The Drama – Un segreto è per sempre: l’ultima opera del regista norvegese Kristoffer Borgli esordisce come una classica commedia romantica per poi mutare, repentinamente, in un dramma psicologico dove segreti, dubbi e paranoie prendono il sopravvento. Borgli capovolge le aspettative, gettando lo spettatore in un racconto caratterizzato da ombre inquietanti.
Al centro della pellicola troviamo Emma (Zendaya) e Charlie (Robert Pattinson). Il loro incontro in un bar sembra l’inizio di un classico idillio che li conduce rapidamente a organizzare il matrimonio. Tuttavia, durante i preparativi, emerge uno scomodo segreto: Emma confessa che, a quindici anni, aveva progettato una strage scolastica (poi mai avvenuta). Questa rivelazione fa precipitare la coppia in una crisi profonda a una sola settimana dalle nozze, dando inizio a un confronto serrato per sondare la tenuta del loro legame.
Borgli inserisce il disordine all’interno di un quadro apparentemente perfetto: dopo la confessione, l’ombra emerge con sfacciataggine, insinuandosi in ogni gesto e movimento della coppia. Sebbene Charlie sia lacerato tra l’amore per Emma e dubbi incontenibili, la regia evita di demonizzare la protagonista. Al contrario, Borgli mette a nudo la falsità e il perbenismo di chi la circonda: bullismo, violenza, tradimenti e abuso di sostanze definiscono il sottobosco morale degli altri personaggi. L’ipocrisia è il pilastro di The Drama: Emma, pur avendo pensato ad un crimine terribile, non ne esce peggiore dei suoi “rispettabili” amici.
Proprio qui risiede la parte più inquietante dell’analisi di Borgli: ad Emma non viene perdonata un’azione che non ha mai commesso. La confessione della donna trasforma un pericoloso e malato pensiero del passato in una sentenza definitiva, innescando una sorta di “processo alle intenzioni” che annulla la persona che Emma è diventata nel presente. Charlie e il mondo circostante finiscono per “cancellare” la realtà dei fatti in favore della paranoia, dimostrando come il pregiudizio morale sia spesso più forte dei fatti.
La regia asseconda con precisione la densità degli eventi: i movimenti di macchina passano dalla distensione alla frenesia, mentre il montaggio alterna realtà, flashback e visioni oniriche con ritmo concitato; inoltre, l’uso posato dello zoom diventa uno strumento d’indagine nelle turbe dei protagonisti. Ricordando registi come Ingmar Bergman e Robert Altman, Borgli mira a smascherare la falsità delle apparenze e il vuoto dietro termini come “empatia”, “perdono” e “amore” quando non sono supportati da azioni concrete. Con una scrittura solida e interpretazioni sincere (la chimica tra Zendaya e Pattinson è perfetta), il film si chiude con un finale aperto: una speranza di consapevolezza e accettazione che evita, coerentemente, ogni soluzione netta o definitiva.
Silvio Gobbi
Il Settempedano



