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Il nuovo Istituto tecnico "Divini"
Il nuovo Istituto tecnico "Divini"

San Severino 13 settembre 2025, l’evento dell’anno: l’inaugurazione del “Divini”

A distanza di nove anni dagli eventi sismici, dopo problematiche e lungaggini, finalmente l’Istituto Tecnico Tecnologico (ITTS) “Divini”, ricostruito ex novo, potrà riaprire i battenti per l’imminente inizio del nuovo anno scolastico; grande festa per l’Amministrazione comunale che con ripetuti interventi e trepidazione ne ha seguito le vicende, per la città stessa, di cui l’ITTS è l’anima vitale, centro propulsore di vita e di cultura, ma anche per l’intero territorio e i suoi abitanti, che con la stessa trepidazione ne hanno seguito – insieme alla benedetta bretella – le fasi graduali e lente della ricostruzione. E’ quasi tutto pronto per il taglio del nastro che avverrà sabato 13, presenti i boss politici e, perché no, religiosi della città: saranno giustamente orgogliosi dell’obiettivo faticosamente raggiunto come lo siamo anche noi, settempedani puri.

Complimenti a Rosa Piermattei che proprio ieri ha definito “dura, lunga e sofferta la ricostruzione di questa scuola” e a chi li merita per l’impegno, la tenacia e la perseveranza. Non vediamo l’ora di visitare la struttura per ammirare i miracoli compiuti, le aule moderne e accoglienti, i nuovi banchi e sedie, le nuove cattedre, il nuovo arredo per segreteria e biblioteca e la sala degli insegnati, il cuore della scuola, luogo di confronto, di cultura e di riflessione pedagogico-didattica. Vorremmo anche “leggere” l’emozione degli alunni il primo giorno, ma conosciamo bene quella emozione unica, essendo anche noi rientrati nella casa ricostruita.

In questi ultimi giorni, poi, il fermento degli operai delle diverse ditte che stanno risistemando l’esterno è frenetico, convulso e simultaneo insieme ai tanti curiosi che seguono con ritrovato sorriso gli ultimi ritocchi perché tutto rasenti la perfezione. Transitarvi con l’auto è difficoltoso ma anche a piedi non è poi così scontato. Ho fatto due passi e ho potuto constatare che oltre agli operai, anche i dipendenti del Comune e dell’Assem sono impegnati nei ritocchi finali in un brulichio incessante e scomposto, con tute di ogni colore, dal grigio al bianco, dal nero al blu, dall’arancione e al rosso. Tutti animati dallo stesso fervore e agitazione, quasi un “formicolio” di attori che in modo confuso stanno facendo l’ultimo labor limae, ovvero il lavoro di limatura, il meticoloso lavoro di rifinitura che ogni artista compie sulla propria opera per perfezionarla nei dettagli e nella forma.

Andando a piedi puoi notare che anche gli alberi sono stati rasati a festa, i piazzali attigui hanno una veste nuova con numerosi operai che lavorano in sintonia per l’intera giornata su uno scorbutico pozzetto, le aree verdi di fronte al palazzetto sono state decespugliate sino al recinto del palazzo dirimpettaio, mentre anche il marciapiede di fronte al campetto “Soverchia” è stato sbarbato a puntino, con sbigottimento del ragazzo sognatore dell’Uvaiolo che normalmente lo decespuglia lui per evitare guai a bambini e anziani. Anche le alte belle siepi attorno al palazzo al n. civico 76 hanno fatto la stessa fine dei miei baffi da tricheco, rasate a zero, mentre un manto di asfalto vellutato ha eliminato in ogni dove anche la minima crepa.

La cosa più stupefacente è che pure l’Assem ha partecipato facendo per benino il proprio compitino, cioè ridipingere alcuni pali della luce, quelli dirimpettai al palazzetto e campetto, corrispondenti ai nn. 2211, 2212, 4074, 4075, 2215 mentre i successivi verso l’Uvaiolo sono stati di nuovo dimenticati, in quanto non funzionali alla manifestazione e pertanto figli di un dio minore.

Godiamoci dunque la festa, applaudiamo i protagonisti della ricostruzione, ringraziamo il sindaco e coloro che si sono dati da fare per noi, per i nostri figli e per gli studenti del territorio, che tra 30 anni diranno: “Ho frequentato l’ITTS a San Severino Marche nel 2026. Che meraviglia!!”. Rallegramenti dunque a chi li merita e prepariamoci a visitare “i locali nuovi e accoglienti” come diceva il sindaco nel Consiglio comunale di venerdì 5.

A questo punto ci pare anche doverosa una riflessione più profonda e un rinforzo morale a quanti sono in attesa della casa nuova; per quanto concerne il privato, cerchiamo di far ricostruire le nostre case senza perdere mai la speranza poiché tutto ciò che abbiamo vissuto in questi 9 anni ci ha reso più forti e non dimentichiamo che le cose che rinascono dalle macerie sono più belle, forse proprio perché ciò che rinasce dal seme della sofferenza ha bisogno di tanta forza per poter sbocciare in un meraviglioso fiore. Il fiore è il presente, l’unico momento di vita che abbiamo; il presente è tutto ciò che abbiamo e ognuno di noi è venuto al mondo per una missione e, una volta scoperta, portiamola a termine, perché – nonostante tutta la sofferenza patita – non dimentichiamo mai che possiamo tendere a qualsiasi traguardo, avendo la facoltà di creare noi stessi ciò che ancora non esiste. Per diverso tempo anche io ho dimenticato questa cosa e me ne pento, ma insisto e insisto di nuovo a ricordarci che qualsiasi vicenda negativa della nostra vita ha un esito e un risvolto che dipendono unicamente da ognuno di noi e che in ogni momento la nostra volontà è fondamentale; noi saremo sempre ciò che vogliamo essere perché perfino il corpo obbedisce alla volontà.

Mi raccomando col cuore: non stanchiamoci mai di andare; non si arriva a una meta se non per ripartire e là dove siamo ora non è che una tappa del nostro cammino. Con un pugno di speranza in mano si può ripartire ogni volta, continuando a credere nei sogni, col coraggio di non arrendersi mai, la fiducia indomita e la perseveranza di tendere a qualsiasi traguardo; ricordo che possiamo creare ciò che non esiste. Perché a tutti è data una seconda possibilità, approfittiamo del kairòs, il momento favorevole, l’attimo in cui siamo pervasi di nuovo dalla Grazia, l’istante in cui ci rendiamo conto che la felicità può essere sfiorata di nuovo da ognuno di noi, nonostante tutto, ma proprio tutto! Solo se ci crediamo fortemente, siamo in grado di toccarla di nuovo con mano. E io ci ho sempre creduto, senza riserve come senza riserve credo nell’Amicizia, nella Gratuità, nel Servizio e nel Volersi Bene, ma Bene veramente perché siamo tutti fratelli e figli della stessa madre, la Terra. E tu che leggi, ricorda anche che ogni sera è la promessa dell’aurora e “tutti abbiamo un paio di ali, ma impara a volare solo chi sogna”. “Sogna, ragazzo, sogna”!

(la frase tra uncinate è di Jim Morrison, le ultime 3 parole di Vecchioni, il resto è di Giambo).