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"Sacrifice"
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“Sacrifice”: la “folle speranza” del film di Romain Gavras

Durante un grande evento in un’isola greca, allestito all’interno di un’elegante ex miniera, si riuniscono celebrità e personalità tra le più facoltose al mondo per promuovere la salvezza del pianeta. Il re della serata è il ricco Ben Braken (Vincent Cassel), imprenditore intento a ripulire i mari, e tra i numerosi ospiti spicca Mike Tyler (Chris Evans), attore hollywoodiano dal carattere difficile e in piena crisi per il declino della propria carriera. La pomposa e ipocrita cerimonia viene però sconvolta dall’irruzione di una setta ecoterrorista guidata da Joan (Anya Taylor-Joy): il gruppo prende tutti in ostaggio, convinto di dover sacrificare tre invitati per evitare l’eruzione del vulcano dell’isola e la conseguente cancellazione dell’umanità.

La sceneggiatura intreccia satira, dramma, azione, critica sociale ed ambientale, affrontando persino temi come l’elaborazione del trauma e il recupero di sé, pur mantenendo il tono fruibile dell’intrattenimento: diretto dal regista Romain Gavras e presentato al Toronto International Film Festival 2025, Sacrifice è un lungometraggio dall’impianto chiaro e intuitivo, capace al contempo di prendere delle pieghe non sempre scontate. È un’opera che affianca alla tematica ecologista la ricerca del senso della propria individuale esistenza, anche a costo di sacrificare la propria vita alle azioni e cause più assurde. Emblematica è la parabola dell’attore in declino: un uomo in bilico, uno showman in costante conflitto tra la brama di apparire per rilanciarsi nel cinema e la tentazione di credere alla folle causa dei terroristi. Un soggetto che rimbalza di continuo, fino alla fine, tra un’opportunistica scelta di facciata e un’autentica presa di posizione.

Con una regia e un montaggio lineari e una colonna sonora curata, il film si lascia leggermente andare nei momenti onirici, ricordando una lontana eco di Beau ha paura. E la satira sull’apparenza e sull’ipocrisia dei potenti e delle celebrità richiama opere recenti come Opus o The Menu, evocando inoltre il cinema di Ruben Östlund (come The Square) pur senza rappresentarne fino in fondo gli aspetti più drammatici, taglienti e cupi. A tenere insieme il tutto è l’impegno di un cast ben calato nel progetto: Chris Evans sa rendere la confusione dell’attore indeciso tra l’essere eroe e l’essere celebrità; Vincent Cassel sa tratteggiare il magnate cinico e irrispettoso; Anya Taylor-Joy incarna bene la leader del gruppo criminale, affiancata da John Malkovich nel piccolo ruolo dello scienziato pazzo, demiurgo pentito dell’estremismo ambientalista da lui generato. In conclusione, Sacrifice è un lungometraggio che, con leggerezza, sottolinea le nostre ipocrisie, senza tralasciare quel briciolo di “folle speranza” che non guasta mai.

Silvio Gobbi