Cosa succede quando un libro smette di essere solo un oggetto da leggere e diventa anche un codice da attivare? Il 17 aprile scorso è arrivato nelle librerie Esecuzione (Argolibri, collana Fari), l’opera prima di Andrea Capodimonte. Non un semplice romanzo, ma un esperimento di letteratura post-umana che sovverte il rapporto tra autore, lettore e macchina.
Esecuzione si presenta come un’opera duale. Ogni testo contenuto nel libro è scritto per essere goduto dalla sensibilità umana come poesia o narrazione distopica, ma nasconde una seconda natura: è strutturato come un prompt. Se dato in pasto a un’intelligenza artificiale generativa, il testo agisce come un comando, producendo immagini, variazioni testuali o nuovi scenari digitali.
Attraverso la figura di Primordium, un’entità artificiale che emerge dal misterioso Nexus-9, Capodimonte guida il lettore in un viaggio perturbante: dal “Collettivo Poesia Crudele”, che tenta di insegnare il dolore alle macchine, fino al “Teatro Neurale Involontario”, il libro esplora la perdita di identità nell’era digitale, il desiderio di trascendenza tecnologica e il confine, sempre più labile, tra creatività organica e sintetica.
Andrea Capodimonte, caporedattore di Argolibri e studioso di linguaggi multimediali, sperimenta da anni le interazioni tra parola e codice, dai tempi della guerriglia semiotica condotta su Facebook contro le derive razziste seguite all’attentato di Luca Traini ai recenti set di ai-poetry-jockey durante le ultime edizioni del festival internazionale di poesia La Punta della Lingua.
Con Esecuzione, Capodimonte porta a compimento una ricerca iniziata con performance di live coding e reading interattivi presentati in vari festival di ricerca letteraria.
La scheda editoriale al link
Il Settempedano

