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Bambini a scuola in via D'Alessandro
Bambini a scuola in via D'Alessandro (foto di Fiorino Luciani)

Suona la campanella: la scuola si riapre finalmente per tutti

Alla ripresa di questo anno scolastico, il terzo ormai al tempo del Covid, emerge in tutti i protagonisti la stessa attesa carica di speranza: che non riaccada, come lo scorso anno, di dover richiudere i battenti e dover riprendere la DAD, la famigerata didattica a distanza! Sì, perché oramai, dopo due anni di questa esperienza, è chiaro a tutti che la DAD non è la Scuola, alla faccia di chi invece, almeno all’inizio, si prodigava ad esortare all’uso delle nuove tecnologie che avrebbero finalmente modernizzato per sempre l’insegnamento.

Non posso, a questo punto, non citare un brano di Massimo Recalcati, apparso su La Stampa di lunedì 13 settembre, che comincia così:

“L’anno scolastico che inizia oggi per molti giovani è all’insegna di una vera riapertura. Per un verso l’apertura, come ho in più occasioni segnalato, è una definizione della Scuola in quanto tale. A cosa serve la Scuola se non ad aprire le teste, i corpi, la vita dei nostri figli? A cosa serve se non a rendere possibile il pensiero critico, a fare comunità, ad esporsi alla sorpresa dell’incontro? Per un altro verso però la pandemia, che ha imposto forzatamente la chiusura della Scuola per ragioni sanitarie, rende questa apertura già iscritta nel Dna della Scuola ulteriormente significativa. Abbiamo, in questo tempo traumatizzato, constatato, non senza un certo stupore, che la Scuola è stata finalmente avvertita dai nostri figli come una mancanza (…).

Per molti dei nostri figli, anche per quelli per i quali essa era vissuta come un peso, la chiusura della Scuola è stata percepita come una restrizione ingiusta della propria vita. Ritornare a Scuola significa allora innanzitutto ritornare a vivere pienamente. Questo semplice dato di fatto dovrebbe essere in sé una bussola irrinunciabile per comprendere l’importanza decisiva della Scuola per il futuro del nostro paese”. Più chiaro di così…Vedremo ora se il governo prima, con i suoi provvedimenti, ma anche tutti gli utenti coinvolti, con i loro comportamenti, saranno in grado di salvaguardare il permanere dell’apertura, salvo una recrudescenza incontrollabile della pandemia che nessuno si augura.

Nel suo intervento Recalcati ha, inoltre, messo bene in evidenza anche il fatto che, se da un lato le misure di sicurezza, compresa la chiusura delle scuole, hanno protetto la nostra vita, dall’altro lato “l’hanno anche ammalata”. Proprio molti giovani, ancora oggi, fanno fatica ad uscire da casa, diventata un rifugio, privandosi così della bellezza e dell’arricchimento che dà la compagnia degli amici in modo particolare. Emerge un disagio del vivere che era già presente prima della pandemia e che quest’ultima ha ulteriormente rafforzato. Quindi, a maggior ragione, è necessario che le scuole restino aperte per favorire la socializzazione, soprattutto delle persone più fragili.

Per tutti i ragazzi inoltre è indispensabile vivere, quanto più possibile, il rapporto diretto con i propri insegnanti e, anche in questo caso, mi rifaccio ad un altro autorevole intervento, questa volta di un uomo di Chiesa, mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, che recentemente si è espresso così sul rapporto con i docenti:

“L’insegnare a leggere e scrivere passa attraverso la concretezza dello strumento lessicale e grammaticale, ma non è mai slegato dal coinvolgimento della persona del docente. Ricordo ancora oggi quali figure, nella vita e nella scuola, sono state capaci di accendere la mia passione per la lettura e la scrittura al fuoco della loro: in particolare Maggiorina Castoldi, la mia maestra elementare. Ciascuno di noi, probabilmente, ha un insegnante (o un adulto) al quale deve almeno la scintilla iniziale, l’intuizione, lo sprigionarsi dell’interesse. Possiamo suscitare nell’altro solo le domande che abitano in noi, le passioni che ci attraversano, il desiderio di bellezza e di vita che ci anima, in un rapporto personale”.

Io ricordo benissimo che la passione per la lettura mi fu trasmessa fin da piccolissimo, quando ancora non andavo a scuola, da mia sorella, più grande di me, che mi leggeva e rileggeva (dato che glielo chiedevo spesso) due libretti in particolare di cui ricordo ancora le storie che raccontavano. Poi a scuola ebbi la fortuna di avere un maestro appassionato di lettura (so che aveva una biblioteca sterminata a casa) che, ogni giorno, prima che suonasse la campanella dell’uscita, per dieci minuti o anche di più, ci leggeva un romanzo adatto alla nostra età e noi non vedevamo l’ora di ascoltarlo, tanto ci prendevano quei racconti.

Dato che poi nella vita ho fatto proprio il maestro di scuola primaria, non ho potuto fare a meno di ripetere questa esperienza con i miei alunni, tutte le volte che ho potuto, con grande piacere e con la soddisfazione di vedere crescere in loro la passione per la lettura.

Auguriamoci, quindi, che quest’anno scolastico veda una vera ripresa della vita e dell’attività scolastica in presenza che resta l’unica vera Scuola da frequentare sempre.

Massimo Altobelli, presidente regionale dell’Aimc (Associazione italiana maestri cattolici)

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