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Il vescovo Napolioni in diretta su Raiuno: “Lasciamoci contagiare dalla santa follia del Vangelo
Il vescovo Napolioni in diretta su Raiuno: “Lasciamoci contagiare dalla santa follia del Vangelo"

Il vescovo Napolioni in diretta su Rai1: “Lasciamoci contagiare dalla santa follia del Vangelo”

Questa mattina, domenica 28 giugno, a celebrare la messa trasmessa in diretta su Raiuno è stato dal Duomo di Cremona il vescovo Antonio Napolioni, nominato nel 2016 alla guida della diocesi cremonese dopo essere stato a lungo Rettore del Seminario regionale delle Marche e aver svolto per cinque anni il servizio di parroco a San Severino.

Rivederlo in tv e riascoltare la sua voce nelle nostre case ci ha fatto compiere un salto all’indietro di dieci anni, ma l’impressione era di averlo ancora qui fra noi e di sentirlo, come sempre, uno di noi.

Nel corso dell’omelia, il vescovo ha voluto rivolgere un saluto a tutti coloro che, in tutta Italia, seguivano la celebrazione, soffermandosi anche sulla Giornata della Carità del Papa, con il richiamo alla raccolta dell’Obolo di San Pietro, e dedicando un pensiero alle popolazioni colpite dai recenti eventi sismici nel mondo, tra cui il gravissimo terremoto in Venezuela. Lui che ha mantenuto un legame forte con il nostro territorio – e con la sua Camerino, una delle realtà maggiormente colpite dal sisma del centro Italia del 2016 – sa bene quanta sofferenza genera una calamità naturale come quella: dalle vittime alle devastazioni materiali, fino alla successiva fragilità dell’animo e del tessuto sociale.

Partendo dalle letture del giorno, monsignor Napolioni si è soffermato su un Vangelo definito “duro ed esigente”, ma illuminato dall’immagine del “bicchiere d’acqua fresca”: «Vorrei darne a ciascuno di voi, e non solo per il caldo, ma a chi è assetato da morire… per la vita». Il Vangelo, ha sottolineato, è “zampillante di vita che dilata la nostra al di là dei suoi confini”.

Nel richiamo alla sequela e alla croce, Gesù non minaccia ma accompagna con tenerezza, ha spiegato il vescovo, perché la vita “si riceve e si dona nella gratuità” e non è “carriera, consumo o ossessione per la salute, ma missione e dono di sé”.

Richiamando il brano paolino proclamato, lo stesso della Veglia pasquale, mons. Napolioni ha indicato nel Cristo risorto il cammino verso una “nuova e magnifica umanità”, ricordando che “non ci basta la vita terrena per gustare la vita divina”.

Infine, la “gratitudine a Leone XIV per il suo servizio alla Chiesa, all’umanità e alla pace”, con la citazione di don Primo Mazzolari e la sua riflessione sul valore della carità anche nei tempi di guerra e contrapposizione.

«Lasciamoci contagiare dalla santa follia del Vangelo – ha concluso il vescovo – e allora ci sentiremo dissetati».