Il celebre “Re di Canfaito”, il faggio monumentale di 550 anni che svetta nella Riserva naturale regionale dei Monti San Vicino e Canfaito, a San Severino, sta attraversando un momento di grave pericolo.
Considerato uno dei patriarchi arborei più iconici e importanti del patrimonio botanico italiano, questo gigante verde vanta una circonferenza di sei metri e una storia documentata che risale fino al 1486, anno in cui una pergamena papale ne sancì la donazione da parte di Innocenzo VIII al Capitolo della Cattedrale di San Severino.
Di recente, una segnalazione allarmante sollevata dalla sezione della Lac Marche (Lega per l’abolizione della caccia) ha riacceso i riflettori sullo stato di salute dell’albero. Alcuni rilievi fotografici hanno infatti messo in evidenza un’anomala venatura scura sul tronco, segno evidente di legno marcio in superficie.
Sottoposte all’attenzione di esperti botanici e agronomi, le immagini hanno fatto ipotizzare un principio di necrosi della corteccia, una patologia progressiva che, se non curata, rischia di compromettere la circolazione della linfa e portare alla morte i tessuti della pianta.
Di fronte a questa minaccia, l’associazione ambientalista si è mossa con urgenza inviando una notifica formale ai Carabinieri Forestali della stazione di San Severino e all’Unione montana.
La richiesta è quella di attivare immediatamente un sopralluogo tecnico per verificare sul campo la gravità della lesione, avvalendosi di strumenti diagnostici specifici come la “prova del martello”, fondamentale per capire l’estensione del vuoto o del marciume interno. L’obiettivo comune è quello di pianificare un tempestivo piano di salvataggio terapeutico che possa bloccare l’avanzata della necrosi e preservare questo insostituibile monumento vivente per le generazioni future.
Il Settempedano

