Per secoli è stata la città a guardare o camminare verso quella collina. Il santuario di San Pacifico, dall’alto, domina San Severino e ne accompagna la storia religiosa e civile. Ora, per la prima volta, sarà San Pacifico a scendere in città.
Martedì 18 agosto è prevista la traslazione dell’urna con le spoglie del santo dal santuario alla chiesa di San Domenico, nel cuore di San Severino. Un trasferimento temporaneo, reso necessario dall’imminente avvio dei lavori di restauro, risanamento conservativo e miglioramento sismico del complesso, duramente colpito dal terremoto del 2016. Il progetto ha ricevuto nel febbraio scorso il parere favorevole della Soprintendenza e prevede interventi sulle strutture storiche, sul campanile e sulla cappella ottagonale, oltre al recupero degli elementi ornamentali.
Ma quella di San Pacifico non sarà soltanto una partenza. Sarà anche un ritorno, perché Carlo Antonio Divini – questo il suo nome alla nascita, mentre “Pacifico” è il nome che scelse da religioso quando entrò nei Frati Minori – nacque proprio nel centro storico settempedano il primo marzo 1653. A 25 anni venne ordinato sacerdote. La sua vita si svolse tra diversi conventi, fra insegnamento e predicazione, ma il legame con San Severino rimase costante. Dal 1705 vi risiedette definitivamente. Gli ultimi anni furono segnati da gravi problemi di salute: era sordo, quasi cieco e soffriva per una malattia a una gamba. Morì il 24 settembre 1721, a 68 anni. Intorno alla sua figura si sviluppò immediatamente una forte devozione popolare. Al suo funerale partecipò una grande folla e, negli anni successivi, furono attribuiti alla sua intercessione numerosi miracoli. La salma venne riesumata nel 1725 e collocata in una cassa di legno. Il processo di riconoscimento della santità si concluse con la beatificazione, proclamata da Pio VI nel 1786, e con la canonizzazione da parte di Gregorio XVI nel 1839. Da allora Pacifico è diventato una delle figure religiose più profondamente legate all’identità di San Severino, fino a essere riconosciuto come compatrono della città.
“Non sarà ovviamente un addio al santuario – spiega il padre guardiano Luciano Genga – bensì solo una parentesi necessaria perché quel luogo possa rinascere dopo le ferite del sisma. Per un po’ sarà la città a custodire San Pacifico, in attesa di poterlo riaccogliere lassù, nella sua casa storica, restituita alla comunità. L’urna del santo resterà custodita all’interno della chiesa di San Domenico, dove pure saranno celebrate tutte le messe che solitamente sono in calendario al santuario. Sempre a San Domenico faremo a settembre la festa in onore del santo e poi tutte le altre iniziative del convento. Ringrazio per questo la diocesi nella persona del vescovo Massara, che ha autorizzato la traslazione, il parroco don Aldo Romagnoli che ci accoglie nel luogo di culto più grande della città fra quelli oggi fruibili, e il sindaco Rosa Piermattei che a nome dell’Amministrazione comunale sostiene la scelta essendo il Comune proprietario della chiesa di San Domenico”.
Il Settempedano





