Sono passati ormai sei mesi e la vicenda non corre più il rischio di innescare polemiche, dunque vorrei qui pubblicamente ringraziare il senatore Guido Castelli, Commissario straordinario per la ricostruzione conseguente al Sisma del Centro Italia 2016, per l’attenzione posta a una questione che ebbi a sottoporgli quasi due anni fa, per la quale inviai una nota con allegata documentazione.
Si trattava del proposito illogico – dal mio punto di vista, che si è poi dimostrato evidentemente tale – di demolire l’asilo nido di via Talpa per farne non si sa di preciso cosa, ma di sicuro un edificio più grande e con maggiore carico urbanistico in un’area già congestionata a margine del centro storico. L’illogicità della proposta risiedeva anche nel fatto che lo si giudicava gravemente danneggiato e vulnerabile, ma, allo stesso tempo, con una spesa di solo cinquecento euro era stato possibile metterlo in sicurezza per continuare ad assolvere la sua funzione di asilo per i più piccini.
Il senatore Castelli ha evidentemente posto attenzione alla situazione, tanto da disporre che l’edificio venga riparato e l’asilo nido riunito al plesso della Scuola materna Gentili, con evidente economia generale. Non nascondo la soddisfazione per veder risparmiata dalla demolizione la prima opera pubblica progettata da mio padre Luigi all’avvio del sodalizio professionale con il suo collega di una vita Paolo Castelli.
Qui di seguito la mia nota al Commissario, inviata nell’agosto 2023.
Pregiatissimo senatore Castelli, Le scrivo in merito a una vicenda che ai miei occhi di cittadino e di tecnico ha dei profili veramente assurdi e che non ha mai avuto i necessari chiarimenti pubblici, nonostante le ripetute richieste in tal senso in più di una seduta del Consiglio comunale.
Come è stato più volte ribadito in Consiglio comunale e riportato dalla stampa locale, l’Amministrazione comunale di San Severino Marche si accingerebbe a demolire l’asilo nido di via Talpa, collocato nel centro storico della città, per ricostruirlo sullo stesso sedime, raddoppiandone verosimilmente le superfici, con una spesa fissata dall’ordinanza speciale n. 31 di 3,8 milioni di euro emanata da chi l’ha preceduta nel Suo attuale ruolo commissariale.
Tento qui di sintetizzare il quadro della vicenda:
1. Il sopralluogo Aedes sulla struttura, il n. 004 eseguito dalla squadra P 1189 in data 04.11.2016, dava un esito di parziale inagibilità dovuta, come si rileva essenzialmente dalla scheda, ad instabilità di un tramezzo. Analogo risultato hanno avuto i successivi sopralluoghi (schede VF 7623 e VF 7625) eseguiti sull’immobile il 21.02.2017;
2. Sull’edificio si sono eseguiti lavori per € 500,00 finalizzati alla messa in sicurezza di un divisorio, come si evince dalle Deliberazione della Giunta comunale N. 262 del 10-10-2016 e successiva Determinazione n. 781 del 19-11-2016;
3. Con ordinanza numero 507 del 16.11.2017 il sindaco aveva provveduto a ripristinare in uso l’Asilo nido e gli uffici comunali che da allora sono stati sempre utilizzati a questo scopo;
4. Nel settembre 2021 l’Amministrazione comunale diffonde la notizia, ripresa dalla stampa, che: “gli eventi sismici che hanno colpito il territorio del centro Italia nel 2016 hanno provocato nell’edificio un danneggiamento grave visto che oltre il 50% dei nodi della struttura portante risulta danneggiata”;
5. In seguito a ciò, la minoranza consiliare presenta un’interrogazione alla quale in Consiglio comunale risponde il vicesindaco Bianconi, assessore all’istruzione: …. “Gli attuali rischi in via Talpa. É un edificio, quello che ospita il nido, l’infanzia Virgilio e gli uffici dei servizi sociali, edificato negli anni ’70, che segue le tecniche costruttive di allora. Oggi quelle tecniche sono superate, sono riviste da nuovi parametri.
Quindi, in base all’interpretazione dei nuovi parametri, può essere definito come un edificio sismicamente vulnerabile. É la stessa situazione dell’edificio Luzio, che abbiamo vissuto fin dal 2016. Vulnerabile non significa pericoloso (sic!): è un’interpretazione dovuta ai nuovi parametri indicati oggi dalla normativa. Nel post sisma, con indagini suppletive, si è accertato che tale vulnerabilità è concentrata sui nodi in cemento all’innesto tra le travi e i pilastri, vulnerabilità propria del metodo costruttivo in uso all’epoca della realizzazione dell’edificio. I ferri non sono passanti, le staffe non sono continue lungo lo sviluppo del pilastro: in sostanza non sono state rispettate le regole attualmente in vigore, quali la gerarchia delle resistenze ad altri accorgimenti, pertanto l’edificio, nonostante non abbia riportato dei danni significativi e pericolosi per effetto del sisma, presenta la vulnerabilità che vi ho citato”. …Come si legge nella DELIBERAZIONE originale del Consiglio comunale n. 29 del 29/04/2022. Gli esiti di tali indagini suppletive, con tutta probabilità quelle commissionate con Determinazione numero 1150 del 13/12/2019, non sono stati ad oggi mai forniti al consigliere Tiziana Gazzellini, che pure ha presentato accesso agli atti nel marzo 2022 e ne ha più volte sollecitata la consegna;
6. Eppure, a partire dal giorno successivo dell’ordinanza numero 507, ovvero dal 17.11.2017, si è ripreso ad utilizzare l’immobile con funzione di Asilo nido e di uffici comunali per i Servizi sociali, nonostante il danneggiamento strutturale ipotizzato e l’alta vulnerabilità di cui si è parlato nell’assise comunale, ma non suffragate da relazioni rese pubbliche.
