Nella mattinata di sabato 25 aprile la città di San Severino Marche è stata protagonista di un evento di grande importanza: la presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la celebrazione della Festa della Liberazione. Dopo aver deposto la corona d’alloro al Monumento ai caduti della Resistenza di Arnaldo Bellabarba, il Presidente si è recato al teatro Feronia per la cerimonia.
La sala era gremita di sindaci, parlamentari, i vescovi delle diocesi di Macerata e Camerino-San Severino, diverse autorità civili e militari, scolaresche e cittadini. Insieme al Presidente, era presente il Ministro della Difesa Guido Crosetto.
Ad aprire la cerimonia, è stato Alessandro Gentilucci, presidente della provincia di Macerata. Egli ha evidenziato l’importanza di quei giovani che, ottantuno anni fa, combatterono per riappropriarsi di un futuro apparentemente irraggiungibile ed ha rimarcato il «filo invisibile e tenace che lega le generazioni della liberazione a quelle odierne. Un filo che stringe i nonni ai nipoti e testimonia la grandezza delle genti maceratesi anche e soprattutto i momenti difficili, come quelli segnati dalle grandi calamità. Questa è la terra di chi ha perso tutto, ma ha riscoperto una resistenza e un coraggio antichi che ci hanno condotto verso la rinascita. In un momento storico quale quello che viviamo, segnato da guerre e distruzione, ricordare il 25 aprile significa onorare il sacrificio di chi anche a costo della propria vita ha costruito un’Italia democratica ammonendoci sull’inutilità delle guerre e insegnandoci il valore della pace della libertà e della democrazia».

Successivamente, è intervenuta Rosa Piermattei. Il sindaco settempedano ha ringraziato il Presidente e tutte le autorità per la loro presenza, ricordando l’importanza del conferimento della Medaglia d’oro al merito civile per i settempedani. Una medaglia che «riconosce il valore di una popolazione che nei mesi bui dell’occupazione non si piegò, ma scelse la via della dignità offrendo assistenza ai combattenti e protezione ai perseguitati, pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane e sofferenze. In questa giornata di memoria il nostro pensiero va a chi della libertà è stato custode infaticabile: desidero ricordare innanzitutto la figura di Bruno Taborro, scomparso il 26 aprile 2014».
Bruno Taborro, partigiano settempedano, storico presidente della locale sezione Anpi “Cap. Salvatore Valerio” (attualmente retta da Donella Bellabarba), fu «vice comandante del Battaglione Mario, e fu tra i protagonisti di quella lotta contro l’oppressione nazifascista che ebbe nelle nostre montagne, e in particolare sul Monte San Vicino, uno dei suoi teatri. La sua vita è stata una lezione costante di democrazia e impegno civile per le giovani generazioni», ha sottolineato Rosa Piermattei. Infine, il sindaco ha ricordato l’eterogeneità del Battaglione Mario, il forte impegno della popolazione civile settempedana nell’aiutare partigiani, perseguitati politici e razziali (come la famiglia del dottor Mosè Di Segni) durante la guerra.
Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha ribadito la centralità dei valori e dei principi democratici incarnati dal 25 aprile e dalla costituzione italiana, sottolineando che «le celebrazioni di oggi ci richiamano necessariamente ad una riflessione sulla difficile epoca che stiamo attraversando. Epoca nella quale riemergono spettri del passato che pensavamo definitivamente scacciati, su cui la forza del diritto internazionale è messa in discussione dagli stessi che, per primi, dovrebbero difenderla. Le democrazie fanno i conti con minacce sempre più insidiose. Le guerre, i conflitti, lo spirito di sopraffazione, i bombardamenti contro civili inermi sono tornati prepotentemente d’attualità e tutto questo sta accadendo ormai da più di quattro anni anche nel cuore d’Europa, non molto lontano dai nostri confini. Ecco perché penso che la giornata odierna non debba limitarsi ad un doveroso esercizio della memoria, ma che debba essere uno strumento vivo e concreto di testimonianza, l’occasione per rinnovare un impegno e una responsabilità condivise».
Lo storico Matteo Petracci ha ricostruito in maniera succinta e precisa le tappe della resistenza marchigiana, le sue peculiarità, il suo notevole contributo alla liberazione nazionale dal nazifascismo e, non da ultimo, il ruolo della popolazione delle campagne: «larga parte della popolazione delle campagne si rende protagonista di una azione corale di resistenza civile. Soldati italiani in fuga dai rastrellamenti nazifascisti e prigionieri di guerra e internati fuggiti dai campi di prigionia vengono accolti. Sono intere famiglie a mobilitarsi, interi borghi. Il mondo mezzadrile che per secoli aveva sviluppato l’attitudine a nascondere come strategia di sopravvivenza fa ciò che sa fare, li nasconde e li protegge, mosso da quel sentimento religioso cattolico, universale per definizione, che permea le campagne e fa da argine alla propaganda razzista del fascismo».
Petracci ha inoltre sottolineato come il territorio di San Severino sia stato uno dei centri più organizzati nella resistenza marchigiana, ribadendo le caratteristiche del Battaglione Mario, formato da «soldati italiani, antifascisti del posto, ex prigionieri di guerra britannici, sovietici e jugoslavi, preti e carabinieri, civili fuggiti dai campi di internamento per stranieri, l’imprenditore Enrico Mattei, ebrei scampati alla deportazione ad Auschwitz, un disertore austriaco e alcuni sovietici e etiopi portati in Italia per l’Esposizione coloniale di Napoli. Una formazione mista, plurale, all’interno della quale si parlano diverse lingue e si professano le principali religioni monoteiste, amalgamata intorno al loro comandante, il perseguitato politico antifascista Mario Depangher. Un anno, poco meno, trascorso senza perdere di vista le ragioni più profonde della lotta, come testimoniato da documenti e fotografie d’epoca che rimandano alla fratellanza e alla solidarietà tra i popoli. Una lezione valida ancora oggi. contro il suprematismo e contro il bellicismo che ne consegue».
Tra gli interventi delle istituzioni e il discorso di Matteo Petracci, c’è stato il momento musicale di Daniele Di Bonaventura (la ballata triste dedicata ai martiri della resistenza) e la lettura, da parte di Neri Marcorè, degli scritti sulla resistenza di Giorgio Bocca. Terminato l’intervento di Petracci, Marcorè ha letto le lettere dei giovani partigiani condannati a morte, con l’accompagnamento musicale di Daniele Di Bonaventura.
Dopodiché, ha preso la parola il presidente Sergio Mattarella, di cui scriveremo nel prossimo articolo.
Silvio Gobbi
Il Settempedano











