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Maximilien Zaganelli
Maximilien Zaganelli

“Nastro d’argento”: di Maximilien Zaganelli i “suoni” del miglior documentario

Maximilien Zaganelli, musicista e sound designer originario di San Severino, ha curato i suoni del documentario “Ermitage – Il potere dell’arte”, di Michele Mally, con la partecipazione dell’attore Toni Servillo. Questo lavoro ha vinto il Nastro d’argento come Miglior documentario d’arte: abbiamo intervistato Maximilien per farci raccontare questa sua esperienza e la sua storia professionale.

Maximilien, il documentario “Ermitage – Il potere dell’arte”, diretto da Michele Mally, ha vinto il Nastro d’argento 2020 per Miglior documentario d’arte. Lei ha curato il lato musicale, il suono dell’opera: ci dica qualcosa del suo ruolo e qualche commento su questa vittoria del documentario.

«Diciamo che non sono sicuramente uno abituato a scegliere la strada più semplice e immediata. Nella mia vita tutto è sempre successo dopo tanti anni di tentativi, solo quando la situazione sembra ormai impossibile. E, quando non ci spero più, tutto accade in un modo inaspettato e completamente diverso da ogni immaginazione. La musica è stata praticamente la mia ragione di vita, fin dall’adolescenza, ho suonato diversi strumenti e in tantissime situazioni, in Italia e all’estero, sempre alla ricerca della mia strada. Solo dopo dieci anni in cui mi sono occupato di post produzione cinema a Milano ho trovato il coraggio di propormi come compositore di musica per l’immagine al regista Michele Mally, una persona straordinaria con cui si è creata una sintonia naturale. Gli ho mostrato un paio di video dove improvviso con la mia compagna a 2.000 metri, mentre si vede in sfondo tutto il Lago di Garda. Ad un certo punto uno stormo di uccelli si è messo volteggiare su di noi e a cinguettare mentre si suonava: un’esperienza unica.
Michele mi ha detto di provare a mandargli qualcosa per un documentario, che poi era quello su Ermitage. È tutto nato in modo molto naturale, al punto che, ripensandoci, stento a crederci. Mi ha semplicemente parlato del look e del mood del film e una sera mi sono messo a stendere quanta più musica possibile senza pensarci troppo. Ho una libreria di suoni vastissima ed è stato un piacere poterla sfruttare per questo progetto così bello ed importante.
Per la vittoria del Nastro d’Argento sicuramente è stata fondamentale la figura di Toni Servillo, che riesce a portare, grazie alla sua bravura, tanto pubblico al cinema. Diciamo che non me lo aspettavo, in quanto erano tante le proposte quest’anno altrettanto valide. Inoltre, Toni aveva già vinto il premio alla carriera e questo mi aveva fatto pensare che le probabilità di vincere come Miglior documentario fossero ridotte, invece è andata benissimo lo stesso: che gioia!».

Lei è originario di San Severino, ma risiede a Verona. Sulla sua pagina Facebook ha scritto un lungo post dove racconta di lei, dalle origini settempedane alla decisione di lasciare un lavoro a tempo indeterminato per dedicarsi interamente alla carriera musicale. Come è maturata tale decisione e come si è sviluppata questa esperienza?

«Credo che per tutti arrivi un momento in cui ti accorgi che magari non sei immortale e ti chiedi cosa vuoi fare veramente nella vita, quello che è fondamentale per te. Complice anche un problema di salute che per fortuna ho risolto, e la sensazione di aver chiuso il ciclo che mi legava a Milano. Ho elaborato che non stavo vivendo la mia vita, ma mi stavo semplicemente proteggendo da eventuali e pesanti insuccessi che possono arrivare quando ti confronti con i tuoi veri desideri. Ho trovato quindi il coraggio e la follia necessaria per decidere di mollare un lavoro bello ma che comunque non sentivo più mio».

Quale è il rapporto tra immagini e musica? Quanto le due categorie si influenzano a vicenda?

