Nel 1937, un giovane procuratore idealista, Aleksandr Kornev (Aleksandr Kuznetsov), lavora nel distretto di Brjansk e indaga sui crimini dell’NKVD (Commissariato del Popolo per gli Affari Interni). È il periodo più violento delle grandi purghe staliniane. Basta un minimo sospetto per finire in prigione e nei gulag: un clima di paranoia costante e di oppressione tanto silenziosa quanto brutale.
Il regista ucraino Serhij Loznycja ha adattato per il cinema il racconto Dva prokurora del fisico Georgij Demidov (1908-1987), ispirato alla sua personale esperienza di detenzione nei gulag: arrestato nel 1938, vi rimase per quattordici anni. Il racconto fu scritto nel 1969, confiscato dal KGB nel 1980 e restituito alla famiglia solo dopo la morte dell’autore: venne pubblicato definitivamente nel 2009.
Il film Due procuratori restituisce con precisione la tensione di quel contesto storico. Loznycja costruisce ambienti chiusi, dominati da colori freddi, grigi e marroni, che traducono visivamente la paranoia e l’inquietudine quotidiana: lo spettatore vive costantemente la stessa incertezza e precarietà di Kornev.
La narrazione si articola in quattro momenti fondamentali: la visita al carcere, dove Kornev incontra un dissidente; il viaggio verso Mosca per incontrare il procuratore generale; l’atteso incontro con il procuratore Vyšinskij e, infine, il ritorno a Brjansk. In ciascuna di queste parti, la regia sottolinea la solitudine e la tenacia del giovane magistrato. Ogni dettaglio enfatizza la sua precarietà: le lunghe attese, gli sguardi gelidi, la freddezza dei funzionari delineano un universo chiuso, ostile, burocraticamente crudele e disumano. La scelta del formato 4:3 accentua ulteriormente il senso di costrizione del protagonista, mentre la fotografia di Oleg Mutu rafforza visivamente l’idea del potere che opprime ogni spazio vitale.
Kornev è un ragazzo preparato, idealista e ingenuo: crede nella bontà del regime sovietico, pensa che la violenza dell’NKVD sia limitata alla sua regione, non sistemica. Ma la sua avventura si trasforma progressivamente in una discesa negli aspetti più oscuri del regime sovietico, dove ogni speranza di giustizia si rivela pura illusione. Con Due procuratori, Loznycja coniuga rigore storico, tensione narrativa e sensibilità visiva, restituendo, con grande precisione e senza sconti, l’implacabile senso di impotenza, la violenza, il clima di sospetto e la paura che segnarono quella drammatica realtà.
Silvio Gobbi
Il Settempedano



