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San Severino vescovo
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La diffusione del culto di san Severino nel centro Italia e la sua presenza a Tivoli

La vita di san Severino, vescovo di Settempeda e patrono dell’omonima città marchigiana, è avvolta nel mistero. Di lui si sa ben poco, secondo la tradizione sarebbe vissuto tra gli anni 470 e 545, ma da qualche studioso viene collocato nel secolo IV, molto dubbia è anche la figura del fratello san Vittorino. Ciònonostante, come afferma giustamente l’agiografo Francesco Lanzoni, se i settempedani decidono di abbandonare il nome dell’antica città ormai distrutta e di dedicargli la nuova che si stava costruendo, è perché nella loro memoria deve aver lasciato un ricordo indelebile e, di conseguenza, non si può dubitare sulla sua storicità (vedi: F. Lanzoni, Le diocesi d’Italia dalle origini al principio del secolo VII (a. 604). Studio critico, 1927).

Il culto di san Severino si irradia in modo piuttosto importante nell’Italia centrale. Nelle Marche gli sono intitolate due chiese, nel fabrianese a Collegiglioni e nell’ascolano a Castel di Croce (Comune di Rotella), e un toponimo lo ricorda nel fermano a Rapagnano. In Umbria il culto compare in modo significativo nel Comune di Sellano dove il santo è venerato come patrono e gli è consacrata una chiesetta in località Montalbo; inoltre a Spello in cui gli è dedicata una delle chiese più importanti, a Otricoli dove nel centro storico è presente la Porta San Severino, e forse a Narni. Il toponimo San Severino si incontra anche in Abruzzo nei pressi di Chieti. A tal riguardo sono da ricordare gli interessanti lavori di Raoul Paciaroni, Il culto di S. Severino nelle Marche, pubblicato nel 2007 dall’Associazione Palio dei Castelli, e di Luca Maria Cristini, San Severino Vescovo di Settempeda, edito nel 2019 dalla Hexagon.

Porta San Severino ad Otricoli

Alla diffusione del culto contribuirono sicuramente i pellegrini che si recavano a Roma e che in molti sono passati per i luoghi in cui il santo è vissuto; questi ne favorirono la conoscenza durante il loro cammino, suggestionati anche dal fatto che gli abitanti del castello sorto dalle rovine di Settempeda avessero dedicato il nuovo insediamento al santo, rinunciando al nome dell’importante città romana quasi millenaria. Per tale motivo san Severino divenne una sorta di patrono dei pellegrini, accanto a figure più importanti come san Cristoforo, san Giacomo, san Nicola e san Rocco, e il culto si diffuse lungo i loro percorsi.

La devozione si rileva principalmente lungo la Valnerina, ma anche nell’entroterra abruzzese sino nei pressi de L’Aquila dove è presente il sito di San Vittorino, dedicato a san Vittorino di Amiterno da cui probabilmente deriva la figura di san Vittorino di Settempeda, fratello di san Severino. Proseguendo da San Vittorino si va verso l’antica via Tiburtina e si arriva a Tivoli.

In questa città ricompare san Severino, ma in veste di monaco; le sue reliquie sarebbero conservate in una cappella della cattedrale di San Lorenzo. Nella diocesi tiburtina viene ricordato il 23 maggio (vedi: AA.VV., Bibliotheca Sanctorum, Roma 1960-1970).

Trattasi di un santo di cui non si hanno notizie ad eccezione che forse visse nel secolo VI e che fu un monaco o un eremita, non esiste una passio o una tradizione che lo caratterizza. L’unico fatto certo è che intorno all’anno 630 papa Onorio I fece edificare a Tivoli una chiesa con annesso monastero a lui dedicata; attualmente della chiesa e del monastero rimangono solo dei ruderi. Fin qui nulla da eccepire anche se è abbastanza strano che di questo santo, per il quale addirittura un Papa fa costruire una chiesa, oggi si sia persa quasi completamente la memoria.

Panorama di Tivoli

A destare sospetti è il fatto che pochi chilometri a sud di Tivoli sia ubicato il paese di San Vittorino Romano che, come dice il nome, è nel Comune di Roma, ma fa parte della diocesi di Tivoli; pertanto all’interno di tale diocesi si riforma la coppia san Severino – san Vittorino. A questo punto la domanda sorge spontanea: san Severino di Tivoli non sarà mica il vescovo di Settempeda “esportato” nel Lazio? Difficile rispondere.

Va precisato che la via maestra per i pellegrini romei fu sicuramente la Valnerina, frequentata per tantissimo tempo, tra i secoli. VII e XV; la via abruzzese che scendeva dalle Marche verso Roma passando per San Severino e Tivoli probabilmente non si è attivata prima del secolo IX (vedi: R. Ranciaro, Atlante dei cammini cristiani medievali, 2022), quindi escluderei che la devozione per il vescovo settempedano possa essere arrivata nel Comune tiburtino già nel secolo VII, quando il Papa fa costruire una chiesa dedicata a san Severino.

Di conseguenza è plausibile che san Severino di Tivoli sia un omonimo del vescovo di Settempeda, vissuto all’incirca nella stessa epoca, ma i dubbi rimangono tutti.

Roberto Ranciaro (presidente Archeoclub di San Severino Marche)

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