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Un Buono postale a termine (foto d'archivio)
Un Buono postale a termine

Buoni postali scaduti? Il Tribunale di Macerata dà ragione ai risparmiatori

In una causa contro Poste italiane, intentata da un risparmiatore tramite gli avvocati Marco Massei e Gabriele Pacini di San Severino, il Tribunale di Macerata ha emesso una sentenza per certi versi innovativa su alcuni Buoni postali a termine, di vario taglio, sottoscritti negli anni 2000.

Come si può vedere dalla foto, il buono oggetto del ricorso non reca né data di scadenza, né interesse maturato: questo perché, in base a un Decreto ministeriale, Poste italiane – anziché indicare come in passato sulla “faccia” del buono la scadenza e il tasso di interesse – dovevano consegnare un “F.I.A.” (foglio illustrativo) contenente le informazioni in questione, cioè scadenza e interessi spettanti. Di conseguenza il risparmiatore, per capire la scadenza e il saggio di interesse maturato, doveva tenere in mano sia il Buono, sia il cosiddeto “F.I.A.”. Tuttavia, come nel caso del ricorrente, molte agenzie postali non consegnarono – al momento dell’emissione del Buono – questo fondamentale prospetto o comunque oggi non hanno prova (cioè la ricevuta) di tali avvenute consegne. Come detto, però, questi “allegati” sono fondamentali perché soltanto lì ci sono scritti tassi e scadenze dei Buoni emessi.

Cosa è successo allora?

“Moltissimi sottoscrittori di questi Buoni, soprattutto anziani, li hanno custoditi per anni credendo di avere diritto a interessi sempre maggiori. Magari, in alcuni casi, sono pure deceduti… Ma poi è arrivata per tutti un’amara sorpresa. Quando si sono presentati allo sportello (loro o gli eredi), infatti, si sono visti eccepire la prescrizione del diritto – spiegano gli avvocati Massei e Pacini – e di conseguenza hanno visto persi non solo gli interessi, ma anche il denaro investito. Non hanno ricevuto indietro nulla. Da qui il ricorso e l’interessante pronuncia del Tribunale di Macerata che si fonda su un pronunciamento di un organo Agcm del 18 ottobre 2022, il quale aveva sanzionato Poste italiane per partiche commerciali scorrette in fase di collocazione e rimborso dei Buoni. Si pensi che in ambito nazionale risulterebbero, tra il 2020 e il 2021, ben 367 mila Buoni postali prescritti, per un controvalore di 404 milioni di euro! Si può pensare a un’amnesia collettiva dei risparmiatori, colpevoli di aver dimenticato – tutti insieme di andare a riscuotere i propri Buoni? Oppure vi era un meccanismo così complesso e farraginoso che ha tratto in inganno migliaia di ignari cittadini?”.