La Casa della Comunità di San Severino Marche ha ospitato la conferenza stampa di uno studio osservazionale incentrato sugli effetti della vitamina D nel contrastare la fatigue nelle pazienti colpite da tumore al seno (la fatigue è un profondo stato di affaticamento cronico molto comune in ambito oncologico). Si tratta della prima volta che uno studio osservazionale farmacologico promosso dall’Università di Camerino si realizza grazie al contributo fondamentale di un’associazione di volontariato: l’indagine infatti nasce dalla convergenza tra l’Ast Macerata, l’ospedale di San Severino (reparto di Oncologia), l’Unicam e la Fondazione “L’anello della vita” Onlus, il cui contributo economico di centomila euro (derivante da un lascito testamentario specifico della signora Andreina Pallotto) ha finanziato la borsa di studio per la ricerca.
Alla conferenza, moderata dal direttore generale dell’Ast Macerata Alessandro Marini, erano presenti il sindaco Rosa Piermattei, il rettore dell’Unicam Graziano Leoni, la direttrice sanitaria dell’Ast Daniela Corsi, il dottor Sergio Giorgetti e i docenti dell’Università di Camerino impegnati nella ricerca. Le neoplasie alla mammella colpiscono diverse donne e, come evidenziato dal rettore Leoni, l’ateneo intende incidere sul recupero delle pazienti, tramite ricerche come questa. Sul fronte della gestione sanitaria, Daniela Corsi ha rimarcato il valore dello studio nel fornire risposte assistenziali importanti, oltre alle sole logiche ordinarie di turni e liste d’attesa; infine, un sincero plauso all’iniziativa è giunto dall’avvocato Marco Massei, presidente de “L’anello della vita”, e dalla sindaca Piermattei, che ha ribadito il costante sostegno dell’amministrazione alle attività sociali e sanitarie del territorio.
Le premesse della sperimentazione poggiano sulle ricerche condotte dal gruppo di Unicam, coordinato dal professor Gianni Sagratini, direttore della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute. Il docente ha spiegato che l’obiettivo clinico è «andare a mitigare la fatigue, cioè questa stanchezza cronica che, in particolare, le donne operate di tumore al seno hanno durante il loro percorso ospedaliero e dopo». Sagratini ha ricordato che non solo le pazienti oncologiche hanno queste carenze, ma che il 40% della popolazione europea è carente di questa vitamina (la D3, presente nei prodotti ittici, mentre la D2 si trova nei vegetali), e quindi i benefici scientifici di tale ricerca potranno essere estesi anche a soggetti non oncologici. La professoressa Rosita Gabbianelli, docente di biologia molecolare e nutrigenomica, ha chiarito che la fatigue interessa il 49% dei soggetti con neoplasia, soprattutto donne, definendola lo «stato fisiopatico in cui il soggetto ha questo senso di affaticamento che non si risolve con il semplice riposo, perché deriva da una serie complessa di carenze». Gabbianelli ha inoltre spiegato che il deficit della vitamina influisce sull’accelerazione dell’età biologica cellulare rispetto a quella cronologica: «i deficit di vitamina D sono associati ad accelerazione dell’età biologica, cioè invecchiamo prima», sottolineando che la supplementazione di tale vitamina può favorire una decelerazione di questo invecchiamento.
Il dottor Luca Faloppi dell’Oncologia di San Severino ha rimarcato la peculiarità del progetto: «È uno studio “spontaneo” in una realtà locale in ambito oncologico, una cosa molto rara sul panorama nazionale e quindi questo già di per sé assume una caratteristica di particolare rilevanza». Nel concreto, l’indagine osservazionale non modificherà radicalmente la pratica clinica, ma monitorerà gli effetti della vitamina D su circa 140 pazienti. Il reclutamento durerà due anni e coinvolgerà, nel tempo, l’intero Dipartimento Onco-Ematologico, incluse anche le strutture di Macerata, Civitanova Marche e Camerino. Il protocollo prevede valutazioni periodiche delle pazienti attraverso questionari sulla qualità della vita e prelievi ematici all’inizio e alla fine del percorso, per valutare i miglioramenti fisici e l’aumento del livello della vitamina. La complessa fase regolatoria della ricerca è stata descritta dalla dottoranda Alba Ciattaglia (vincitrice della borsa di studio), che ha curato i 37 documenti approvati dal Comitato Etico Regionale delle Marche: «Fare ricerca coinvolgendo esseri umani non è facile ed è giusto che non lo sia perché stiamo parlando di coinvolgere delle persone che, nella maggior parte dei casi, stanno attraversando delle patologie serie, per questo il confronto con il Comitato Etico è stato giustamente rigoroso e fondamentale». L’augurio finale della dottoressa Ciattaglia è che questo studio sia la prima tappa di un nuovo filone di ricerca da portare avanti, attraverso un crescente sodalizio tra Unicam e Ast Macerata, in modo tale da portare benefici alle istituzioni e, soprattutto, ai cittadini delle comunità.
Silvio Gobbi
Il Settempedano

