di Maurizio Verdenelli
Metti una sera a cena sulle alture sopra San Severino con l’ottavo Re di Roma. Così la Capitale del bon ton e la stampa da molti anni (il primo fu Vittorio Sgarbi in un libro) ha ‘incoronato’ Raffaele Curi, cuore e mente di ragazzo, potentino di nascita, diretto da De Sica a 19 anni, Oscar per ‘Il Giardino dei Finzi Contini’, braccio destro di Menotti al Festival dei Due Mondi, per due anni irripetibile comunicatore, cerimoniere, Imagine man dello Sferisterio targato Ken Russell e seguenti (unico dispiacere: l’addio fragoroso di Dario Argento), attore di Pupi Avati e molti altri, regista, direttore artistico della Fondazione Alda Fendi Esperimenti.
E naturalmente immaginifico sceneggiatore delle feste e degli appuntamenti culturali che contano a Roma, Raffaele reincarnazione marchigiana di Luigi Marconi (1761-1836) il ‘re Mida’ da Pollenza a Roma tra papa e Napoleone Bonaparte.
A San Severino risalendo l’erta tra le macchie erbose di Parolito, Raffaele è stato accolto da LK come quasi un vecchio amico che finalmente ritorna, dai patron Laura Chiari e Alberto Vitali marito e moglie, splendidi ospitalieri.
San Severino ricorda a Curi un rifiuto doloroso, anni fa. Ai tempi di Sgarbi sindaco settempedano.
“Con Vittorio siamo amici fraterni sin dalla prima giovinezza, a Roma. La proposta mi lusingava e mi tentava: da assessore alla Cultura avrei trasformato San Severino, bellissima e ‘spettacolare’ città non dico in una dépendance di Cinecittà, ma certo in una location di grande suggestione culturale ed attrattiva bellezza sulla scia del percorso iniziato dallo stesso Vittorio”.
Cioè’?
“Pensavo all’esempio di Sundance film festival creato da Redford a Park City nello Utah, faro del cinema indipendente…”.
Poi?
“Intervenne il… non expedit di mia madre Regina: temeva per il mio carattere la difficoltà di confronto con i lacci e lacciuoli della burocrazia corrente presente negli enti. In effetti ho sempre lavorato nel privato. Compresi alla fine che aveva ragione. Dissi obbedisco a mia madre, no a Vittorio e pure a te Maurizio che sul ‘Messaggero’ avevi molto spinto perché accettassi”.
Ancora…
“Nel ’97 mi accorsi che mia madre aveva visto ragione quando Dante Ferretti (una grande amicizia nata proprio allora: per lui di recente a Rimini ho curato ‘E la nave va’) si vide costretto a dimettersi nonostante il supporto della sindaca Anna Menghi che aveva chiamato me a sostegno. Fu un peccato per Macerata e i maceratesi che avrebbero potuto vedere… a passeggio per la città Scorsese, De Niro, Leonardo Di Caprio…”.
Altri tempi. Ed ora?
“Sto girando un film: sono il marito di un attrice di colore, molto famosa”.
Il nome?
“Top secret al momento”.
Altro?
“Molto ma pure in questo caso occorre attendere. Intanto e fino al 31 ottobre la Rinoceros Gallery di Roma, sede della Fondazione Alda Fendi Esperimenti ospita la mostra ‘Raffaele Curi, soltanto le cose fragili rimangono in eterno’.
Ritornando a San Severino e Roma, hai rivisto di recente Sgarbi?
“Sì naturalmente. Sono andato a fargli visita nella sua casa romana dal cui terrazzo si ammira il capolavoro del Borromini: la chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza. Con lui c’era Sabrina Colle. Tanti ricordi, tanti anni passati assieme non si scordano certo”.
Il Settempedano

