Home | L'intervista | Agosto, proseguono le visite alla mostra di Gobbi e Crocenzi
Euro Net San Severino Marche
Foto con galleristi
Foto con galleristi

Agosto, proseguono le visite alla mostra di Gobbi e Crocenzi

Come funamboli sul filo sospesi, la doppia personale degli artisti Paolo Gobbi e Adriano Crocenzi, inaugurata lo scorso 5 giugno nei locali del Palazzo della Ragione Sommaria e della Chiesa della Misericordia, continua a ricevere visite, attirando l’attenzione non solo dei turisti, ma anche di veri e propri esperti del settore dell’arte. Abbiamo così raccolto il commento di quattro visitatori appartenenti a questo ambito: non delle semplici opinioni, ma dei veri e propri pensieri critici, strutturati, riguardanti le opere di Crocenzi e Gobbi. I primi due, sono Marco Pennesi e Michele Carbonari, ex studenti di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Macerata ed artisti; i successivi, sono i galleristi Monica Manfrini e Piero Orlandi, della Galleria “Spazio Lavì!”, Sarnano e “Lavì! City”, Bologna (da oltre un decennio lavorano all’interno delle arti visive organizzando, in entrambe le sedi, mostre di fotografia e pittura).

Ecco a voi le riflessioni di questi fruitori.

Marco Pennesi: «Appesi ad un “filo”, Paolo Gobbi e Adriano Crocenzi, come funamboli, restano sospesi. E si scambiano le mani nel sorprendente equilibro del fare e del saper fare, si alternano le voci nel dialogo, oscillante tra la silenziosa armonia pittorica del primo, che strizza però l’occhio ai principi della scultura, e il fragoroso groviglio scultoreo del secondo, che attinge comunque ai fondamenti della pittura. Nell’andirivieni tra i due locali della mostra, è facile lasciarsi invadere dalla muta potenza delle opere di Gobbi, seriali, modulari, somiglianti senza essere ripetitive. Le linee ed i solchi tracciati dall’artista, con chirurgica esattezza, si offrono allo sguardo sotto forma di curve minacciose come artigli. Quelle stesse curve con cui Adriano Crocenzi modella il ferro delle sue opere, non meno preciso del suo collega e amico nel formare il materiale, ma più rumoroso, martellante e volitivo. Con quegli stessi artigli, Paolo Gobbi incide, scava nelle pagine recuperate dei suoi libri, evidenziandole in attesa della tensione scultorea. E con quella stessa tensione, le ferrose curve di Adriano Crocenzi traforano e graffiano la materia, la attraversano in ogni punto, trascinandosi appresso una tale eterogeneità di materiali da fare emergerne una spiccata sensibilità pittorica. E così, tra i locali della mostra, continua a tendersi e ad oscillare un filo al quale Paolo Gobbi e Adriano Crocenzi, come funamboli, stanno sospesi.»

Michele Carbonari: «Quello che ho subito notato vedendo la mostra degli artisti Paolo Gobbi e Adriano Crocenzi è questo elemento “lineare”, questo “linearismo” che, in maniera differente, insiste in entrambe le opere dei due artisti. In Crocenzi, ovviamente, questo “linearismo” prende una forma di scultura che ha quasi un sapore di “Nouveau Réalisme” e, nonostante ciò, nonostante la tridimensionalità delle sue opere, a me sembra che prevalga quasi un senso bidimensionale, legato proprio a questa linearità che prende il sopravvento anche sulla spazialità scultorea. Mentre, nei lavori di Gobbi, la linea diviene, a mio avviso, un elemento di proliferazione, di moltiplicazione, e direi anche di “con-fusione”, nel senso proprio di “fusione insieme” di segni che raccontano un evento. Nel caso dei faldoni di archivio, un evento legato anche alle vicende del terremoto, alle ferite, e a questo “archivio della memoria” che restituisce dei singoli momenti, delle singole fasi, dei singoli segni. Nel caso di Crocenzi, l’elemento di recupero invece ha una funzione più “agglomerante”, ovvero di messa in forma del recupero stesso, laddove appunto, come dicevo prima, invece Paolo Gobbi tende a sezionare in tante parti e, di queste parti, tende a restituire un momento, tende a restituire una singola istantanea. Un’altra cosa. Trovo che nei lavori su mailor di Gobbi si giunga ad una sintesi, ad un momento di ricostruzione, dove le linee di questo lavoro tutto sommato “grafico” evoca una spazialità, acquista quasi un segno architettonico: un segno che va a ricostruire ciò che prima, nei lavori precedenti era stato spezzettato, sezionato e ridotto in frammenti. In questi lavori, oltre all’elemento costruttivo, permane nelle superfici anche una disseminazione dei segni: una sorta di elemento che “cancella”, che “macchia” e che dialoga con queste tracce architettoniche.»

Il commento dei galleristi, Monica Manfrini e Piero Orlandi: «La perizia grafica, davvero funambolica, che è sempre stata il carattere distintivo della produzione artistica di Paolo la si vede in questa mostra, perfino moltiplicata, nelle geometrie che si spezzano in cento tracciati, ma più spesso in mille lacerti e frantumi, per effetto della distruzione che ha prodotto nelle cose e nelle anime il terremoto del centro Italia del 2016 e 2017. E la si vede nei graffiti e nelle incisioni che scavano le superfici mettendo in risalto dei segni che sono precisamente ciò che precede solo di un attimo il significato; graffiando e accumulando Paolo trasforma la natura delle cose: carte e cartoni, faldoni e fogli lucidi lasciano trasparire architetture che si mostrano per un attimo, poi scompaiono celandosi dietro nebbie colorate, e i nostri occhi smarriscono i profili, gli angoli, gli scheletri rigorosi delle strutture, nell’ombra fitta di schizzi e di lampi».

Per chi volesse vedere dal vivo le opere di Gobbi e Crocenzi che hanno così stimolato i commenti di questi esperti, ricordiamo che la mostra sarà ancora aperta fino al 12 settembre, ed è visitabile nei giorni di: giovedì ore 16-19; venerdì, sabato, domenica e festivi ore 10-12.30 e 16-19.

Per ulteriori informazioni:

Ufficio Cultura – Piazza del Popolo, San Severino Marche 0733.641309

ufficiocultura@comune.sanseverinomarche.mc.it

Pro loco – Ufficio Iat Piazza del Popolo, San Severino Marche 0733.638414

proloco.ssm@gmail.com

Silvio Gobbi

Centro Medico Blu Gallery