«Ormai di… campionati ne sono passati tanti – è il ricordo dell’allora presidente del Milan Club San Severino, Nando Montedoro -. Non mi chiedete che anno fosse ma era il Milan di qualche stagione dopo quella della Stella. La squadra al completo era attesa all’Hotel Villa Quiete di Montecassiano. Il Milan Club Montecassiano e il nostro si prepararono ad accoglierlo. Io c’ero con mia figlia Raffaella piccina. Pensate che mi attrezzai anche da… autista. Andai personalmente a prelevare a Perugia il team manager Silvano Ramaccioni per condurlo a destinazione. Gestivamo il Milan Club San Severino in… rosa ristretta: io, Mario Cipolletta, Silvano Traversi, Salvatore Greco. Il Milan fece tappa al Villa Quiete per poi visitare altri luoghi “rossoneri” dei dintorni. E c’era anche il capitano, Franco Baresi, impossibile da dimenticare».
Anni dopo la presidenza di Nando divenne presidentessa del Milan Club San Severino sua figlia Raffaella, che ha avuto l’opportunità di vivere la “galassia” rossonera fino ai ruoli apicali in diverse occasioni con grande soddisfazione. Franco Baresi era il simbolo silenzioso di un mondo vissuto attraverso tutte le tappe di una lunga vita. I trionfi, tanti, ma anche le disfatte, le due discese agli inferi della cadetteria per motivi sportivi e non. Ebbene, il Capitano è rimasto sempre a capo del vascello, uomo di altri tempi e forse per questo strappato alla vita terrena prematuramente perché lontano dai suoi futili valori.
Potremmo continuare per tante altre righe ad encomiarlo, lui che ha avuto solo due maglie, quella rossonera e l’azzurra della nazionale, ma basta un aneddoto per far capire il suo attaccamento disinteressato a ciò a cui ha sempre creduto e di cui è stato il simbolo. All’atto del rinnovo del contratto firmava in bianco dicendo al presidente: «Metta lei la cifra che ritiene opportuna». In questo sta la differenza tra l’uomo Franco Baresi e le “figurine” di oggi. Addio, Kaiser Franz, ci hai insegnato molto.
L.M.
Il Settempedano