«Sono sempre stato musicista, ma ho scoperto circa venti anni fa, grazie ad una semplice camera portatile Sony, che ero anche affascinato dalla fotografia e soprattutto dal video.
Tuttora sono uno di quelli che difficilmente fa una scampagnata senza una buona macchina e qualche ottica giusta che ti permette di catturare una particolare luce o le bellezze della natura che ci circonda.
Per quanto riguarda il matrimonio tra video e suono direi che è qualcosa di affascinante al punto da essere capace di trascinarti in mondi paralleli e “inesistenti”. Per la mia esperienza i risultati migliori si ottengono con la naturalezza e senza nessun calcolo. I suoni molto spesso si incastrano in un modo magico, del resto la magia è fondamentale per tutto quello che è Arte, ed è bello quando riesci a viverla!
Quello che cerco continuamente è un suono che riesca ad emozionarmi, ancora meglio se l’immagine che accompagna ne è rafforzata, ma anche lì sono più portato a cercare risultati naturali o se vogliamo dire “casuali”».

Tra i vari lavori nel campo musicale, quali ricorda con particolare piacere?

«Parlandone più come esperienza che come un vero e proprio lavoro, a parte i tanti live in cui ho suonato con i miei cari amici nelle Marche e dintorni, ci sono stati diversi incontri significativi con personaggi importanti nel panorama musicale Usa, come Tony Maserati, Rob Chiarelli e Matt Knobel, che vantano collaborazioni come Stevie Wonder, Lenny Kravitz, Lauryn Hill, Jay-Z, Alicia Keys e tanti altri. Ho anche abitato un periodo emozionantissimo a Los Angeles e a Miami, ma ero chiaramente non maturo e, se vogliamo dirla tutta, forse questo mondo non è neanche quello a cui aspiro! Facciamo anche finta di non averti detto che tanti anni fa ho partecipato alle selezioni finali di “X Factor” e sono stato bocciato da Simona Ventura: ho ancora i brividi!
Diciamo che a partire dal 2000 ho iniziato a conoscere tante persone del mondo dello spettacolo e della musica in particolare senza avere il coraggio di farmi veramente avanti, ma credo sia stata una fortuna perché non sarei stato in grado di indirizzare gli eventi nella direzione giusta. Ora che mi sento all’altezza trovo tutti questi contatti molto importanti per poter realizzare le mie fantasie musicali. Spero comunque che il meglio non sia alle spalle ma che stia per arrivare».

Ha nuovi progetti in cantiere? Può dirci qualcosa a riguardo?

«Sono tanti progetti bellissimi in corso, primo il documentario “Maledetto Modigliani” di Valeria Parisi in cui si rinnova la collaborazione della colonna sonora con il pianista russo (Dmitry Igorevich Myachin, già compositore in Ermitage – Il potere dell’arte, ndr) : doveva uscire a marzo, ma è stato rimandato a causa del maledetto Covid ad ottobre. Un documentario sempre diretto da Michele Mally seguirà, con tema Edvard Munch.
Poi ho un paio di progetti discografici a me molto cari, uno riguarda i brani di musica italiana con cui sono cresciuto, e l’altro musica elettronica da festival. Non so che direzione prenderanno questi progetti, ma lo sapremo presto!
Sto corteggiando alcuni network molto importanti e devo dire che la cosa più strana in questo momento è che uno dei miei sogni più strambi sarebbe poter avere delle mie musiche usate dalle trasmissioni “Chi l’ha visto?” e “Quarto grado”, ma la vedo dura. Poi ho un’importante collaborazione con un’agenzia di Los Angeles grazie alla quale sono entrato in due librerie locali per placement di brani musicali in film, documentari e fiction nord americani: è solo un inizio, ma ne sono molto felice perché ti confronti con compositori di tutto il mondo! Mamma mi ha detto recentemente che una delle mie qualità è la tenacia, deve essere vero visto che è dal 2008 che ci provo, come passa il tempo».

Silvio Gobbi

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