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Adriano Vissani
Adriano Vissani

L’ultimo saluto della comunità al presidente Uteam ed ex sindaco Adriano Vissani

Tante persone si sono raccolte in preghiera, giovedì 5 giugno, nel santuario della Madonna dei Lumi per dare l’ultimo saluto terreno ad Adriano Vissani, già sindaco di San Severino e per 35 anni presidente dell’Uteam. Tutti, amici e parenti, si sono stretti attorno ai suoi familiari: la moglie Maria Cristina, i figli Michele, Valerio, Francesco e Giulio, gli adorati nipoti, il fratello Luciano, la sorella Anna e i loro congiunti. Hanno concelebrato don Donato De Blasi, don Aldo Romagnoli e padre Luciano Genga.

Don Donato, nella sua omelia, ha avuto parole bellissime, ricordando anche l’umanità e la simpatia di Adriano ai tempi della scuola, quando insieme insegnavano al Professionale “Ercole Rosa”.

Al termine del rito funebre sono intervenuti il sindaco Rosa Piermattei, che ha ringraziato Adriano a nome di tutta la comunità per quanto ha fatto proprio a beneficio della sua San Severino, e il rettore dell’Università della terza età, il professor Giammario Borri, di cui pubblichiamo – a seguire – il discorso.

Don Sauro Venanzoni (il primo da destra) quando era rettore dell'Uteam. Al suo fianco il presidente Adriano Vissani e la direttrice dei corsi, Anna Vissani

Adriano Vissani, un uomo che ha speso la sua vita a servizio della comunità, assoluto protagonista della vita della città sia per il ruolo di insegnante che di primo cittadino “attento e capace”, come giustamente ha ricordato il sindaco attuale Rosa, e per due mandati tra gli anni ’80 e ’90.

E’ stato anche corrispondente del Resto del Carlino e Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana dal dicembre 1992. In qualità di sindaco ha realizzate iniziative di rilievo come la volontà di istituire il Premio Salimbeni e una collana di pubblicazioni annuali dedicate al patrimonio artistico, la riapertura del teatro comunale Feronia nel 1985 e l’anno dopo la visita di madre Teresa di Calcutta. In quel tempo non lo conoscevo ancora, insegnavo al Nord e mi giungevano solo gli echi del suo operato, pertanto non è mia intenzione parlare di lui come docente e neppure come sindaco.

Vorrei invece ricordare degli ultimi anni, ultimi si fa par dire, perché sono 35 gli anni che ha dedicato all’impegno sociale e culturale in qualità di fondatore e unico presidente dell’Università della terza età dell’Alto Maceratese, associazione di promozione umana, coofondata nel 1990 insieme ad altri soci (Mario Grifantini, don Giuseppe Bagazzoli, Antonella Capodimonte, il rettore dell’università di Camerino e la curia arcivescovile di Camerino e San Severino Marche). Come sede iniziale il seminario vescovile poi in via Salimbeni n. 6, dove tuttora si trova. Si tratta di un’associazione sempre più attiva negli ultimi anni con sede centrale a San Severino, che insieme alle sedi affiliate di Camerino, Castelraimondo, Cingoli, Fiuminata, Valfornace, Pievetorina, Treia, Fiastra, Serravalle del Chienti e Muccia oggi conta circa 600 iscritti.

Personalmente ho cominciato a conoscerlo meglio dieci anni fa quando l’amico don Aldo Romagnoli, il vicario del vescovo, forse su suggerimento del rettore dimessosi per malattia, il prof don Sauro Venanzoni, suggerisce ad Adriano e Anna, la sorella direttrice dei corsi e responsabile della gestione dell’Università, il mio nome in qualità di rettore.

Grande privilegio per chi vi parla, grande onore ma anche grande responsabilità per me, di certo non pronto ad affrontare un impegno così gravoso, ma la loro vicinanza e gradualmente il loro affetto insieme alla fiducia riposta in questo non più ragazzo pur restando sempre grande sognatore, hanno fatto sì che mi trovassi a mio agio e a fornire la mia collaborazione. Perfino negli anni della mia forzata assenza, dovuta a motivi di salute, non sono mai venuti meno appoggio, sostegno e fiducia e forse proprio in virtù dell’accettazione e condivisione della mia precaria situazione, dell’attesa fiduciosa e del supporto fornitomi, pian piano ho ritrovato le energie per riprendere insieme il cammino nella solita forma di collaborazione e in quella di creazione di iniziative ed eventi.

Adriano considerava l’Università della terza età la sua creatura e lo è stata veramente, sempre, lui un padre, un amico, un fratello maggiore per tutti e con tutti con quel suo bel sorriso che ti investiva e ti inebriava, con tutte le sue infinite idee e proposte che non potevi non condividere, tanto e tale era l’entusiasmo con cui le proponeva, con quel metterci sempre la faccia e partire in prima persona per andare a visitare le sedi affiliate, incoraggiare, suggerire o meglio, sussurrare nuove iniziative e nuove proposte, con il suo coraggio unico e raro di andare sempre personalmente a chiedere sostegno, fondi e contributi per le spese necessarie.

