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Francesco Rapaccioni e Paolo Properzi assieme al sindaco Rosa Piermattei
Francesco Rapaccioni e Paolo Properzi assieme al sindaco Rosa Piermattei

Francesco e Paolo, un passo condiviso nel segno dei diritti

Ci sono giornate che, pur nella loro apparente semplicità, riescono a raccontare qualcosa di più grande di una singola vicenda personale. Come ad esempio è accaduto a San Severino dove Francesco e Paolo hanno preso un impegno formale reciproco nel vincolo dell’unione civile.
Una cerimonia raccolta, quella svoltasi nella “Sala rossa” del palazzo comunale, attraversata dall’emozione di chi sa che certi traguardi non rappresentano solo un momento privato, ma anche una tappa di un cammino collettivo fatto di diritti, dignità e libertà.

A dieci anni dall’approvazione della legge Cirinnà, l’unione di Francesco Rapaccioni e Paolo Properzi – sancita dal sindaco Rosa Piermattei – è la prima della città settempedana: un evento che assume così un significato particolare nella storia recente della comunità locale. Ma al centro di questa giornata non c’è un primato. Ci sono due persone, una storia condivisa, una scelta maturata nel tempo.

Francesco, come sappiamo, è molto conosciuto e stimato a San Severino, a non solo. Da anni dirige con passione e competenza le stagioni dei Teatri, contribuendo a fare della cultura uno spazio di incontro, dialogo e crescita per l’intera collettività. Attraverso spettacoli, stagioni teatrali, progetti e collaborazioni, il suo lavoro accompagna da tempo la vita culturale cittadina, e non solo, costruendo “ponti” e relazioni, alimentando quella trama invisibile che tiene insieme una comunità. Accanto a lui c’è Paolo, compagno di vita e di professione.

Entrambi operatori del diritto, condividono ogni giorno il rigore del lavoro, ma soprattutto un percorso umano fatto di fiducia, ascolto e reciproco sostegno. Valori che hanno trovato nella cerimonia celebrata dal sindaco il loro riconoscimento pubblico e istituzionale.

In municipio, sabato 30 maggio, tra sorrisi, abbracci e sguardi colmi di commozione, si è percepita la forza discreta delle cose autentiche. Nessuna rivendicazione gridata, nessun gesto eclatante. Soltanto la naturalezza di un legame carico di maturità e sensibilità.