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Hit Man
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“Hit Man” di Richard Linklater: il labile confine tra bene e male

Gary Johnson (Glen Powell) insegna psicologia e filosofia all’Università di New Orleans, ma svolge anche un lavoro part-time con la polizia come consulente informatico. Un giorno, per pura casualità, deve fingersi sicario per incastrare un uomo intento a commissionare un omicidio. Dal successo di quella missione, Gary diventa un abile finto sicario che aiuta la polizia ad arrestare tutti coloro che lo contattano per un omicidio. Tutto procede bene, finché Gary non incontra Madison (Adria Arjona), una ragazza che vuole far uccidere il proprio possessivo e violento marito. Da quel momento scatterà la scintilla, Gary convincerà la ragazza a rinunciare all’omicidio ed i due cominceranno a frequentarsi (senza che lui dichiari mai la sua vera identità): ma la doppia vita di Gary renderà molto complicata la loro relazione, fino ad arrivare ad una situazione assurda.

Hit Man è una commedia romantica con venature poliziesche, ma Richard Linklater riesce, come in altri suoi lavori, ad inserire una serie di significati più profondi. Presentato alla 80ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il lungometraggio di Linklater, scritto insieme a Powell, prende spunto dalla vita del vero Gary Johnson e la romanza, realizzando una commedia di quasi due ore capace di tenere il ritmo dal principio alla fine con dialoghi brillanti e situazioni ben congegnate. L’opera passa continuamente dalla commedia al poliziesco, dal crime all’amore, dal pensiero all’azione. Hit Man indaga il difficile rapporto tra Es, Super-Io ed Io (le tre componenti fondamentali dell’individuo nella psicoanalisi): il primo rappresenta gli istinti più egoistici e violenti, il secondo è il regolatore degli impulsi, il terzo è la mediazione dei due (per dirla in poche parole). Attraverso la sua esperienza di finto sicario, Gary abbandona il suo ipertrofico Super-Io e cede più spazio al suo Es, lo mette in scena, e grazie all’incontro con Madison, scopre come forgiare il suo nuovo Io, la sua nuova identità che si sceglie e costruisce (una dinamica che ricorda i passaggi di Tesi, Antitesi e Sintesi). Molta psicologia e filosofia (Nietzsche, Freud e Jung) all’interno di questa commedia, argomenti importanti trattati con un originale taglio leggero e dinamico: il film sa divertire e riesce a stimolare molte domande etiche e morali. Durante la visione, lo spettatore si interroga sul ruolo dell’omicidio nella storia dell’umanità e si domanda se Gary e Madison riusciranno a vivere felici: sono pochi i lavori come Hit Man, capaci di intrattenere e di far riflettere al tempo stesso, conducendoci, tra una situazione rocambolesca e l’altra, ad inaspettate domande sulla labilità del confine tra il bene ed il male.

Silvio Gobbi

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