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Architettura dell'Informazione: Francesca Pellegrino speaker al XV Summit nazionale
Architettura dell'Informazione: Francesca Pellegrino speaker al XV Summit nazionale

Architettura dell’Informazione: Francesca Pellegrino speaker al XV Summit nazionale

Sabato 23 ottobre si è tenuto online il XV Summit nazionale di Architettura dell’Informazione. Francesca Pellegrino, esperta di comunicazione, graphic & UX design, è stata invitata come speaker grazie alla selezione di un suo progetto di wayfinding e urban experience realizzato nella città di Perugia.
L’abbiamo intervistata.

Francesca, che cosa è il XV Summit nazionale di Architettura dell’Informazione?

“E’ un evento di rilievo nazionale organizzato dall’associazione Architecta che, dal 2009, riunisce gli esperti di architettura dell’informazione e promuove la cultura della progettazione human-centered (www.architecta.it). Wikipedia parla di architettura dell’informazione come l’organizzazione logica e semantica dell’informazione all’interno di qualunque spazio informativo complesso. Si parla quindi del modo in cui informazioni, documenti, beni e servizi sono organizzati all’interno di spazi complessi per favorire il wayfinding (l’orientamento), la findability (la trovabilità), l’usabilità e la comprensibilità dell’informazione stessa. Architecta è la comunità italiana di professionisti della comunicazione e del design che si dedica alla progettazione di sistemi informativi sia nell’ambito fisico che digitale. In un mondo sempre più connesso e complesso, anche dal punto di vista dei flussi d’informazione, è importante che chi si occupa di comunicazione scelga un approccio multidisciplinare che porti a una progettazione centrata non sui singoli elementi ma sulle relazioni che si instaurano tra essi. All’interno del concetto di relazione rientrano naturalmente le dinamiche sociali, per questo si parla di design centrato sulle persone e di user experience”.

Come si è avvicinata a questa comunità di professionisti?

“Grazie a un percorso di aggiornamento e approfondimento iniziato quattro anni fa all’Università per Stranieri di Perugia dove ho conseguito una laurea in “Comunicazione pubblicitaria e internazionale” discutendo una tesi sperimentale in “Architettura dell’informazione e user experience”. Il tema che ho trattato è il sistema informativo turistico dell’acropoli perugina dal punto di vista della segnaletica fisica, ma anche della comunicazione digitale. Attualmente, mi sto dedicando a un’ulteriore specializzazione nel corso magistrale in “Comunicazione pubblicitaria, storytelling e cultura d’immagine”.

Una curiosità: perché ha scelto un nuovo percorso di studio dopo anni di professione?

“Perché, in una fase di cambiamento, ho sentito forte la necessità di acquisire maggiori strumenti per la comprensione del mondo in cui mi trovo a operare. Un mondo che in trenta anni ha vissuto almeno quattro fasi rivoluzionarie legate a innovazioni culturali e tecnologiche: la globalizzazione digitale, il cambiamento dei riferimenti valoriali, il world wide web, i social network. Avevo la necessità di acquisire le competenze giuste per interpretare profondamente le dinamiche che entrano in gioco quando si lavora nell’ambito della comunicazione”.

Torniamo al summit. Lei è stata invitata a presentare un suo progetto dedicato a…?

“La mia esperienza di formazione e lavoro mi ha portato a coordinare un progetto di architettura dell’informazione pervasiva (cioè realizzata nello spazio urbano) in una zona storica dell’acropoli perugina, grazie al sostegno di un’associazione di quartiere molto attiva e sensibile al tema degli eventi e del turismo. Nel momento in cui è stato possibile inviare candidature ad Architecta, per poter essere invitati come speaker, ho pensato che il progetto “Salotto dei Priori” potesse ben raccontare quanto sia importante coinvolgere, nei progetti turistici, la comunità di cittadini e operatori commerciali. Una comunità che, se ben supportata da esperti, diventa capace di realizzare progetti condivisi e può essere protagonista di un nuovo modo di vivere e promuovere uno spazio urbano. Il progetto consiste in una serie di postazioni, installate lungo Via dei Priori, dedicate al turismo lento, all’orientamento nell’area di riferimento e all’informazione turistica. Lo scopo del progetto è invitare l’ospite a visitare e scoprire una parte del centro storico di Perugia, anche sedendosi in alcuni angoli, per conoscere storie affascinanti e parlare con gli altri. Non più, quindi, un turista di passaggio ma un cittadino temporaneo che porterà con sé l’esperienza vissuta, fatta di socialità ed emozioni, di cibo, d’arte e di artigianato. Un’esperienza completamente inclusiva”.

Come è stata questa esperienza come speaker?

“Impegnativa ed emozionante. Ho presentato il progetto a un’ampia platea di esperti a livello nazionale ed europeo e ho sentito molto la responsabilità di dover essere chiara e incisiva. Il lavoro è stato molto apprezzato perché è totalmente creato dall’impegno di persone appassionate e ricco di aspetti tecnici complessi. Porterò con me questa esperienza, felice di aver raccontato come il senso di appartenenza, l’impegno condiviso e la comune volontà possono fare la differenza”.

Ultima curiosità sul progetto. È stato realizzato ed è visibile visitando Perugia?

“Il progetto è sostanzialmente completo dal punto di vista dell’ideazione e delle autorizzazioni tecniche necessarie. La pandemia, purtroppo, ha bloccato l’ultima fase di trattativa con una grande multinazionale francese intenzionata a finanziare la realizzazione delle sedute con la copertura dell’intero budget. Grazie a un’attività di fundraising anche aziende locali, titolari di attività di prossimità, e alcuni residenti si erano impegnati a dare il loro contributo. Ora, in questa fase di ripartenza, stiamo cercando di finalizzare il progetto in collaborazione con l’Amministrazione comunale. Restiamo ottimisti. Il summit, dove ho presentato il “Salotto dei Priori”, aveva l’intento di promuovere “le buone influenze”. Questo mi sembra lo stato d’animo giusto per pensare al domani e sperare in una prossima realizzazione”.

E per il futuro, continuerà a progettare nell’ambito dell’architettura dell’informazione?

“Assolutamente sì. Con questa disciplina è stato ‘amore a prima vista’ perché permette di vedere tutto con nuovi occhi, considerando la totalità delle possibili prospettive. Questo è oggi fondamentale per creare, in modo professionale, progetti rivolti a un qualsiasi pubblico. L’architettura dell’informazione va al cuore delle situazioni, coinvolge molte discipline come il design, la semiotica, le scienze cognitive, la linguistica, lo storytelling ed è un metodo di progettazione che si applica a tutti gli aspetti della comunicazione. Altra caratteristica molto affascinante è il valore della partecipazione: la progettazione viene fatta ascoltando gli altri, in gruppo, nella collettività, per realizzare un qualcosa che sia veramente condiviso e comprensibile. Acquisire queste competenze e utilizzarle nel fare progetti di graphic design, editoriali o pubblicitari, cartacei o digitali, diventa qualcosa di irrinunciabile perché entra a far parte intimamente del proprio modo di interpretare e raccontare il mondo”.

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