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In viaggio con mio figlio
In viaggio con mio figlio

“In viaggio con mio figlio”, il film di Tony Goldwyn

Una commedia drammatica che tratta un ampio ventaglio di tematiche, dall’autismo al duro lavoro dell’essere genitori; dalla accettazione dei propri limiti alla capacità di imparare a perdonare gli errori del passato: In viaggio con mio figlio (titolo originale Ezra), diretto da Tony Goldwyn e scritto da Tony Spiridakis (ispirandosi alla sua esperienza genitoriale), è un film che riesce ad equilibrare il dramma e l’ironia, la serietà e la leggerezza senza mai cedere eccessivamente al sentimentalismo.

Max (Bobby Cannavale) è uno stand-up comedian in crisi. Si è separato dalla moglie Jenna (Rose Byrne), ha un figlio autistico undicenne, Ezra (William Fitzgerald), ed ha un difficile rapporto con il proprio padre Stan (Robert De Niro), un ex cuoco dal carattere irascibile. Nel momento in cui la carriera di Max è in stallo, Ezra deve essere sottoposto ad una potente cura di psicofarmaci per “calmare” il suo carattere: l’uomo non ci sta e decide di portare via il figlio, partendo per un viaggio lungo gli USA che condurrà i due a rinforzare il loro rapporto.

Certamente, questo non è il primo film a trattare la questione dell’autismo attraverso la chiave del viaggio: ci sono, per esempio, film come Rain Man (Barry Levinson, 1988) e Tutto il mio folle amore (Gabriele Salvatores, 2019). Anche in queste opere, il viaggio è l’occasione che permette ai protagonisti di fare i conti con se stessi e di rinsaldare il loro rapporto in maniera catartica, arrivando ad accettare pienamente la condizione dell’autismo. In viaggio con mio figlio tratta questa tematica sensibile con il giusto ritmo, senza dilungarsi in maniera eccessiva ed inserendo le giuste svolte nei momenti azzeccati: la brillante scrittura è ben valorizzata da una regia dinamica e spigliata, caratterizzata da un bel gioco di messe a fuoco e da sequenze movimentate.

Oltre all’autismo, l’opera affronta con la giusta carica diversi aspetti: il difficile rapporto padre/figlio; la riconciliazione tra Max e Stan (un uomo impulsivo a causa del carattere astioso e nervoso del padre); gli errori dettati dall’incapacità di gestire il grande amore che sia Max che Jenna provano nei confronti di Ezra. Il ragazzino, intelligente ma chiuso nel suo mondo, riesce a scuotere tutti gli adulti che ha intorno: la sua condizione e la sua genuina onestà fanno veramente maturare i suoi parenti. Il viaggio percorso da Ezra e da Max, un viaggio che non cede mai ad episodi inverosimili, ripulisce Max dalla sua istintività e rende il ragazzo più “aperto” al mondo che ha intorno: il mondo di Ezra si fa più ampio e meno rigido, e vediamo come, attraverso una migliore comunicazione ed una maggiore empatia, si possano superare non solo le difficoltà dell’autismo, ma anche gli ostacoli che ci sono tra i cosiddetti “normali”.

Silvio Gobbi