In base a quanto sopra, Le espongo quindi le mie perplessità:
– Com’è possibile utilizzare questo edificio con tali caratteristiche, senza che vi sia stata eseguita alcuna opera strutturale, ancorché provvisionale, se sarebbe veramente nella condizione che “oltre il 50% dei nodi della struttura portante risulta danneggiata”? Oppure, paradosso questo incomprensibile, l’edificio sarebbe “vulnerabile, ma non pericoloso”?
– In base al materiale documentario che mi ha gentilmente fornito la consigliere comunale Tiziana Gazzellini in seguito ad accesso agli atti, non risulterebbero altri verbali di sopralluogo oltre a quelli già indicati; dunque come è possibile che i tecnici che l’hanno sottoscritta non abbiano rilevato un danno strutturale così importante?
A supporto di ciò mi permetto di allegare fotografie dei nodi strutturali pilastro-trave scattate dall’esterno dell’edificio, le quali, in quei punti almeno, confermano l’assenza di lesioni strutturali per lo meno macroscopiche.
Sono dell’idea che procedere alla demolizione di questo edificio sia un grave errore e sia necessario chiarire il suo effettivo danneggiamento con una valutazione approfondita dell’effettivo danneggiamento ed effettiva vulnerabilità. Se questi fossero confermati, sarebbe inspiegabile o, addirittura, illegittimo (per non dire di peggio) l’uso che se ne fa attualmente.
Mi domando e Le domando, inoltre, se sia vantaggioso per la collettività impiegare delle risorse per demolire (operazione che ha già un suo rilevante costo) un edificio nell’ipotesi che esso sia recuperabile, per costruirne un altro sullo stesso sedime. L’area urbana interessata è già fortemente congestionata e non potrebbe sopportare ulteriore carico urbanistico. Infatti, da banali valutazioni basate sul costo medio attuale di un edificio, sia in struttura in c.a. che metallica – ipotizzando una spesa di 3/400 mila euro per la demolizione dell’esistente – con i 3,4/3,5 milioni restanti si andrebbe a costruire un edificio di circa 1600/1750 metri quadrati (ipotizzando un costo presunto medio di 2.000 euro/mq), che per il sedime del caso (l’edificio attuale si sviluppa per circa 400 metri quadrati) significherebbe una nuova costruzione di quattro piani, in luogo dei due attualmente esistenti. Nel caso risultasse che l’edificio sia recuperabile, non Le sembrerebbe più vantaggioso conservare il pur pregevole edificio esistente, riparandolo strutturalmente – ammesso che ne abbia effettivamente necessità (faccio rilevare che è stato costruito in due stralci, l’ultimo dei quali nel 1982, con legge sismica del 1974 già vigente) – e destinandolo ad altra funzione? Con le risorse stanziate nel piano si potrebbe costruire un nuovo asilo nido altrove, con notevole risparmio. Ciò otterrebbe anche lo scopo di migliorare l’utilizzo di questa porzione di città, già così fortemente congestionata dalle molte attività che attualmente su essa gravitano.
Sono del parere che l’operazione che l’Amministrazione comunale intende eseguire, sulla base delle contraddizioni sopra evidenziate – relativamente a danneggiamento, vulnerabilità e uso – non sia assolutamente conveniente per l’interesse pubblico, per una serie di motivi evidenti: sperpero di danaro, congestionamento di un’area già fortemente urbanizzata, demolizione di un edificio di pregio e conseguente perdita patrimoniale. Per questo motivo La invito a voler approfondire attentamente la questione, prima di far autorizzare l’abbattimento del fabbricato e la ricostruzione sullo stesso sedime.
Sono nella ferma intenzione – se non potrò altrimenti avere spiegazioni esaustive, così come, purtroppo, non è avvenuto in occasione delle assise consiliari – di rivolgermi alle istituzioni che hanno il compito di valutare sia la correttezza dell’uso degli edifici in ragione della loro condizione statica sia la coerenza della spesa pubblica nell’interesse superiore della collettività. Inoltre mi riservo di dare notizia di questo mio intervento alla stampa.
Luca Maria Cristini
Il Settempedano

