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Ugo Bassi e Alessandro Gavazzi
Ugo Bassi e Alessandro Gavazzi

Due monaci garibaldini rinchiusi nel convento dei Padri Barnabiti annesso alla Madonna dei Lumi

di Alberto Pellegrino

Forse pochi ricordano o sanno che San Severino ha ospitato per qualche tempo due illustri personaggi del nostro Risorgimento rinchiusi nel Convento dei Padri Barnabiti annesso al santuario della Madonna dei Lumi con il divieto di celebrare messa e predicare in pubblico fino al 1846, fino a quando l’amnistia per i reati politici concessa da papa Pio IX ha comportato la loro liberazione. Questo evento diviene noto in occasione delle celebrazioni del 1847 allestite per il secondo centenario dell’Incoronazione della Vergine dei Lumi che si apre con una solenne processione notturna del 25 settembre dal centro cittadino al santuario con la partecipazione del vescovo di San Severino e dell’arcivescovo di Camerino, dei delegati pontifici di Camerino e Macerata, del Gonfaloniere e della Guardia civica di recente istituzione.

L’interno del santuario viene sfarzosamente addobbato con sete, velluti e damaschi colorati e ornati con guarnizioni d’oro e argento, una fantasmagoria di colori esaltata dalla luce di 25 lampadari e centinaia di candele. All’esterno sono illuminate le facciate del Santuario, dei conventi e delle ville; 200 fiaccole sono disposte lungo la strada che collega il santuario alla Piazza; fanali sono accesi sulla torre civica e lungo le mura urbane. Numerosi “globi aerostatici” s’innalzano nel cielo e molti falò punteggiano le campagne, mentre scritte luminose inneggianti alla Vergine Maria sono collocate sulle facciate delle chiese e dei palazzi nobiliari.

Si coglie questa occasione per organizzare manifestazioni civili con concerti della Banda cittadina, corse di cavalli, gare del pallone al bracciale, fuochi d’artificio; per mettere in scena nel Teatro Feronia l’opera “patriottica” I Lombardi alla prima crociata di Verdi con il celebre soprano Elisabetta Parodi Archibugi e il tenore concittadino Ettore Marcucci. Appaiono anche scritte che inneggiano al papa “liberale” Pio IX definito dal Gonfaloniere “Uomo mandato da Dio… per compiere le nostre comuni speranza”, al quale sono dedicate anche diverse poesie di contenuto patriottico.

Per l’occasione Padre Ugo Bassi può parlare in pubblico e indirizza una ode alla Madonna dei Lumi nella quale accenna al suo esilio sanseverinate (Oh mia luce! Un tempo io sorsi / qui dal turbo e le procelle / e mi piansi al tuo bel piè… / Volse sette giri il sole / Sette volte il verno e ‘l verde / Io rividi in terra e in mar”), dove fa anche un cenno alle speranze legate al nuovo pontificato: “Ecco lucente / L’anno esalta: un cielo è Italia / Armonioso e Roma è un sol”.

Padre Ugo Bassi

Padre Ugo Bassi (1801–1849), entrato nell’Ordine dei Padri Barnabiti, studia filosofia e teologia, pronuncia i voti nel 1821 e viene ordinato sacerdote nel 1825. In breve si afferma come poeta e saggista, soprattutto diventa un celebre ed elegante predicatore dal carattere esuberante apprezzato in numerose città italiane soprattutto dai giovani per la denuncia dei mali della società e per le idee politiche ritenute pericolose e offensive dal governo pontificio. Con il suo spirito di ribellione e con l’arte oratoria affascina gli uditori per la vivezza delle immagini, la passionalità dei toni, la teatralità del gesto e nel 1835 pronuncia nella Cattedrale di San Petronio a Bologna una violenta invettiva contro la “iniqua Roma, avara metropoli, sentina di vizi”, suscitando le ire del cardinal Spinola che, non soddisfatto della giustificazione fornita dal monaco che aveva detto di essersi riferito alla Roma idolatra dell’antichità, denuncia il monaco presso la Segreteria di Stato per queste espressioni ritenute “rivoluzionarie”. Bassi viene richiamato a Roma per giustificarsi, ma le sue idee politiche suscitano l’ostilità dei Gesuiti e della Lega cattolica, che l’accusano di aderire allo spirito della Giovine Italia. Nel marzo del 1840, di nuovo a Bologna, Bassi dà origine ad altri incidenti che provocano l’intervento della polizia e generano nuove polemiche, per cui il 21 maggio 1840 viene raggiunto a Perugia dal divieto di predicare negli Stati pontifici e dall’obbligo di trasferirsi nel Collegio barnabitico di San Severino dove, con un intervallo di tre anni, rimane stabilmente dal 1844 al 1847. Ottiene un’udienza da Pio IX che lo autorizza a tornare a predicare negli Stati pontifici, per cui rientra a San Severino da uomo libero e può prendere parte come predicatore ai festeggiamenti del settembre 1847.

