“Oggi è il giorno del dolore e del silenzio – ha detto il sindaco Rosa Piermattei –. Il cardinale Menichelli, per noi tutti “don Edoardo”, era figlio di questa terra, un figlio che ha mai dimenticato le sue origini. Nato nella semplicità di Serripola ha mosso i primi passi nella fede e nel servizio ed è qui che ha scelto di tornare dopo aver servito la Chiesa universale con dedizione e umiltà, ritirandosi nel silenzio operoso del santuario della Madonna dei Lumi. Per noi è stato un faro, un pastore vero, un prete che sapeva farsi prossimo, capace di parlare al cuore delle persone con la sua schiettezza marchigiana e la sua profonda spiritualità. Ricorderemo per sempre la sua vicinanza costante, il suo sorriso rassicurante e la sua parola semplice ma penetrante. Ha lasciato un segno indelebile in tutte le Diocesi che ha guidato e in ogni ruolo ricoperto in Vaticano. Ma per noi, era e resterà sempre “don Edoardo”, il nostro concittadino che, pur elevato alla porpora cardinalizia per volere di Papa Francesco, ha mantenuto intatta la sua umiltà e il suo attaccamento alle radici. In questi anni di ritiro a San Severino, la sua presenza discreta è stata una benedizione. È stato un padre, un nonno spirituale, soprattutto in un momento così difficile per le nostre terre colpite dal sisma. La sua fede incrollabile e la sua calma sono state un sostegno morale per tutti noi. Ci mancherà la sua voce, ci mancherà la sua presenza ma il suo esempio di vita sacerdotale dedita agli ultimi e la sua testimonianza di fede rimarranno il nostro più prezioso lascito”.
“La sua saggezza e sensibilità, unite a una profonda spiritualità e umanità, hanno reso il cardinale Edoardo Menichelli un punto di riferimento per la nostra comunità e per i più fragili – ha sottolineato Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche -, ai quali ha dedicato sempre una particolare attenzione. Ha affrontato ogni difficoltà con determinazione e sempre con il sorriso. Le Marche lo ricorderanno con profondo affetto, sincero cordoglio e commossa gratitudine per l’esempio luminoso che ha saputo offrire”.
“E’ stato un uomo di grande fede, saggezza e profonda cultura, ha sempre mantenuto un legame stretto con Serripola, con il Comune di San Severino e con l’intero territorio provinciale. La comunità perde un pastore tenace – ha rimarcato Sandro Parcaroli, presidente della Provincia -, che ha lottato fino all’ultimo, anche contro la malattia che lo aveva colpito, sempre con il sostegno della fede e della preghiera. Mi stringo intorno al dolore della sua famiglia, dei fedeli e di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di apprezzarne le straordinarie doti”.
Anche il rabbino capo della comunità ebraica di Roma, Riccardo Di Segni, ha fatto giungere una testimonianza dopo la morte del cardinale Edoardo Menichelli.
Ecco il suo scritto:
“In molti dei ricordi pubblicati in queste ore dopo la scomparsa del cardinale Edoardo Menichelli è stata messa in evidenza la sua figura di “pastore”. In uno dei purtroppo pochi colloqui che ho avuto con lui mi raccontò che prima di essere stato pastore, in senso religioso, lo era stato realmente, da bambino, quando dopo aver perso i genitori era l’unico lavoro che potesse sostenerlo. Fu allora “scoperto” dalla famiglia Strampelli che gli pagò la retta per studiare in Seminario. La stessa famiglia che qualche anno prima aveva nascosto a Serripola, in un’abitazione precaria, i miei genitori, mia sorella e mio fratello di sette e quattro anni che fuggivano dalle persecuzioni nazifasciste. Edoardo bambino giocava con loro e sua madre, che sapeva chi fossero, gli aveva detto: puoi giocare con loro ma non chiedergli chi sono. Un tenue ricordo confermato da una foto, ormai storica, che ritrae i tre bambini insieme subito dopo la liberazione, e che a quarant’anni di distanza consentì alla mia famiglia di riscoprire e riallacciare questo rapporto quando Edoardo era diventato vescovo di Ancona. Da allora le occasioni di incontro con i miei fratelli sono state numerose, spesso in momenti emozionali di commemorazioni, ma anche di vicinanza in circostanze più semplici in cui è emersa tutta l’umanità e il calore umano di “don Edoardo”. Lo ricordiamo con affetto e gratitudine”.
Il Settempedano