E lui sempre sorridente, sempre fiducioso, sempre in forma: che lezioni di vita ci ha dato tutti i giorni!!

Adriano, sei stato una persona per bene, un uomo buono e ricco di umanità, un presidente che ha accettato tutti a braccia aperte favorendo corsi gratuiti di lingua straniera e distribuendo sempre abbracci, sicurezza, sorrisi.

Caro presidente eri così fiero della tua creatura che presenziavi ogni iniziativa e tutte le inaugurazioni e conclusioni dell’anno accademico. Non posso non ricordare a tutti come si comportava con me nei momenti importanti e solenni: mi suggeriva di preparare un bel discorso, “di quelli che sai fare tu” – mi diceva – e poi però non poteva resistere, non era pensabile che lui rimanesse in silenzio nel suo posto… no, lui era sempre davanti nel posto che meritava, dapprima seduto, ma poi quando si doveva iniziare i lavori, dava il via lui con un breve saluto che era sempre un bel discorso in cui diceva tutto lui, salutava perfino chi entrava e gli suggeriva di sedersi davanti e il rettore .. stava lì vicino a lui o pian piano andava dietro le quinte risparmiando fatica e figuracce, perché a lui veniva tutto così bene, così spontaneo, in modo semplice e trasparente, ma straordinario e spesso al rettore non rimaneva che dire grazie, perché lui aveva detto tutto. Se poi la sorella Anna lo richiamava, lui si sorprendeva e ci restava così male che soffrivo io per lui.

Adriano, un uomo buono, una persona semplice nel senso di “alla mano”, ma altruista, molto altruista, direi fin troppo altruista: tutti noi, dalla sorella all’ultimo degli iscritti eravamo e siamo la sua famiglia, naturalmente oltre alla famiglia sua vera e propria.

Presidente, grazie per la tua bontà e genuinità; tu, un uomo buono, estremamente buono, con l’entusiasmo di un bambino e anche con gli stessi sentimenti di un bambino, puri, nobili, elevati, bel lungi da ogni forma di male o malizia..

Grazie per la tua vita donata alla comunità. Grazie per il tuo esempio, ci hai insegnato tanto e hai lottato con tutte le tue forse e oltre le tue forze per sconfiggere il male che ti devastava giorno dopo giorno.

Nel febbraio scorso sei riuscito a venire alla festa di Carnevale in quel di Lanciano e hai fatto il tuo solito bel discorso, in cui non facevi altro che ringraziare, sorretto da quattro persone dato che non ti reggevi più. Siamo noi oggi qui a ringraziare te e a offrirtii il nostro tributo di affetto, stima e riconoscenza.

Il presidente Adriano Vissani e il rettore Giammario Borri

Avresti voluto venire anche alla chiusura dell’anno accademico, venerdì scorso all’ex cinema Italia e seppure non c’eri fisicamente, abbiamo tutti avvertito la tua presenza e la tua forzata assenza è stata devastante per tutti noi e io stesso sono dovuto ricorrere a parlare a braccio, cosa che non mi capita mai, sicuro che tu o Qualcuno mi avresti fornito le battute spiritose per alleggerire la tensione.. e ci sei riuscito, forse tu o forse l’Altro, non so come ma ci siete riusciti!!

E quando il giorno dopo sono venuto a ringraziarti tu eri occupato, stavi combattendo la tua battaglia più dura come un eroe; il giorno dopo, due giugno, ho quasi pensato che il nostro presidente fosse più forte della morte che contrastavi in modo sovrumano, un titano che combatte una lotta impari, con le forze ridotte a un lumicino.

L’ultimo giorno ho visto l’eroe che ci ha dato l’esempio più alto; una larva umana che combatteva ancora. Non ci posso credere.

Grazie Presidente, per averci insegnato anche a morire, a morire da eroe. Non lo dimenticheremo, io almeno, non lo dimenticherò mai .. io c’ero.

Devo concludere, scusatemi per aver espresso i miei sentimenti ma tra le altre cose mi ha insegnato anche questo: metterci la faccia, sempre.

In qualità di rettore mi sono pervenuti tantissimi messaggi di affetto, di stima, di cordoglio dal mondo delle istituzioni e dagli amici oltre che dagli iscritti all’Uteam; ne leggo uno di questi, di una persona che è la responsabile della sede di Camerino, fa parte del Consiglio di Amministrazione ed è stata mia alunna un anno al classico di Camerino il secolo scorso: Donatella Pazzelli.

Le sue poche righe dicono tutto:

Addio, gigante buono,

sei stato un padre affettuoso,

un uomo gentile,

un presidente infaticabile

e un amico sincero.

Che la terra ti sia lieve.