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Il concerto della "Form" al Feronia
Il concerto della "Form" al Feronia

Feronia, aperta con successo la stagione sinfonica della “Form”

Il teatro Feronia di San Severino ha riaperto le sue porte con un evento musicale di spessore, confermando il suo ruolo di baluardo della musica sinfonica nella provincia. Domenica pomeriggio, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana (FORM), sotto la sapiente e vibrante direzione di Manlio Benzi, ha offerto al folto pubblico un programma audace che ha messo in dialogo i pilastri del Romanticismo tedesco con una sorprendente novità contemporanea.

Il concerto ha preso avvio con l’Overture Leonora, la seconda versione composta da Beethoven per la sua unica opera, Fidelio. L’esecuzione della FORM – compatta e in eccellente forma – ha saputo rendere l’epica progressione beethoveniana: dalla lenta, sofferta introduzione che evoca la lotta per la libertà, fino all’Allegro trionfale, luminoso e risoluto, che celebra la conquista sulla tirannia. Un’apertura potente, in linea con le parole del direttore artistico Francesco Rapaccioni, che in apertura ha sottolineato la necessità della musica sinfonica come mezzo per “affrontare l’attualità, così complessa e dolorosa”.

La sezione centrale del programma ha visto l’ingresso in scena del giovane e abile pianista Nicola Pantani nell’esecuzione del Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do min di Beethoven. Tributo esplicito alla lezione mozartiana, questo concerto ha rappresentato un banco di prova per l’equilibrio tra solista e massa orchestrale. Pantani ha affrontato la partitura con energia e finezza, gestendo il contrasto tra le “oscure atmosfere cariche di energia” e le “immagini luminose” (Veroli), in un dialogo costante con l’orchestra.

Il momento di maggiore curiosità era però riservato al rientro dalla pausa, con la prima esecuzione assoluta di Mal d’amore della giovanissima Bianca Giacomini, commissionata proprio dalla FORM. Il brano funge da trait d’union tematico con la successiva Sinfonia di Mendelssohn. La compositrice ha brillantemente rivisitato il Saltarello, la danza popolare marchigiana, esaltandone la sua duplice valenza di corteggiamento e rituale guerresco.

Il finale è stato affidato alla Sinfonia n. 4 in La Maggiore, “Italiana”, di Felix Mendelssohn. Il compositore, incantato dai paesaggi e dalla cultura italiana durante il suo viaggio del 1830, ha riversato in questa sinfonia una gioia di vivere quasi estatica. L’esecuzione ha brillato in particolare nell’ultimo movimento, il Saltarello conclusivo, che è stato restituito non come mero elemento folcloristico, ma come un inno all’esistenza vissuta con “ebbrezza ed entusiasmo”.

Gli applausi scroscianti e prolungati hanno suggellato il successo di una serata che non solo ha celebrato l’eccellenza esecutiva – anche grazie al lavoro minuzioso di coinvolgimento del pubblico, che conta ormai oltre cento abbonati – ma ha anche riaffermato il valore civile e culturale della musica sinfonica, grazie alla visione congiunta del Comune e del direttore artistico Francesco Rapaccioni.

Marco Ribechi