All’inizio qualcuno dei baby studenti dell’Ic Padre Tacchi Venturi in Piazza del Popolo, in attesa dell’ingresso al teatro Feronia con in testa la baby sindaco Viola Rosoni, era un po’ preoccupato: «Dentro che faranno? Parleranno sempre?». Poi, però, complice anche l’atteggiamento incoraggiante di insegnanti e dirigente Catia Scattolini, alla testa del gruppone del Venturi, si sono tranquillizzati, grazie anche al badge della coccarda tricolore sul petto che ha dato loro la giusta importanza. Passato un breve momento di smarrimento anche da parte di una docente che aveva lasciato il documento di riconoscimento a casa («Mi è rimasta la carta d’identità nel portafogli che non ho preso perché non dovevo comprare nulla…»), ma entrata in gruppo al Feronia perché ovviamente presente nella distinta della comitiva del Venturi, il drappello ha preso diligentemente posto nei palchi assegnati.
Le misure di sicurezza non erano così ferree, del resto chi potrebbe attentare alla vita di un presidente che alla veneranda età di quasi 85 anni resta ancora al suo posto per un mandato bis invece che decidere di trascorrere momenti distensivi con i nipoti e che non può più contare neanche sulla consorte Marisa, scomparsa nel 2012, sostituita come first lady dalla figlia Laura e la cui famiglia tanto ha dato al desiderio di libertà di un paese al punto di vedersi privare anche del fratello Piersanti, presidente della regione Sicilia, vittima della mafia nel 1980?
In teatro, dopo il saluto scambiato dai vertici del Venturi con il past preside Sandro Luciani, alla testa a sua volta di una rappresentanza dell’Itts Divini e del Pocognoni di cui è reggente, per il quale l’unico neo «è stata la mancata possibilità di sfoggiare lo striscione di benvenuto al capo dello stato perché in teatro non sono ammesse le aste di supporto dello striscione in quanto corpi contundenti…» – ma il bel pensiero per Mattarella resta – gli studenti del Venturi, uno dei quali elegantissimo con un coordinato giacca-pantalone acquistato il giorno prima proprio per l’occasione, hanno sventolato con grazia le bandierine tricolori e non si sono persi il senso del discorso del presidente, giunto al termine di una serie di interventi.
Dal neo eletto presidente della Provincia Alessandro Gentilucci al benvenuto del sindaco Rosa Piermattei, per proseguire con il presidente della Regione Francesco Acquaroli, lo storico locale Matteo Petracci e gli intermezzi alla fisarmonica di Daniele di Bonaventura il cui sottofondo ha accompagnato anche la lettura, da parte dell’attore Neri Marcorè, di alcune lettere alle proprie famiglie di giovani partigiani catturati e fucilati dai nazifascisti. Interessanti i riferimenti del Capo dello Stato, oltre che ai partigiani della resistenza, ai contadini deportati dai tedeschi per lavorare alla Linea Gotica di opposizione all’avanzata degli Alleati, alle donne e alle famiglie colpite dalla violenza della guerra, fino ai sacerdoti e ai militari caduti. Tra questi, anche don Enrico Pocognoni a cui è intitolato l’istituto professionale e i carabinieri Glorio Della Vecchia e Pasquale Infèlisi.
La via indicata dal presidente Mattarella «ora e sempre Resistenza. Il passato non è mai morto, non è neanche passato. Ciò che è accaduto non svanisce ma vive nelle conseguenze che ha prodotto. Il passato ha plasmato il presente» ricordando che il 25 aprile è la festa di tutti, è quella che anche gli studenti del Tacchi Venturi hanno condiviso con tanti applausi.
A cui si è aggiunta la nota di colore all’uscita di Sergio Mattarella dal Feronia, prima dell’ultimo saluto alla cittadinanza al fianco del ministro della Difesa Guido Crosetto, che lo ha scortato per tutta la durata della visita settempedana: la presenza di alcuni baby della scuola dell’Infanzia con le rispettive insegnanti, che hanno avuto l’onore di ascoltare le parole del capo dello stato appena prima del suo ritorno nella capitale.
Lu.Mus.
Il Settempedano





