Sala degli Stemmi gremita, in municipio, per la presentazione del libro di Gianluca Minocchi, “Ciò che resta dell’Amore”. L’iniziativa, promossa dall’Associaizone Help Factory con il patrocinio del Comune e la collaborazione dell’Associazione Viriglio Puccitelli e di Help Sos Salute e famiglia Odv, ha avuto infatti un ottimo successo di pubblico. Molti i giovani presenti in sala, numerosi gli apprezzamenti ricevuti dall’autore a fine conferenza. Del resto, a soli vent’anni, Gianluca ha firmato un libro che sorprende per la sua varietà e la sua densità. Non è un romanzo, non è una raccolta di poesie, non è un diario: è tutte queste cose insieme, intrecciate in un mosaico costruito in quattro anni di scrittura, dal 2021 al 2026.
All’incontro, moderato dal giornalista Mauro Grespini, sono intervenuti l’assessore alla Cultura, Vanna Bianconi, la presidente di Help Factory, Martina Orazi, la rappresentante di Help Sos Salute e famiglia Odv, Cristina Carbini, e il presidente dell’Associazione Viriglio Puccitelli, Riccardo Brandi, il quale ha inframezzato il dibattito con la sua voce proponendo brani musicali dedicati al tema dell’amore.
«L’Amore non finisce, cambia forma. Rimane nei posti che non sappiamo più nominare, ma che continuiamo a sentire», ha detto il giovane autore settempedano.
Il libro si apre con quattro racconti più ampi, molto diversi tra loro. Il primo è ambientato in un campo di concentramento: due deportati, ridotti a numeri, tentano la fuga, mentre il protagonista intreccia uno sguardo da lontano con una prigioniera che non conoscerà mai. Il secondo segue Nadir e Layla, due adolescenti in fuga da una città distrutta, in viaggio verso una “Terra promessa” che ricorda da vicino le rotte migratorie di oggi. Il terzo è una sera tra otto amici di scuola che si interrogano sull’amore, sulle maschere che indossiamo e sul destino. Il quarto racconta la lenta deriva di una coppia, Maria e Giacomo, che si ritrovano dopo essersi quasi persi.
Poi il libro si apre come un ventaglio: testi più brevi ambientati tra le crociate, le trincee, le battaglie tra fratelli; i Pensieri, aforismi datati uno per uno che funzionano come piccole epifanie quotidiane; le poesie di Frammenti del cuore; due voci in inglese; e infine le Dediche, lettere d’amore di una tenerezza disarmante.

Quello che colpisce è la maturità con cui un autore così giovane riesce a tenere insieme registri così distanti: la durezza della Shoah, la tragedia delle migrazioni, le risate degli amici a vent’anni, e la dolcezza struggente dei versi conclusivi. Tutto senza mai perdere il filo che lega ogni pagina: l’Amore — in tutte le sue forme, anche quelle che fanno male — come unica forza capace di renderci umani.
È un libro che chiede di essere letto non di seguito, ma a tappe. E proprio per questo, ogni lettore vi troverà la sua pagina, il suo frammento, la sua eco personale.
Il Settempedano




