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La Vedova Scaltra
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Al Feronia “La vedova scaltra” di Goldoni con la grande Caterina Murino

Per il secondo appuntamento del cartellone della stagione di prosa de i Teatri di Sanseverino domenica 9 novembre torna ad alzarsi il sipario del Feronia. Alle ore 20.45, in esclusiva regionale in collaborazione con il teatro Le Muse di Ancona, la travolgente Caterina Murino con Enrico Bonavera nel ruolo di Arlecchino, Giorgio Borghetti, Mino Manni, Patrizio Cigliano, Serena Marinelli, Lorenzo Volpe e con l’amichevole partecipazione vocale di Jean Reno nel ruolo di Pantalone: saranno i protagonisti de La vedova scaltra di Carlo Goldoni per l’adattamento e la regia di Giancarlo Marinelli, la scenografia di Fabiana Di Marco, i costumi di Stefano Nicolao Atelier Venezia, le proiezioni Francesco Lopergolo e l’aiuto regia di Serena Marinelli.

La vedova scaltra arriva a San Severino con un’operazione mai compiuta prima: il regista Giancarlo Marinelli ha allestito lo spettacolo a Parigi con Caterina Murino (attrice bilingue) e un cast francese, recitato in francese, raccogliendo un successo incredibile e in scena per settimane; in questa stagione teatrale lo spettacolo è in tournée in Italia, sempre con Caterina Murino ma con un cast italiano ed è recitato in italiano: lo stesso allestimento con la medesima protagonista portato in scena in due nazioni, con due diversi cast e in due differenti lingue.

La vedova scaltra rappresenta, nella drammaturgia goldoniana, il primo grande passo verso la Riforma: dal teatro pastorale e dal teatro delle maschere, al teatro dominato dalla psicologia. La rappresentazione è una macchina comica perfetta: è la prova generale della Locandiera, la prova generale della emancipazione e della liberazione della donna, (mai come di questi tempi tema così attuale). “La vedova scaltra” è un’avventura d’amore, è un’avventura di cappa e di spada, è un’avventura dentro le volute tenere dell’amicizia e del conflitto. Insomma, La vedova scaltra è Carlo Goldoni.

In un’intervista il regista Marinelli ha dichiarato: “Ho scelto la strada più difficile: non attualizzare Goldoni ma provare a cercarlo dentro al suo tempo per scoprire la modernità del ‘700 e quanto quel tempo sia verità oggi. Rosaura, la vedova scaltra, è una donna che ritorna a vivere: non ha architettato nulla dall’inizio, è davvero attratta da quattro pretendenti in egual misura. Ho cercato allora di far brillare questa attrazione, fino a che subentra la razionalità. Questa commedia è davvero elegia e sinfonia della donna, delle sue contraddizioni, potere, bellezza, fascino, magnetismo, fragilità. E poi ci sono gli uomini: l’inglese, lo spagnolo, l’italiano e il francese sembrano l’inizio di una barzelletta, eppure sono meravigliosi proprio perché si portano appresso un intero retroterra e insieme sono scandaglio e profezia dell’animo umano: lo spagnolo che tira fuori sempre la mamma, vera previsione dei tipi freudiani, oppure l’inglese illuminista che dice “Inutile che vi prometta amore, vi amo quando siete più vicina ma quando non lo siete più amo qualcun’altra”, che anticipa hippie e amore libero”.