Caterina da Siena, Giovannino, Domenico e Ansano, 1512-1514, tempera su tavola. 280 x 190

Raffigura la Vergine col Bambino in gloria, attorniata dai santi Severino, Caterina da Siena, Giovannino, Domenico e Ansano. Le figure in primo piano fanno da fulcro visivo in una bellissima composizione, che si caratterizza per un sorprendente sfondato prospettico. Al centro dell’opera è infatti un paesaggio marino, con una città murata sull’acqua posta nel piano medio.

Bernardino di Mariotto, pala di San Domenico, particolare della città d’invenzione

Questa funge da quinta con effetto di moltiplicatore dell’illusoria profondità.

L’opera non è stata ricollocata al proprio posto, ovvero in fondo al coro dei frati, perché la chiesa attende interventi post-sisma ed è a terra ancora nella cassa utilizzata per il trasporto, semplicemente privata del coperchio.

È un’occasione unica per poterla osservare da vicino, cogliendo alcuni dettagli, che dimostrano la perizia dell’artista umbro, a lungo operante in città.
Oltre ai dettagli in pastiglia dorata che ornano le figure dei santi, con particolare riferimento al prezioso corredo del San Severino vescovo, si può ammirare il già più volte descritto modellino della città settempedana che è sulle sue mani (https://www.ilsettempedano.it/2022/06/02/pillole-di-cultura-settempedana-architettura-picta-la-citta-di-sanseverino-nellarte/).

Pala di San Domenico, particolare della città di Sanseverino

Il dipinto, che è ritenuto il capolavoro del pittore umbro, riveste anche un’importanza fondamentale per lo studio della città cinquecentesca, tutta ancora chiusa dentro le proprie mura del secolo XIV, con cortine, porte e torri merlate caratterizzate da murature alte e planari, tipica soluzione del periodo in cui non esistevano ancora armi da fuoco. Questa rappresentazione cittadina è tracciata con perizia orografica assoluta e dovizia di particolari, che arrivano a rivelare dettagli alla scala urbanistica e dei singoli edifici. Vi si nota la copertura della campana posta sul tetto della torre civica, priva ancora degli altissimi finestroni settecenteschi, il rivellino che difendeva la porta Romana, ancora presente nella mappa del 1640, e l’imponente mole del Palazzo del Magistrato sulla sommità del Monte Nero.

Questa Sanseverino dell’epoca, dialoga, poi, con la sottostante città rinascimentale, invenzione di fantasia del pittore, anch’essa chiusa entro mura, ma caratterizzata da elementi architettonici tipici dell’epoca di Bramante e Francesco di Giorgio Martini: mura con torrioni cilindrici, edifici sacri e civili di pieno gusto quattro-cinquecentesco. Vediamo ben definiti corpi di fabbrica con pianta centrale, cupole, pinnacoli e slanciati campanili. Le murature di questa cristallina rappresentazione urbana si caratterizzano per i colori dalle tonalità marcate e insolite, con effetti cangianti che vanno dal verde al rosa o dal viola al rosa, esaltando i nitidi volumi. Non pochi sono i riferimenti a all’opera di quei capomastri lombardi che dominarono il panorama architettonico marchigiano a partire dall’epoca altomedievale, contaminati con le novità rinascimentali, che avevano il loro più ricco modello nella non lontana Urbino.

Pala di San Domenico, particolare

Pala di San Domenico, particolare della barca

Pala di San Domenico, particolare del vascello con le vele gonfiate dal vento

Il diafano paesaggio marino entro cui la città è ambientata, sembrerebbe colto in una fredda e nitida alba invernale, con la tenue luce rosata proveniente da sinistra; la vediamo tingere di quel colore le aspre rocce che inquadrano la città e sottolineare le masse cilindriche dei torrioni. Questo mirabile paesaggio è anche punteggiato di rari elementi che, tuttavia, alludono alla sua vitalità. Vi sono vascelli con le vele spiegate e rigonfie per il vento – cosa che crea un evidente cortocircuito, vedendoli galleggiare su un mare privo di flutti – e deliziosi personaggi colti in attimi dell’agire quotidiano. Dal ponte a tre fornici, che connette alla città la torricella di vedetta sul promontorio, si affacciano tre figurine: possiamo ipotizzarli soldati in attesa del cambio del turno di guardia, mentre in mare si vede una piccola barca con un rematore a prua e due figurine sedute a poppa. In primo piano, alla sinistra del san Giovannino, una coppia di figurine voltano le spalle all’osservatore. Lei è seduta e ha le mani sulle ginocchia, lui è intento a una fruttuosa pesca; entrambe sono caratterizzate dalla minuziosissima rappresentazione degli abiti.

La possibilità di osservare questi altrimenti invisibili dettagli è una gioia per gli occhi, un’occasione da non perdere.
Attenzione: la chiesa non è visitabile ed è parzialmente aperta solo in occasioni di speciali funzioni religiose. Consiglio di rivolgersi alla Pro loco o all’Ufficio Cultura del Comune di San Severino al fine di conoscere le opportunità di accedervi per poter compere questa imperdibile esperienza.
(AI free)

Luca Maria Cristini