Un thriller provocatorio, dove è difficile distinguere la realtà dalla menzogna, un’opera che non fa nessuno sconto: After the Hunt – Dopo la caccia, è il nuovo film diretto da Luca Guadagnino e scritto da Nora Garrett. Un’opera intenta a suscitare polemiche, fondata sul cinismo e sul dubbio, sulle fragilità e sulle ombre, dove non esiste una netta distinzione tra buoni e cattivi.
Alma (Julia Roberts in una delle sue migliori performance) è una professoressa di filosofia dell’Università di Yale, Hank (Andrew Garflield) è un suo collega, e Maggie (Ayo Edebiri) è una dottoranda di Alma, prossima alla tesi di dottorato. Un giorno, dopo una festa a casa di Alma, Hank (palesemente ubriaco) accompagna a casa Maggie: il giorno dopo, Maggie dice ad Alma di essere stata stuprata da Hank. L’uomo nega e afferma che la ragazza lo stia accusando di stupro perché, in verità, egli ha scoperto che la tesi della giovane ricercatrice è un plagio: si scatena il caos e le vite dei tre personaggi vengono stravolte.
After the Hunt è caratterizzato da una regia di alto livello, precisa nei movimenti e nelle inquadrature, tali da dare efficacemente corpo alla tensione della trama: ogni ambiente è curato nei minimi dettagli e lo sviluppo degli eventi è scandito con cura.
Come scritto, in After the Hunt non c’è nessuna parte giusta, ed ogni protagonista mostra la propria meschinità: anche le menti più brillanti della nostra società possono comportarsi in maniera infima, non c’è ideologia che possa frenare i più bassi istinti quando prendono il sopravvento. Ognuno pensa per sé in quest’opera. La preponderante presenza della musica e dei rumori è indice di questo egoismo: la colonna sonora è invadente, capace di coprire le parole dei protagonisti, rendendo in certi momenti difficile comprendere i dialoghi. Una “sordità rumorosa” che sottolinea come tutti i protagonisti siano incapaci di ascoltare il prossimo, chiusi nella propria bolla, nelle proprie posizioni, nei propri desideri, alla faccia di ogni morale ed etica.
Nel corso del film, ogni personaggio è sia vittima che carnefice, e quando sembra delinearsi la verità, le carte vengono nuovamente mescolate, sfumando sempre la distinzione tra percezione e realtà, tra bugia e verità (seguendo la scia di Alfred Hitchcock e del recente Anatomia di una caduta di Justine Triet). After the Hunt non dà risposte, lascia molti dubbi e domande, camminando lungo un difficile tracciato, in perenne bilico tra il riconoscimento delle giuste istanze del Woke ed il rischio del loro utilizzo per fini personali e scorretti: un’opera che va presa come occasione di riflessione e di confronto.
Silvio Gobbi
Il Settempedano


