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Immagini della gita
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“Tacchi Venturi”: classi prime a Viterbo fra monumenti medievali, natura e… capriole

Dopo il viaggio d’istruzione delle classi seconde nell’ascolano in condizioni meteorologiche… all’inglese, è stata la volta delle prime della Secondaria del Tacchi Venturi a completare la rotazione iniziata dalle terze nel lombardo-veneto e terminata, appunto, con i più piccoli studenti dell’istituto presieduto da Catia Scattolini nel suggestivo centro laziale di Viterbo. Ragazzini preoccupati per il divieto di accensione degli smartphones fino al primo autogrill, salutato dal boato degli stessi non tanto per la colazione, più apprezzata dai docenti, quanto appunto per l’agognata connessione con la Rete.

Dopodiché l’arrivo a Viterbo, la “città dei Papi”, appellativo guadagnato per il periodo in cui, tra il 1257 al 1281, fu sede pontificia al posto di Roma, dalla quale fu trasferita da Alessandro IV per allontanarsi dall’ostile clima di sommosse della capitale, imitato successivamente da: Urbano IV (parzialmente), Clemente IV, Gregorio X, Innocenzo V, Adriano V, Giovanni XXI, Niccolò III e Martino IV. Guide loquaci e scherzose e via, lungo le viuzze dell’apprezzato centro storico con il quartiere di San Pellegrino ed il noto palazzo duecentesco degli Alessandri, guelfi, successivamente spodestati dai Tignosi. La curiosità della spedizione è stata tuttavia catturata maggiormente dalla storia della compatrona Santa Rosa, sopravvissuta per 17 anni nonostante priva dalla nascita dello sterno, venerata come una sorta di Giovanna d’Arco laziale per la sua strenua lotta a favore del papa. Famosa fu la sua predizione della morte dell’imperatore Federico II, puntualmente avvenuta. Riesumata da papa Alessandro IV, il suo corpo risultò miracolosamente integro, tanto da essere venerato e portato nell’attuale santuario di Santa Rosa con la cosiddetta “macchina a spalla”, come ancora oggi avviene la sera del 3 settembre quando i fedeli trasportano la torre illuminata di ben 30 metri di altezza e del peso di 51 quintali per circa un chilometro lungo le vie del centro storico.

Terminata la lunga passeggiata al duomo, collegato al palazzo dei Papi e realizzato in stile romanico successivamente ritoccato in epoca rinascimentale, dentro cui i ragazzi hanno potuto, oltre che riposarsi nelle sedute della cattedrale, notare le sinistre scheggiature delle colonne dovute ad un bombardamento alleato nel 1944, veloce ritorno ai pullman mentre un elicottero dell’Aeronautica volteggiava a bassa quota come di consueto avviene per le esercitazioni degli uomini dell’aria della vicina base militare.

Pomeriggio più apprezzato dai giovani studenti perché dapprima si sono ritemprati con il pranzo al sacco nell’area picnic del parco di Bomarzo, dopodiché ne hanno apprezzato i “Mostri”, una quarantina di sculture in peperino (una roccia magmatica), risalenti al XVI secolo e ritraenti animali mitologici e divinità a volte poco rassicuranti. Prima del ritorno a casa, in barba alle previsioni che minacciavano pioggia, gli studenti hanno potuto deliziarsi sotto il sole a suon di capriole lungo la collinetta al termine del parco dei mostri, prima che un solerte vigilante stoppasse il passatempo di atavica memoria poiché «ci troviamo in un parco protetto». Al termine tutti contenti per gelato e classici souvenirs e veloce ritorno alla base. Comportamento dei ragazzi? Buono. Visita d’istruzione da reiterare senza dubbio anche l’anno venturo.

Lu.Mus.