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Il suono di una caduta
Il suono di una caduta

“Il suono di una caduta”, il film di Mascha Schilinski

Il suono di una caduta, di Mascha Schilinski, Premio della giuria al Festival di Cannes 2025, è un film che intende mostrare le difficoltà della condizione femminile nel tempo, attraverso immagini potenti. La storia, che si sviluppa intorno a donne di diverse generazioni, unite dalla costante oppressione, è narrata con una regia impeccabile, caratterizzata da piani sequenza ben studiati, dettagli meticolosi e l’uso dell’angusto, ed oppressivo, formato 4:3. Queste scelte, unite ad un’ottima scenografia e a un vigoroso commento sonoro, contribuiscono a creare un’atmosfera di costrizione che riflette il disagio delle protagoniste, ed ogni inquadratura riesce a trasmettere il senso di oppressione e solitudine che segna le loro vite.

Intrappolate in un contesto che limita le loro emozioni, decisioni e sogni, le protagoniste non sono legate tra loro da vincoli parentali. Sono ragazze che appartengono a diverse epoche e vivono nella stessa casa di campagna nel nord della Germania, dal primo Novecento ai giorni nostri. Nonostante l’assenza di qualsiasi legame familiare, condividono, in tempi differenti, la stessa condizione di sofferenza e incomunicabilità. Sebbene la sofferenza venga rappresentata in modo visivamente potente, la sceneggiatura non riesce a mantenere la stessa intensità, lasciando un senso di incompletezza. Nonostante l’ottimo soggetto, la trama risulta spesso frammentata e artificiosa, con dialoghi e voci fuori campo non sempre efficaci. Le citazioni stilistiche, pur evidenti, sembrano più un omaggio a grandi maestri come Terrence Malick e Jean Vigo che un tentativo organico di raccontare questa storia di ricerca e resistenza.

Morte, sacrificio, incomunicabilità, violenza e sfruttamento sono temi centrali del film, ma talvolta si perdono in situazioni che non si integrano con la narrazione: la sofferenza delle protagoniste non trova uno sfogo emotivo soddisfacente nello sviluppo della trama, che risulta dilatata e spesso frammentaria, priva di un efficace raccordo funzionale. Alla fine, rimane la sensazione di un’opera che tenta di colpire sia visivamente che intellettualmente, ma che non riesce a trovare una sintesi tra forma e contenuto. In conclusione, Il suono di una caduta è un film dalle potenzialità inespresse: forte nella sua regia, ma non riesce a compensare la mancanza di una trama solida e di personaggi in grado di toccare profondamente lo spettatore.

Silvio Gobbi