Nella mattinata di sabato 30 maggio è stato inaugurato il nuovo murale intitolato Un muro che ascolta. L’opera è stata realizzata nella zona di San Paolo ed è incentrata sul tema del contrasto alla violenza di genere. Il progetto ha visto protagonisti gli studenti dell’Ipsia di San Severino, i quali hanno operato in sinergia con l’Associazione Help Odv e l’associazione giovanile Help Factory, con il contributo dell’associazione “La Valigia delle meraviglie” e con il patrocinio dell’Amministrazione comunale.
L’intervento rappresenta lo sviluppo sul territorio del percorso educativo “Guardami negli occhi”, promosso dall’Ambito territoriale sociale 15 con il Comune di Macerata nel ruolo di ente capofila. Durante le attività laboratoriali svoltesi in classe, la scolaresca aveva elaborato un “manifesto collettivo” incentrato sulla prevenzione della violenza di genere e sul rispetto delle relazioni: un lavoro che era stato insignito, lo scorso novembre, della Menzione d’onore al teatro “Lauro Rossi” di Macerata. In seguito a quella positiva esperienza scolastica, la volontà comune della classe è stata quella di non disperdere il lavoro svolto, richiedendo di trasferire il manifesto all’interno dello spazio pubblico urbano per trasformarlo in un’opera permanente a disposizione della collettività.
Il murale è stato coordinato nella realizzazione dall’artista Massimo Melchiorri e dall’educatrice Lucia Marinozzi: al momento dell’inaugurazione, una parte era stata già riempita dalle riflessioni contro la violenza degli studenti, mentre due settori della parete sono stati volutamente lasciati bianchi. Si tratta di uno “spazio vuoto” concepito come luogo di ascolto e di interazione dinamica con il quartiere, all’interno del quale i cittadini, i passanti e le altre scolaresche potranno aggiungere nel tempo parole, immagini o pensieri sul tema delle relazioni sane.
Per l’amministrazione comunale erano presenti il sindaco Rosa Piermattei e l’assessore Michela Pezzanesi. Ad aprire la serie degli interventi istituzionali è stata Rosa Piermattei, la quale ha espresso il proprio ringraziamento ai docenti e ai sodalizi coinvolti: «Chi passa riesce a leggere quello che voi avete scritto, quello che avete voluto trasmettere e che sentite principalmente dentro di voi. L’arte è l’espressione proprio di quello che uno sente dentro e lo trasmette dipingendo o colorando. Non posso che ringraziarvi a nome dell’amministrazione e chiedo agli insegnanti di portare avanti queste belle idee anche per l’anno prossimo, perché è importante lavorare su queste riflessioni».
Successivamente, il quadro progettuale e l’articolazione della rete dei partner locali, che ha visto anche il supporto logistico di Help Factory – guidata da Martina Orazi – e de “La Valigia delle meraviglie”, sono stati illustrati da Cristina Marcucci, presidente dell’Associazione Help: «Questo progetto nasce da giugno dell’anno scorso all’interno di un percorso in classe con psicologhe ed educatrici. Poi è nata la brillante idea di lasciare un segno nella città con questo murale. È stato un progetto lungo e soddisfacente, penso anche per i ragazzi che hanno ricevuto la menzione speciale a Macerata e poi si sono divertiti a lasciare questa impronta sul muro».
La parola è poi passata all’educatrice Lucia Marinozzi, la quale ha approfondito la genesi della proposta sul muro, nata dall’idea dello studente Oscar, e sul significato profondo della scelta artistica: «Ogni ragazzo ha riempito questo murale con il proprio concetto di violenza di genere, mostrando come lo percepisce. Certo, chi passerà qui davanti probabilmente dirà che non è un murales convenzionale, ma creare significa lasciare andare il controllo, accettare l’imperfezione, smettere per un attimo di giudicarsi. Come vedete ci sono due spazi bianchi; sembrano vuoti, ma in realtà è uno spazio che sarà riempito da chiunque voglia passando per strada con quello che sente in quel momento».
Infine, ha preso la parola l’insegnante e artista Massimo Melchiorri, il quale ha seguito le sessioni di pittura sul campo svoltesi nel corso del mese di maggio, rimarcando l’autenticità espressiva degli alunni: «Voi non fate una scuola artistica, ma proprio per questo dovreste essere artisti. Voi studenti avete dimostrato che la parte artistica spesso esce proprio quando non si hanno le opportunità formali e quotidiane per farla emergere. In una scuola d’arte spesso prevale l’abitudine, la tecnica, e la tecnica e l’arte non sono necessariamente sempre la stessa cosa: voi siete stati autentici e siete riusciti a fare uscire la parte artistica che è dentro di voi».
La cerimonia si è conclusa con i presenti che si sono cimentati nel completamento del murale, aggiungendo scritte e pensieri sulle pareti rimaste libere. All’iniziativa hanno collaborato anche i pazienti della SRR di Gagliole e la Angeloni Edilizia ha offerto alcuni materiali, spazi e sostegno durante la realizzazione.
Silvio Gobbi
Il Settempedano



