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Anziani in una Casa di riposo (foto d'archivio)
Anziani in una Casa di riposo (foto d'archivio)

Lettera al giornale: “L’indifferenza e la nuova Casa di riposo”

Se la burocrazia fosse uno sport olimpico, a San Severino avremmo già vinto l’oro nella maratona a passo di lumaca. La storia della nuova Casa di riposo non è più un semplice iter amministrativo, ma un romanzo d’attesa a puntate che dura ormai da quasi quattro anni.
Mentre l’età media della città sfiora i 49 anni e gli over 65 rappresentano il 30% della popolazione, nelle attuali strutture del territorio si registrano già lunghe liste d’attesa. La popolazione anziana cresce e, con essa, aumentano i bisogni di chi ha gravi difficoltà motorie o necessita di assistenza specialistica soprattutto nelle frazioni dove è più difficile reperire «badanti». In un quadro del genere ci si aspetterebbe una corsia preferenziale; invece si è scelto il ritmo del minuetto.

La cronistoria

Dicembre 2022: il Comune acquista il terreno destinato all’opera, sborsando la bellezza di 750.000 euro di soldi pubblici, pagati subito senza batter ciglio (bilancio 2022) e senza nessuna dilazione, giusto per avere maggiori garanzie. Tutto ok, tanto che il sindaco dichiarò: “La somma troverà copertura finanziaria con i fondi del bilancio 2022. È chiaro che per i prossimi anni dovremo fare sacrifici”.
Però era necessario far vedere un pò di verde nella piazza realizzato con affido diretto per 10.000 euro alla solita ditta di fiducia o spendere 45.000 euro per la festa di fine anno in piazza (quella con le brasiliane) per 5-600 persone.

Gennaio 2023: l’Ufficio Ricostruzione terremoto stanzia il maxi-finanziamento da 13 milioni e 600 mila euro per la nuova Casa di riposo.
Nell’Ordinanza commissariale n° 45 del 31 gennaio 2023 si legge che è stato individuato e approvato come urgente e di particolare criticità l’intervento di delocalizzazione, in un’area reperita a cura e spese dell’Amministrazione comunale, del compendio edilizio della Casa di riposo “Lazzarelli”.

Marzo 2024: dopo 14 mesi di riflessione, viene pubblicato il bando per l’incarico di progettazione. Il valore complessivo dell’appalto per la sola progettazione risulta e ssere di 1.271.130,68 euro.

Marzo 2025: un anno dal bando, l’incarico viene finalmente assegnato. I patti prevedevano di andare a tutta velocità, con soli 4 mesi per la consegna del progetto (Determina Ente montano n° 28 del 31 marzo 2025).

Oggi: alla faccia dell’urgenza e con i 4 mesi ormai ampiamente trascorsi, il progetto esecutivo resta un oggetto misterioso. Nessuno sa se esista, se sia stato presentato o se giaccia in fondo a qualche cassetto. Di fatto non risulta essere stato approvato alcun progetto.

A tutto questo si aggiunge un dubbio legittimo e preoccupante: dopo quasi quattro anni, siamo davvero sicuri che i prezzi dei materiali e del cantiere non siano lievitati? Siamo certi che i 13 milioni stanziati inizialmente basteranno ancora a coprire i costi o ci troveremo di fronte a sorprese e varianti al rialzo? Il rischio, tutt’altro che remoto, è quello di fare la stessa fine della vicenda dell’Itis, che nell’arco di nove lunghi anni ha visto svariati e continui aumenti di spesa prima di essere finalmente completato.

Ironia a parte, la situazione resta grave. Un terreno da tre quarti di milione di euro giace inutilizzato da quasi quattro anni, mentre le famiglie rincorrono le liste d’attesa.

Ciò che manca del tutto è la trasparenza: un’Amministrazione pubblica ha il dovere di spiegare ai cittadini cosa stia succedendo, mostrando documenti, carteggi e tempistiche reali senza nascondersi dietro ai silenzi. Perché la trasparenza, quando si tratta di processi che spostano molto denaro pubblico e incidono sulla vita delle persone, non dovrebbe essere una conquista faticosa. Dovrebbe essere scontata nell’azione pubblica.
Non basta dire semplicemente che è «colpa della burocrazia».

Un compito di controllo e verifica che spetterebbe in primis all’opposizione consiliare. Spiace dover sbrigare questo lavoro al posto loro, ma di fronte a 13 milioni di euro congelati e a una comunità che invecchia senza risposte, il ruolo di controllo non può essere sempre lasciato al buio.

I cinquantenni di oggi stiano tranquilli: continuando con questi ritmi, la nuova Casa di riposo sarà pronta giusto in tempo per il loro ricovero.

Claudio Scarponi