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Il professor Giammario Borri
Il professor Giammario Borri

Il prof Giammario Borri: “Non sono i pieni a farti vincere, ma gli strazi del cuore che pesano”

In occasione di una recente iniziativa dedicata alle donne di oggi, fra eccellenze e quotidianità, il rettore dell’Uteam, prof Giammario Borri, è intervenuto per delineare il ruolo delle donne tra storia, fede e contemporaneità. Su questo suo excursus gli abbiamo posto alcune domande.

Secondo la tradizione biblica, qual è il ruolo originario della donna?

“La Bibbia presenta uomo e donna come creati insieme a immagine di Dio. Non c’è una gerarchia originaria, ma una complementarità. Secondo una tradizione la donna viene creata a completamento dell’uomo, mentre secondo un’altra vengono creati insieme. Il messaggio principale resta quello dell’unità: “maschio e femmina li creò”.

Spesso si pensa alla figura femminile come subordinata. È davvero così nella Bibbia?

“In realtà no. Se studiamo attentamente, troviamo figure femminili forti e decisive. Eva, ad esempio, è capace di scegliere e assumersi responsabilità. E poi ci sono donne come Sara, Raab, Debora, Ruth, Betsabea, Giuditta, Ester e Susanna: tutte protagoniste di storie di coraggio, fede e intelligenza. Non sono figure marginali, ma centrali”.

Anche nei Vangeli emergono figure femminili importanti?

“Assolutamente sì. Pensiamo a Maria, che accetta con coraggio il proprio destino, o a Maria Maddalena, testimone della resurrezione. E persino San Paolo arriva a riconoscere l’uguaglianza: “Non c’è più uomo né donna, perché tutti siete uno in Cristo”.

Come evolve il ruolo della donna nel corso della storia?

“Nell’antichità e nel Medioevo le donne sono spesso limitate, ma dopo l’anno Mille assistiamo a un cambiamento. Il Duecento è stato definito “tempus muliebre”: emergono figure straordinarie come Chiara d’Assisi, Ildegarda di Bingen, Elisabetta d’Ungheria e Angela da Foligno. Attraverso lettere e testimonianze scopriamo un mondo femminile ricco di autonomia e iniziativa. E’ il tempo della “femminilizzazione della santità”.

Questo cambiamento ha avuto effetti anche nella società?

“Certamente. Nel tempo, anche a livello locale, le donne hanno assunto ruoli sempre più rilevanti fino ad arrivare a una presenza significativa nelle istituzioni e nei luoghi decisionali. Oggi il loro valore è riconosciuto: non si tratta più solo di rivendicare diritti, ma di prendere atto di una realtà consolidata e di riconoscerne meriti e carismi”.

Lo sport rappresenta un ambito emblematico di questa evoluzione?

“Sì, lo sport è uno specchio molto chiaro. Le atlete italiane alle Olimpiadi hanno ottenuto risultati straordinari, dimostrando talento, determinazione e capacità di superare ostacoli. Non si tratta solo di medaglie, ma di storie di sacrificio, resilienza e direi quasi “ferocia”, perché non sono i pieni a farti vincere, ma i vuoti che hai dentro, gli strazi del cuore che pesano. E lo sport insegna a sciare sui dolori, non c’è modo di frenare, devi sentirli tutti sino alla fine”.

Può fare qualche esempio?

“Atlete come Federica Brignone e Francesca Lollobrigida mostrano come esperienza e resilienza possano diventare forza vincente. E giovani come Flora Tabanelli dimostrano che credere nei propri sogni può portare lontano.

Qual è il messaggio più importante che emerge da queste esperienze?

“Che le donne non sono più promesse, perché ormai sono diventate assolute protagoniste della storia. Non chiedono spazio: se lo prendono con merito e competenza. È un cambiamento profondo, un vero cambio di paradigma”.

Possiamo parlare di una “rivoluzione silenziosa”?

“Più che silenziosa, oggi è evidente. Le Olimpiadi lo hanno confermato: le donne sono protagoniste della storia, come in realtà sono sempre state. Oggi sono certezze, garanzia, con la loro maturità, intelligenza, strategia “feroce”. E le storie vere, autentiche, delle nostre protagoniste femminili alle recenti Olimpiadi invernali dimostrano che il loro valore non può essere più messo in discussione, come le loro eccellenze. La donna oggi sa perfettamente che “se non hai paura di perdere non meriti di vincere” (B. Borg)”.

La sua relazione sarà riproposta integralmente in sede Uteam