Nel 1848 si trasferisce in Ancona, dove tiene prediche piene di amor patrio e di esaltazione del pontefice che ha benedetto l’Italia. Nella città dorica ritrova il suo amico e confratello Padre Alessandro Gavazzi, anche celebre predicatore, conosciuto in passato, il quale, per una predica tenuta in Ancona nella quale aveva attaccato le autorità pontificie, nel 1845 è stato relegato anche lui nel Convento di San Severino fino al 1847 per poi ritornare libero a seguito dell’amnistia.

Sempre in Ancona Bassi si aggrega alla truppe pontificie che partecipano alla prima guerra d’indipendenza, passando con altri volontari a Senigallia, Rimini, Cesena, Faenza e Bologna sempre pronunciando discorsi patriottici che promuovono la concordia e l’amore fra i cittadini, l’unione tra clero e laici, fra religione e libertà. Raggiunge i campi di battaglia e viene ferito nella battaglia di Treviso, quindi si reca a Venezia dove scrive poesie e articoli, visita gli ospedali, tiene discorsi per infiammare gli animi a favore dell’indipendenza italiana.

Tramontate le illusioni in Carlo Alberto e in Pio IX, una volta crollato il mito del papa liberale e del sovrano difensore dell’Italia, Bassi si convince che l’unica possibilità di far trionfare la causa italiana sia la proclamazione della repubblica, espressione della volontà popolare. Pronuncia ancora discorsi di propaganda patriottica e, quando arriva la notizia della proclamazione della Repubblica Romana, si reca a Roma e diventa il cappellano della Legione garibaldina e fa di Garibaldi il suo nuovo idolo (“Questo è l’eroe, cui cercando andava l’anima mia). Lo segue nei combattimenti di Palestrina, Velletri e Roccasecca, dove viene ferito a un piede; partecipa ai combattimenti sul Gianicolo fino alla resa di Roma, prestando assistenza religiosa ai combattenti. Il 2 luglio pronuncia l’elogio funebre per la morte di Luciano Manara e ha dure parole contro i Francesi e il governo pontificio responsabili della caduta della Repubblica.

Carlo Ademollo L’arresto di Ugo Bassi a Comacchio

Segue Garibaldi nella ritirata verso Venezia, ma si allontana da lui insieme col capitano Giovanni Livraghi, così che i due sono arrestati a Comacchio dai carabinieri pontifici e condotti al comando austriaco di Bologna, dove sono sottoposti a un formale interrogatorio, ma sono condannati a morte senza un regolare processo. Il 18 agosto 1849 i patrioti sono fucilati dagli austriaci senza avvertire le autorità ecclesiastiche, mettendole di fronte al fatto compiuto e violando l’immunità di cui in quel tempo godono i sacerdoti. La sua tomba diviene meta di pellegrinaggi da parte di patrioti che considerano Ugo Bassi una figura mitica del nostro Risorgimento.

La fucilazione di Ugo Bassi

Diversa sorte tocca a Padre Alessandro Gavazzi (1809-1889) che accorre anche lui a Roma in difesa della Repubblica e combatte a fianco di Garibaldi. Dopo la caduta della Repubblica, riesce a rifugiarsi a Londra dove vive in esilio fino al 1859. Rientra in Italia allo scoppio della seconda guerra d’indipendenza e presta servizio come cappellano militare nei Cacciatori delle Alpi di Garibaldi, quindi nel 1860 partecipa alla Spedizione dei Mille.

Le prediche di Alessandro Gavazzi

Ridotto allo stato laicale, si avvicina ai Fratelli delle Chiese Cristiane Libere; successivamente si propone di riunire tutti i protestanti italiani, fondando la Libera Chiesa Cristiana d’Italia che si scioglierà poco dopo la sua morte.

Alessandro Gavazzi in abiti laici