Lungo il corso del fiume Potenza, un chilometro circa a monte di San Severino, c’è una stretta valle conosciuta come valle dei Grilli. Il fosso di Sant’Eustachio, che vi scorre, ha scavato una profonda cesura tra il monte Sant’Apollinare, il monte D’Aria e il monte di Crispiero. Questa permette di raggiungere nella maniera più breve il valico di Torre Beregna – o Torre Troncapassi – già in epoca medievale punto di confine tra il Comune di Saneverino e il ducato camerte. La valle era percorsa dalla cosiddetta “via dritta” medievale Ancona-Roma, nel tratto tra San Severino e Camerino.
E’ opinione degli storici che, almeno fin dall’epoca romana, sfruttando le grotte naturali scavate dall’acqua vi si sia esercitata l’attività di estrazione del calcare: prova ne sono, oltre agli evidenti segni che si rilevano all’interno delle grotte e ai rinvenimenti archeologici, il fatto che sul sedime dell’antica città di Septempeda vi siano elementi costruttivi ricavati dal calcare della valle, ricco tra l’altro di fossili a partire dal Mesozoico fino al Quaternario.

Scritta di probabile origine romana all’imbocco della grotta adiacente alla chiesa, il cui significato è attualmente in fase di interpretazione da parte dell’archeologo Enzo Catani
In epoca medievale, sul luogo dove i cavatori avevano presumibilmente ricavato delle piccole abitazioni o rifugi, è sorto un eremo benedettino – gli storici ipotizzano fondato da seguaci di San Romualdo – su un preesistente luogo sacro retaggio della cultura longobarda. Quest’ultima ipotesi deriva dalla primitiva dedicazione del romitorio, ovvero “San Michele de Domora”, che evoca senza dubbio il culto micaelico in grotta, caratteristico di quelle popolazioni di origine nordica. La denominazione “de Domora” – con tutta evidenza derivante dal termine latino domorum – probabilmente allude al nucleo di abitazioni dei cavatori e dei lapicidi che qui, come abbiamo visto, operavano fin dai secoli anteriori.
Il monastero, stretto com’è nella valle, non aveva terre coltivabili e proprio perché si trovava su un’arteria divenuta di primaria importanza per i traffici commerciali e frequentata via di pellegrinaggio, tra i secoli XI e XIII, ebbe un grande sviluppo con l’acquisizione di numerosissimi beni fondiari. Con tutta probabilità, a questo ultimo caposaldo temporale si deve far risalire l’ampliamento due-trecentesco della chiesa, con la caratteristica facciata occidentale a strapiombo sulla strada, che ancora oggi vediamo. La collocazione su questa via, però, fu anche motivo della decadenza dell’abbazia, in primo luogo perché l’assistenza prestata ai viandanti finì per assorbire la gran parte delle sue ricchezze. L’insediamento, sullo scorcio del secolo XIV, era gravemente carente di risorse economiche ed umane; l’ultimo gruppo di monaci lo lasciò nel 1393 per riunirsi ai confratelli di San Lorenzo in Doliolo, cosicché l’abbazia finì per essere depredata a più riprese da briganti e soldataglie di passaggio.

Disegno eseguito alla metà del secolo XIX dall’architetto Angelo Angelucci di Todi; vi si sintetizzano le ipotesi sull’evoluzione della chiesa. Gli appunti a penna sono di pugno del conte Severino Servanzi Collio, il quale erroneamente riteneva che la colombaia fosse una fornace per la calce
La chiesa di Sant’Eustachio e il prezioso ambiente della Valle dei Grilli sono tra i contesti del proprio territorio più amati dalla popolazione settempedana e, forse anche per questo, maggiormente studiati fin dal secolo XVII. Si devono al conte Severino Servanzi Collio e, successivamente, all’abate cistercense di San Lorenzo in Doliolo Alberico Amatori, una prima serie di studi e di indagini, oltre che provvidenziali lavori di consolidamento e restauro eseguiti nel secolo XIX. Oltre a studi di natura storica, la valle è stata oggetto di precoci ricerche di tipo geologico e paleontologico a cura di Giancarlo Canavari; a metà dello stesso secolo usciva a stampa un saggio di analisi dell’evoluzione architettonica della chiesa.

Foto della Valle dei Grilli in cui si distinguono a destra la chiesa di Sant’Eustachio e a sinistra la torre colombaia ancora quasi integra nel suo sviluppo circolare (foto dal web)
Negli anni ’50 del Novecento si sono anche effettuate, grazie a Gualberto Piangatelli, alcune prime indagini di natura archeologica nelle grotte maggiori della valle. Non va poi sottaciuto il prezioso lavoro di Andrea Catorci, docente dell’ateneo camerte, che, affiancato dai propri collaboratori, nel 2002 ha compiuto un approfondito lavoro di ricerca su ambiente e vegetazione della valle.
L’analisi ha restituito risultati sorprendenti per la ricchissima biodiversità, giustificando ampiamente la scelta già fatta dalla Regione Marche nel 1974 nel dichiararla “Area floristica protetta” ai sensi della LR 52/74. Per quanto concerne gli altri aspetti di tutela, sul comprensorio insistono vincoli ai sensi delle Leggi 1497/39 e 1089/39, questi ultimi relativi in particolare alle grotte. La chiesa di Sant’Eustachio con i resti abbaziali è sottoposta a vincolo monumentale già dal 1913.
La valle, in cui si sono registrate alcune cadute di massi negli anni scorsi che ne hanno determinato la chiusura al transito con un’ordinanza del sindaco settempedano nel 2019, è in questo momento oggetto di lavori di messa in sicurezza di alcuni punti critici, opere che dovrebbero terminare in breve. Ciò restituirà alla fruizione un ambiente di grande pregio, che, per questo motivo, è centro d’esperienza del CEA (centro di educazione ambientale) “Valle dei Grilli e dell’Elce” e che, ultimamente, è stato inserito nel tracciato dei numerosi cammini che interessano dell’entroterra provinciale.

Il logo del Centro di Educazione Ambientale che nella Valle dei Grilli ha un proprio Centro d’esperienza

Attività di educazione ambientale tenuta dal Circolo “il Grillo” di Legambiente nel Cea, Centro d’Esperienza nella Valle dei Grilli
(AI free)
Luca Maria Cristini
Il Settempedano



