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“Black Bag”, film di spionaggio di Steven Soderbergh

Steven Soderbergh torna al cinema con Black Bag – Doppio gioco, un film di spionaggio ambientato in Inghilterra, nei giorni nostri. Quest’ultimo film di Soderbergh è un ulteriore tassello dell’ampia e variegata produzione del regista (un elenco che conta opere come Erin Brockovich, i due film biografici su Che Guevara – The Argentine e Guerrilla – e la serie di film Ocean’s); una carriera iniziata, ricordiamo, con l’importante vittoria, a soli ventisei anni, al Festival di Cannes del 1989, con l’esordio alla regia Sesso, bugie e videotape.

Protagonisti di Black Bag sono George Woodhouse (Michael Fassbender) e la moglie Kathryn (Cate Blanchett), due agenti dei servizi segreti britannici: George sospetta che la moglie sia coinvolta, insieme ad altri agenti dell’agenzia per cui lavorano, in una seria fuga di codici informatici capace di destabilizzare fortemente la sicurezza europea e mondiale. L’uomo indagherà sulla moglie e sui suoi colleghi per scoprire la verità, con interessanti sviluppi fino alla fine.

Black Bag, pur non abbondando di scene spettacolari e di momenti concitati, è ugualmente caratterizzato da un’alta tensione, da una costruzione ricca di dialoghi, di eventi e di sfumature a cui bisogna prestare molta attenzione per non perdere il filo dello sviluppo. La regia è sempre dinamica, non didascalica, con tanto di citazioni (il piano sequenza iniziale ricorda la famosa scena di Quei bravi ragazzi, di Martin Scorsese) e di scelte stilistiche adatte per l’opera: ad esempio, l’utilizzo del grandangolo enfatizza bene la “distanza” tra George e gli altri ed il sospetto che nutre nei loro confronti, ed anche la presenza delle inquadrature con inclinazione laterale (dette dutch angle o piano olandese) accentuano il disagio e l’agitazione dei personaggi.

La sceneggiatura è di David Koepp, e quindi va a lui il merito dell’azzeccato sviluppo degli eventi: la scrittura alterna bene i toni del thriller ai momenti di riuscita “ironia” (utile ad allentare la tensione), riuscendo anche a rievocare le opere di Alfred Hitchcock e James Bond. La combinazione di scrittura, regia, interpretazioni centrate e legami con l’attualità, rende questo lungometraggio uno spy movie capace di inserirsi pienamente nel genere, ma al tempo stesso tale da distinguersi dai tanti film del genere già prodotti. Ogni riposta porta ad una nuova domanda, ogni bugia nasconde una verità, ogni sguardo cela un mistero, ogni chiarimento conduce ad un nuovo dubbio: Black Bag è un film di spionaggio sfaccettato, capace di passare dalla politica internazionale alla psicologia, alla sessualità ed alle dinamiche di coppia con rara e riuscita naturalezza.

Silvio Gobbi