Mercoledì 11 giugno, alle ore 18.30, nel santuario della Madonna dei Lumi viene celebrata la messa nell’ottavario della scomparsa di Adriano Vissani, già sindaco di San Severino e presidente dell’Uteam.
In questi giorni molte testimonianze di affetto, stima e vicinanza sono giunte ai suoi familiari perché Adriano, oltre a essere stato un politico e un amministratore che segnò la storia della nostra città negli anni ’80 e ’90, ebbe modo di conoscere molti giovani come docente di laboratorio al Professionale “Ercole Rosa” e all’Itis “Divini” e poi fece nascere a San Severino l’Università della terza età dell’Alto maceratese.
Ognuno di noi potrà conservare di lui tante immagini care.
Personalmente l’aggettivo che mi suggerisce i ricordi più belli è aperto. Adriano era una persona aperta. E in un mondo sempre più chiuso, perché piegato sull’egoismo e sul menefreghismo, mi pare questo il tesoro più preziozo che il suo esempio possa lasciarci in eredità.
La casa di Adriano e Maria Cristina aveva sempre la porta aperta. Gli amici non mancavano mai, tutti erano i benvenuti; c’era uno spirito sincero di accoglienza, di confronto, di condivisione. Si parlava di problemi da risolvere, ma anche di traguardi raggiunti, sempre in un clima disteso che favoriva i rapporti umani. Niente email, sms o messaggini whatsapp… Ci si guardava in faccia, fra un sorriso e una battuta.
Il cuore di Adriano era, anch’esso, sempre aperto. Se poteva aiutare qualcuno in qualche modo, non ci pensava due volte. Animo generoso, pronto a far del bene per il paese e per coloro che, in difficoltà, avevano più bisogno di altri. Don Donato e il professor Borri hanno sottolineato in chiesa, durante le esequie, proprio l’umanità che contraddistingueva Adriano. Aveva potere, ma non era spietato, tutt’altro… Amava la sua San Severino e si spendeva generosamente per darle un futuro…
Aperta era pure la sua visione. Adriano era abituato a guardare oltre, era sempre un passo avanti agli altri: dal palas con l’amico Albino Ciarapica al Feronia riaperto con Katia Ricciarelli, dal Premio Salimbeni assieme a Federico Zeri e Giorgio Zampa fino alla nascita dell’Università della terza età dell’Alto maceratese. C’era il “campanile” a quei tempi, ma c’era nel suo sguardo anche l’orizzonte.
La valle del Potenza e il traforo del Cornello erano diventate un cruccio per lui. Ogni volta che i giornali parlavano di tali argomenti Adriano sarebbe voluto intervenire pubblicamente con una lettera o un’intervista per sostenere le ragioni di quelle battaglie che a lungo aveva portato avanti, mettendo San Severino al centro dello sviluppo della Valpotenza. Una vallata, questa, che è ormai schiacciata fra Pedemontana e superstrada Valdichienti e che rischia di essere definitivamente abbandonata a se stessa fra Treia e Castelraimondo, cioè proprio nel tratto che ci riguarda da vicino.
Ed era questo il timore di Adriano…
m. g.
Il Settempedano


