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Remo Scuriatti durante un veglione al Feronia
Remo Scuriatti durante un veglione al Feronia

Scuriatti e Maria Spes Bartoli. Remo “uomo di mondo”

REMO SCURIATTI E MARIA SPES BARTOLI. REMO “UOMO DI MONDO”

di Alberto Pellegrino

Saverio Serini ha conseguito con 110 e lode il diploma accademico di secondo livello all’Accademia di Belle Arti di Macerata nel corso di Metodologia della comunicazione visiva per le arti multimediali. Per la sua tesi magistrale ha realizzato un film-documentario sulla figura di Remo Scuriatti, il fotografo-pittore di San Severino, che è stato riproposto all’attenzione dei concittadini e della nostra regione con una recente mostra delle sue opere e con un catalogo contenente, oltre alle immagini, diversi contributi di carattere storico ed estetico sull’artista.
Per realizzare il suo lavoro Saverio Serini ha analizzato l’opera artistica di Scuriatti ed ha approfondito alcuni aspetti della sua vita, raccogliendo testimonianze di chi l’ha conosciuto, intervistando persone a lui vicine, inserendo degli approfondimenti più prettamente specialistici da parte di storici e critici d’arte. Serini ha fatto una serie di ricerche sul materiale raccolto nella Fototeca della Biblioteca comunale “Antolisei” (approfittando della sua riapertura estiva) e su quello conservato nel fondo degli eredi Scuriatti residenti a Caldarola. Egli ha riportato alla luce diverse immagini riguardanti l’artista e, per quello che ci riguarda direttamente, ha trovato due documenti che ci sembrano storicamente importanti, perché costituiscono una prova certa di due ipotesi da noi avanzate all’interno del catalogo.
Nel primo caso si tratta di due immagini fotografiche che vanno a convalidare quanto avevamo scritto sulla base di ricordi personali e di testimonianze dirette circa la fama di abile “ballerino” che aveva Remo Scuriatti, nonché la sua partecipazione alla vita mondana cittadina come assiduo animatore di esclusive feste danzanti o come frequentatore di popolari veglioni.

Nella prima foto lo vediamo infatti indossare un cilindro e un frac molto eleganti probabilmente in occasione di una serata di gala; nella seconda immagine lo si vede volteggiare sorridente fra le braccia di una signora durante un veglione organizzato, probabilmente durante gli anni Cinquanta, nel Teatro Feronia.

La terza fotografia (Fototeca comunale, SCUR. D-I 56) acquista un valore storico ancora più rilevante, perché è stata scattata dal nostro fotografo come prova il timbro impresso sul retro con la scritta “Remo Scuriatti – Fotografia – S. Severino”. In essa è ritratta Maria Spes Bartoli (Senigallia 1888-Tolentino 1981), l’unica fotografa professionista operante nella provincia di Macerata e forse nelle Marche nella prima metà del Novecento.

Scuriatti ha ripreso Maria Spes con un costume di dama del Settecento (vi sono altri ritratti del genere nell’archivio di famiglia), uno degli abiti che la giovane fotografa amava indossare in occasione del Carnevale o delle rappresentazioni teatrali alle quali partecipava come attrice dilettante.
Questa immagine rappresenta una prova che i due fotografi si conoscevano e si frequentavano ed è la conferma di quanto avevamo ipotizzato nel catalogo della mostra, sulla base di confronti stilistici compiuti su alcuni ritratti di Remo e di Maria Spes Bartoli.

L’ipotesi avanzata è che negli anni 1918-1920 il giovane Scuriatti, prima di aprire un proprio atelier fotografico agli inizi degli anni Venti, abbia svolto il suo apprendistato come fotografo professionista presso lo “Studio Fotografico Bartoli”, che allora godeva nella nostra città di una posizione di prestigio.
Il capostipite di questa famiglia di fotografi è Beniamino Bartoli (Osimo 1853-Tolentino 1934), che fa il professore di scienze a Senigallia e nello stesso tempo frequenta l’atelier dei due illustri fotografi anconetani Andrea e Ruggero Vidau. Nel 1896 egli si trasferisce a Tolentino, dove apre nel Corso Garibaldi uno studio fotografico frequentato da una vasta clientela formata soprattutto da famiglie aristocratiche e borghesi e dove avvia alla professione fotografica i figli Giuseppe e Maria Spes.
Nel 1907 Giuseppe Bartoli (Senigallia 1885 – San Severino 1948) inaugura a San Severino uno studio fotografico situato nel numero civico 7 di Piazza Vittorio Emanuele, nel quale rimane per diverso tempo per poi trasferirsi, agli inizi degli anni Trenta, nel Palazzo Andreani sempre nella Piazza. Alla fine della seconda guerra mondiale, egli apre nel n. 3 di via Ercole Rosa un nuovo studio, che sarà poi rilevato negli anni Cinquanta dai Fratelli Simonetti.

Giuseppe Bartoli si è distinto come un professionista preparato e scrupoloso, fornito di un’ottima tecnica unita a un apprezzabile senso estetico. Egli si è dedicato al ritratto, al paesaggio, alla documentazione del patrimonio artistico cittadino, alla realizzazione di servizi fotografici riguardanti le ricorrenze civili, militari e religiose, le attività musicali e folcloristiche.
Nel 1915 Beniamino Bartoli si ritira dalla professione e lascia lo studio fotografico di Tolentino al figlio e alla figlia, ma nel periodo 1916-1919 Giuseppe deve prestare il servizio militare durante la Grande Guerra, per cui tutto il peso della conduzione dei due studi ricade sulle spalle di Maria Spes. La giovane fotografa deve quindi tenere aperto sia lo studio fotografico di Tolentino sia quello di San Severino, dove si reca tutte le domeniche con il treno, in compagnia della madre e della cognata Adelaide, per svolgere la sua attività professionale ed è probabilmente in questi anni che avviene l’incontro con il giovane Remo. Con il suo ritorno dal fronte, Giuseppe riprende a gestire lo studio di San Severino, mentre nel 1924 Maria Spes diviene l’unica proprietaria dell’atelier fotografico di Tolentino.

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