Nel pomeriggio di sabato 9 maggio, la biblioteca comunale “F. Antolisei” di San Severino ha ospitato la presentazione del catalogo-libro Viaggio nell’ombra. Il volume nasce da un dialogo profondo tra diverse forme espressive: i segni duri e suggestivi di Paolo Gobbi, fatti di ombre dense e flebili spiragli di luce, hanno ispirato la scrittura di Piero Orlandi, architetto e scrittore che ha tradotto le immagini dell’artista in un racconto di finzione.
Le incisioni di Gobbi erano state esposte lo scorso ottobre presso la galleria “Lavì!City” di Bologna, curata dallo stesso Orlandi insieme a Monica Manfrini. Proprio nell’osservare i segni complessi e mai univoci di Gobbi, Orlandi ha deciso di dar vita a un racconto che si muove sullo sfondo di quelle immagini: ne è emerso un mondo popolato da anime perse che vagano in una realtà indecifrabile e carica di fraintendimenti, eppure costantemente in cammino.
Il volume, edito da Danilo Montanari Editore, si avvale dell’importante contributo critico di Paola Ballesi (Presidente dell’Associazione Amici di Palazzo Buonaccorsi). Il suo testo definisce il connubio tra Gobbi e Orlandi «un riuscito “pas de deux”», un passo a due raro tra artista e gallerista. «Un passo doppio di una danza che si fa in due – ha proseguito Ballesi -. Bisogna essere in profonda sintonia per riuscirci. Piero e Paolo condividono la stessa dimensione dell’immaginario, praticata l’uno con il linguaggio verbale e l’altro con quello non verbale dell’incisione, che riesce a essere eloquente quanto la parola. Questo viaggio nell’ombra è un esercizio capace di insegnarci che coltivare la finitudine è la responsabilità più grande che ci è stata affidata.»
Il folto pubblico accorso in biblioteca ha potuto approfondire la genesi di queste opere, nate separatamente ma legate da un filo invisibile e potente. Ad arricchire l’incontro, Alberta Ricottini dell’associazione “Il Sognalibro” ha letto alcuni brani del racconto, restituendo ai presenti l’atmosfera del vagabondare disincantato, drammatico, ma a tratti ironico, dei personaggi di Orlandi. «Se sono riuscito a scrivere qualcosa di pertinente – ha dichiarato Orlandi – il merito è delle immagini di Paolo. Quando le vidi per la prima volta, un paio d’anni fa, provai subito una forte empatia; era come se il suo lavoro mi chiedesse di entrarvi dentro, di guardarmi intorno per capire cosa ci fosse ai bordi, sopra, sotto e, soprattutto, oltre di me. Questo mi ha spinto verso l’idea del viaggio di questi miei personaggi, un viaggio che attraversa e reinterpreta le dodici tavole che compongono l’opera.»
In chiusura, l’artista Paolo Gobbi ha spiegato la scelta stilistica e il contesto storico della sua produzione: «I lavori sono stati realizzati tra il 2022 e il 2025, un arco temporale segnato da conflitti in Europa e non solo, dalla crisi post-pandemica e da un clima politico, sociale ed economico estremamente difficile. Ho scelto la tecnica incisoria della puntasecca perché è una tecnica “dura”, che impone un approccio fisico con la materia, perché la ritenevo la più congrua per realizzare opere capaci di rappresentare l’asprezza dei tempi difficili che stiamo vivendo.»
Silvio Gobbi
Il Settempedano




