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Cartolina di Gabriele Cipolletta
Cartolina di Gabriele Cipolletta

I settecento anni dalla nascita di Santa Margherita da Cesolo (1325 – 1395)

Santa Margherita nacque nella frazione di Cesolo nel 1325.

Margherita era una bambina povera.

La sua famiglia era di umili origini, di miseri contadini, che le diedero una profonda educazione cristiana e la piccola per sopravvivere faceva la pastorella. A 15 anni, mentre pascolava il gregge, le apparve Gesù sotto le spoglie di un povero pellegrino, che le chiese da mangiare e la piccola gli offrì l’unico pane che aveva. Ritornata a casa affamata, chiese alla madre qualcosa da mangiare. La mamma rispose che in casa non c’era nulla. Margherita la pregò allora di guardare nella madia e con grandissimo stupore la trovarono colma di pagnotte e di una gran quantità di pane da soddisfare i bisogni della famiglia e sfamare i poveri del vicinato.

Margherita era una bambina molto buona ed ubbidiente.

Per non contraddire la volontà dei genitori acconsentì di unirsi in matrimonio con un giovane della città, anche se in cuor suo avrebbe voluto dedicarsi solo al Signore, alla preghiera e ad aiutare i poveri, affamati e bisognosi di tutto. Margherita fu una buona moglie e diventò mamma di una bambina, che educò secondo i principi cristiani. Quando rimase vedova cambiò radicalmente vita e decise di mettersi completamente al servizio dei poveri, dedicandosi anche alla preghiera e alla penitenza. Per essere vicina alla passione di Cristo si infliggeva terribili penitenze e flagelli: camminava a piedi nudi, scalza per le vie del paese (da qui il nome di Margherita la “scalza”), portava il cilicio, dormiva su un letto di sarmenti e per cuscino usava una pietra.

Il suo scopo era pregare ed aiutare i poveri.

A quell’epoca vagavano per le strade tanti vagabondi e disoccupati. Le città erano flagellate dalle guerre, dalle pestilenze e dalle carestie. Sopportò una lunga e dolorosa malattia con grande fede e rassegnazione. Il 5 agosto 1395, in punto di morte, alla richiesta della figlia di lasciarle qualcosa in suo ricordo, si staccò la pelle dei piedi che assunse la forma di calzari con l’impronta di tutte le dita. Subito dopo spirò e fu sepolta con grande seguito di folla nella chiesa di Santa Maria del Mercato, oggi chiesa di San Domenico. Era il tempo di messer Onofrio Smeducci.

La devozione popolare per Santa Margherita fu immediatamente molto forte, viva e sentita. La sua memoria liturgica e la sua festa vennero da subito celebrate il 27 agosto, che passò poi nella tradizione all’ultima domenica del mese. La festa era così importante da essere preceduta il sabato da una grande e rinomata fiera che passò nella tradizione come “Festa e Fiera di Santa Margherita”. Venne arricchita nel tempo da indulgenze, privilegi ed esenzioni che ne divulgarono sempre di più la fama, anche in paesi lontani. Furono introdotte anche particolari manifestazioni che coinvolsero la popolazione e le autorità civili, come un solenne corteo di gente, il sabato sera precedente, con in mano torce accese, una vera processione con la croce in testa dal Palazzo del Regolato a San Domenico, che durò dal 1438 al 1726, quando fu proibita.

La festa di Santa Margherita è segnalata negli Statuti di San Severino del 1427 e per favorire la partecipazione, tra le agevolazioni e i privilegi c’era quella di essere “franca” da alcune limitazioni giuridiche, come ad esempio liberare condannati per reati vari, non gravissimi.

Nel 1585 Sisto V ne ampliò la durata dal 20 agosto al 10 settembre. Poi la festa ha vuto un progressivo ridimensionamento fino alla riduzione a un solo giorno.

Da ricordare che il 14 novembre 1920 le spoglie della Santa vennero traslate nella chiesa parrocchiale di Cesolo, dove Santa Margherita era nata e vissuta. Nei primi anni ’80 le celebrazioni ecclesiastiche e il culto sono stati riavvivati, così come la parte ricreativa e le espressioni festose, sempre molto gradite alla gente si sono rinnovate, ampliate e diversificate, senza però arrivare alla solennità ed alla risonanza dei secoli passati.

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