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Convegno sulla storia del teatro fra Quattrocento e Seicento
Convegno sulla storia del teatro fra Quattrocento e Seicento

Dalla Favola d’Orfeo di Poliziano a “Gli Straccioni” di Annibal Caro: la storia del teatro fra ‘400 e ‘600

A San Severino si svolge sabato 10 maggio, con inizio alle ore 10, un importante convegno sul tema “Il teatro in Italia e nelle Marche tra Quattrocento e Seicento”.

L’iniziativa, organizzata dalla Nuova Fondazione Rossana & Carlo Pedretti con il patrocinio del Comune di San Severino e della Fondazione Claudi, si tiene nella Sala degli Stemmi del Palazzo comunale ed è stata curata dalla professoressa Sara Taglialagamba e dal professor Alberto Pellegrino.

Dopo la caduta dell’Impero romano e per tutto il Medioevo il teatro classico è praticamente scomparso e tutta l’architettura teatrale greca e romana è andata in rovina; le uniche forme teatrali sopravvissute sono le sacre rappresentazioni e gli spettacoli dei giullari. Solo nel Quattrocento, con il fiorire dell’Umanesimo il teatro riprende in Italia a dare segni di vita nelle corti e nei palazzi nobiliari con la riscoperta delle grandi tragedie e le commedie greche e latine, che diventano un modello di riferimento per molti drammaturghi. Si cominciano a scrivere opere teatrali come la celebre Favola d’Orfeo (1479-80) di Angelo Poliziano, rappresentata per la prima volta nella corte dei Gonzaga di Mantova, un’azione teatrale che fa rivive l’antico mito orfico che esalta la figura di questo poeta-vate capace di liberare l’uomo dal suo stato selvaggio attraverso la poesia. S’iniziano a progettare le prime strutture teatrali in legno e le prime scenografie e Leonardo da Vinci è tra i primi a progettare le scene per la rappresentazione dell’Orfeo nella corte di Ludovico il Moro a Milano, fornendo un geniale contributo alla nascente scenografia.

Nel Cinquecento si ha la piena rinascita del teatro nelle Corti di Firenze, Ferrara, Mantova, Milano, Roma e Urbino, dove principi illuminati, intellettuali e artisti di corte, scrivono soprattutto commedie, inventano e sperimentano nuove tecniche drammaturgiche, fantasiose scenografie, le prime architetture teatrali. Nasce così la grande commedia italiana rappresentata da Ludovico Ariosto, Niccolò Machiavelli Pietro Aretino e Gianbattista Della Porta.

Raffaello Sanzio, Ritratto del Cardinale Bibbiena (Galleria Palatina di Firenze)

Nel convegno ci si occuperà di due autori legati alle Marche: Bernardo Dovizi detto il Bibbiena, autore della Calandria andata in scena per la prima volta nel 1513 nella Sala del Trono del Palazzo ducale di Urbino; e il marchigiano Annibal Caro che ha scritto Gli Straccioni, una commedia ambientata nella società borghese della Roma pontificia. Una particolare attenzione sarà riservata ad Angelo Beolco detto Ruzante che nelle sue commedie ha fatto rivivere il mondo dei poveri e degli sfruttati, la vita quotidiana delle classi subalterne segnata dalle ingiustizie e da una secolare sottomissione al potere, contrapponendo la corruzione della società urbana alla forza vitale del mondo contadino.

Annibal Caro

La seconda sessione del convegno sarà dedicata al Seicento, un secolo caratterizzato dalla vita sfarzosa della classi abbienti e dalla povertà delle classi inferiori, da un notevole sviluppo delle città dove operano artisti straordinari. Nasce la società dello spettacolo con edifici destinati ad accogliere un vasto pubblico e il teatro barocco rappresenta la cultura urbano per eccellenza, perché si diffonde con stupefacente capillarità nelle grandi città come nei paesi periferici con opere che hanno l’ambizione di rappresentare il theatrum mundi, il “grande palcoscenico” su cui portare la vita.

Nel quadro della grande civiltà teatrale europea, il teatro italiano non presenta notevoli personalità, ma molte voci che portano sulla scena un groviglio d’invenzioni, un mondo dove interagiscono sacro e profano, tragico e comico, erotismo e misticismo, antico e moderno.

Il Solimano

Nel teatro marchigiano spicca la personalità di Prospero Bonarelli, autore della tragedia Il Solimano e di numerosi drammi per musica. Saranno presentate anche tragedie di autori marchigiani poco noti e sarà preso in esame il particolare legame che unisce teatro e scienza. Infine si passerà in rassegna la ricca stagione musicale delle Marche barocche, dove fioriscono la musica strumentale, la musica sacra e il melodramma.

Jacques Callot, Ritratto di Prospero Bonarelli

m. g.