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Sono riportati col tratto in rosa i limiti della Valle di San Clemente e i siti più significativi nei suoi pressi
Sono riportati col tratto in rosa i limiti della Valle di San Clemente e i siti più significativi nei suoi pressi

Roberto Ranciaro (ArcheoClub): “Una valle sospesa”

Di recente si è tornati a discutere ampiamente sull’antica abbazia di Santa Maria di Valfucina, in seguito alla presentazione del progetto per la sua ristrutturazione da parte dell’architetta Ilde Cipolletti, incaricata dall’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche.

Nonostante siano numerosi i documenti che raccontano della vita dell’abbazia, molto incerte sono le origini. Infatti il suo nome compare per la prima volta in una pergamena del 1058 che sembra attestare una fase già avanzata della storia della comunità (Borri G., L’area benedettina del monte S. Vicino, in Aspetti e problemi del monachesimo nelle Marche. Atti del Convegno di Studi (Fabriano, 4-7 giugno 1981), 2 voll.: 73-89. Fabriano: Editiones Montisfani 1982).

Chiesa di Santa Maria di Valfucina

A lasciare perplessi è anche la presenza poco più a valle, circa 2,5 km a Est-Nord-Est (in linea retta), di un’altra chiesa, la Pieve di San Clemente all’Isola che probabilmente fu abbazia benedettina prima del sec. XIII (Cristini L. M., Elcito, il piccolo Tibet delle Marche, Ciabochi Editore 2025).

Chiesa attuale di San Clemente nel cimitero di Isola

Purtroppo anche di questa antica chiesa si hanno scarse notizie circa la sua fondazione, ma è interessante il fatto che dia il nome all’intera vallata posta tra il fiume Esino e la chiesa stessa, formata a sud dall’alto corso del fiume Musone e a nord dal torrente Esinante: la valle di San Clemente. Tale denominazione è presente nei documenti dal sec. XII mentre della pieve la prima menzione è dell’anno 1212, ma è tutto troppo recente per poter dare importanza a questa chiesa che è stata sicuramente sottovalutata. Viene da chiedersi per quale motivo da una chiesa di poca rilevanza derivi il nome di una vallata così ampia in cui si individuano siti significativi come l’abbazia di Sant’Urbano risalente alla fine del sec. X o quelle di Sant’Elena e di San Salvatore in Valdicastro fondate all’inizio del sec. XI.
E’ assai probabile, invece, che la chiesa di San Clemente all’Isola sia molto più antica.
Va ricordato che la figura di san Clemente conobbe un momento di grande popolarità tra i secoli IX e X, in seguito al ritrovamento miracoloso delle reliquie avvenuto nell’anno 861 nel Chersoneso, l’attuale Crimea, ed infatti fu nell’anno 871 che sorse l’importante abbazia abruzzese di San Clemente a Casauria, in provincia di Pescara.
Si può ipotizzare che anche l’abbazia di San Clemente all’Isola sia stata fondata in questo periodo e se ciò venisse confermato diverrebbe la chiesa esistente più antica del territorio sanseverinate dopo la Pieve di Settempeda.
A questo punto, però, c’è da capire perché di quest’antica chiesa non si abbiano notizie prima del secolo XIII. Probabilmente l’abbazia di San Clemente all’Isola, a causa della sua ubicazione in una zona di passaggio tra le vallate del Potenza e dell’Esino, era esposta alle scorrerie dei briganti e dei pirati saraceni; quest’ultimi, quasi sicuramente, all’inizio del sec. X inflissero un colpo mortale anche alla città di Settempeda (Paciaroni R., La corte farfense di S. Abbondio: precisazioni storico-topografiche, Studia Picena, Ancona 2021). Tali eventi fecero sì che cadesse in disgrazia e che fosse abbandonata dai monaci i quali decisero di ricostruirla, ma in un luogo meno accessibile; fu così che nacque l’abbazia di Santa Maria di Valfucina.
Chiaramente si sta ragionando su un’ipotesi, ma la vicinanza tra le due abbazie in questione è molto sospetta.
Altri elementi a supporto dell’ipotesi provengono dall’analisi della carta topografica; infatti i due siti sono posti nei pressi del fosso di Elcito e tracciando un profilo lungo di esso si scopre che all’altezza di Elcito sono separati da un salto notevole con un dislivello di oltre 100 metri. Tale salto fa sì che la valle soprastante, in cui ricade l’abbazia di Santa Maria di Valfucina, possa essere classificata come una “valle sospesa” simile a molte valli alpine formate dall’azione erosiva dei ghiacciai (Castiglioni G.B., Geomorfologia, UTET 1979); in questo caso, però, gli agenti morfogenetici sono il fosso e la roccia molto compatta e resistente all’erosione che forma lo sperone su cui sorge Elcito.
Le valli sospese hanno la caratteristica di essere difficilmente raggiungibili e quindi di rimanere isolate; per tale motivo si collocano al di fuori della viabilità ordinaria.

Profilo lungo il fosso di Elcito in cui sono proiettati i siti di Elcito e delle due abbazie

Profilo lungo il fosso di Elcito in cui sono proiettati i siti di Elcito e delle due abbazie

Probabilmente per i monaci di San Clemente la valle sospesa poco più a monte dovette apparire come il luogo ideale per ricostruire la loro abbazia ed avere la tranquillità necessaria ad attuare la loro regola “ora et labora”.

Roberto Ranciaro
Presidente Archeoclub di San Severino Marche