di Maurizio Verdenelli
Una storia a metà tra L’albero degli zoccoli e Via col vento (con riferimento particolare alla celebre frase di Rossella O’Hara “Dopotutto domani è un altro giorno”). Una storia marchigiana bellissima a lieto fine da Monticole all’ombra di Pitino fino a Torino e ritorno, Valcerasa. E’ soprattutto la storia di Gino Carletti, 87 anni, che oggi – 4 settembre – festeggia i 60 anni di matrimonio con Maria Cataldi, compagna di classe del suo peraltro brevissimo iter scolastico. Maria ricorda con un sorriso come il piccolo Gino fosse sempre rimproverato dal maestro per i costanti ritardi. E lui: “Maestro ho dovuto preparare la pacchiata (il pastone per i maiali; ndr)”.
Ricorda Gino: “Poi in terza ho dovuto lasciare: c ‘era assoluta necessità a casa nostra di un pastorello per le 39 pecore 39 del piccolo gregge di proprietà della famiglia”.
Già Gino, ultimo dei figli di Giovannii Carletti da Monticole è stato a lungo e per davvero un personaggio alla Ermanno Olmi. C’è una foto che lo ritrae undicenne a piedi nudi. Scalzo sarebbe andato per altri anni ancora. “Babbo, gli zoccoli?” domandava il piccolo ogni volta al padre di ritorno dal mercato settimanale in piazza a San Severino. E Giovanni: “Quello che vende i ‘ciocchi’ non è venuto. Vediamo se alla prossima…”.
Nel ’43 venne la guerra sotto casa. Tedeschi da Pitino sparavano sotto. “La nostra casa era piena di partigiani. Mio padre era molto rispettato tanto che bastò la sua parola per salvare dall’esecuzione sommaria Giovanni Rossi sospettato di collaborazionismo”, ricorda Gino. “Nei boschi vicino casa ci fu poi uno scontro sanguinoso. Un proiettile mi sibilò vicino alla fronte. Non ebbi paura: ero abituato alle armi. Qualche giorno prima avevano crivellato un olivo vicino casa e poi pure la botte del vino… Un colabrodo che mio padre tentò in qualche modo di tamponare”.
Ancora. “Decine di bombe a mano inesplose trovammo io e zio Nazareno Lancioni in quella radura dove era avvenuto poi lo scontro a fuoco tra partigiani e tedeschi e dove facevo sempre pascolare il gregge. Il terreno fu dunque bonificato così: io raccoglievo le bombe e mio zio le faceva esplodere in un fosso”.
Passano gli anni e il pastorello prende la strada dell’emigrazione: quella di Torino, destinazione Fiat, mentre l’Avvocato qualche tempo prima, poco distante da San Severino, a Serravalle di Chienti aveva segretamente ‘testato’ su e giù per l’altopiano la nuovissima Campagnola Fiat. Che avrebbe vinto l’appalto con l’Esercito italiano superando la sfida tecnica con l’Alfa Romeo.
Gino entra in Fiat dalla porta meno agevole: Fonderia, ma dopo 10 anni la passione per i motori e l’abilità nella guida dei mezzi pesanti gli aprono la strada per la logistica. In questo ruolo Gino Carletti, il ragazzo scalzo di contrada Monticole, fa l’incontro, anzi due, che non dimenticherà.
“Più che una principessa mi sembrava una regina Marella Caracciolo, la sposa di Gianni Agnelli. Condussi io dallo stabilimento di Novate milanese entrambe le volte a Villar Perosa, la residenza dell’Avvocato, il tir contenente il mobilio della camera dei coniugi più famosi d’Italia”.
“Si trattava di un’alcova lignea a baldacchino, enorme, senza sponde, contenuta da un tessuto pregiato di colore bianco”, racconta Carletti.
“La principessa Caracciolo, vestita austeramente di scuro in ambedue le occasioni, mi ricevette stringendomi la mano, cortesissima”.
Andato in pensione, Carletti è ritornato nella sua cara terra marchigiana a un passo della casa dei genitori: da Monticole, dopo alcune tappe, a Valcerasa appena aldilà del confine comunale, a Treia i Carletti avevano posto l’ultima loro destinazione narrata in un libro da Luciano Carletti e da chi scrive (‘La paja e lo fie’, Ilari editore, 2021). Qui Gino ha costruito nel verde una bella villa in cemento armato.
Nel settembre di 60 anni fa aveva sposato Maria la sua ex compagna di scuola. Dall’unione sarebbe nata Cristina, andata poi sposa a Luca Mosca.
Tutti’assieme domenica prossima – 6 settembre – a Belforte del Chienti festeggeranno l’anniversario nuziale insieme con altri numerosi parenti. Congratulazioni Gino anche da Il Settempedano!
Il Settempedano





