Home | Cultura | Il passaggio di Anna Claudi da “regina dei pittori naif” ad artista del “realismo magico”
Le opere di Anna Claudi in mostra a Serrapetrona
Le opere di Anna Claudi in mostra a Serrapetrona

Il passaggio di Anna Claudi da “regina dei pittori naif” ad artista del “realismo magico”

Si ricorda con questo articolo che la mostra ALDILA’, dedicata ad Anna Claudi e allestita dalla Fondazione Claudi nella sede di Serrapetrona, continua a richiamare l’interesse del pubblico e resterà aperta con ingresso gratuito fino al 5 dicembre 2026.

di Alberto Pellegrino

In una lettera del 9 settembre 1971 Stefano Cairola, gallerista, critico d’arte e talent scout di pittori e scultori, affibbia ad Anna Claudi l’etichetta di “regina dei pittori naif”, che resisterà per diverso tempo, fino a quando una critica più avveduta ha dimostrato che questa definizione non è solo riduttiva, ma estranea al mondo pittorico dell’artista. E’ lecito pertanto chiedersi come sia stato possibile collegare l’opera della Claudi alla pittura naif.

L’unica giustificazione plausibile sta nel fatto che durante gli anni Sessanta nasce in Italia una vera propria infatuazione per l’arte naif, dopo la riscoperta del francese Rousseau le Douanier e l’improvvisa popolarità degli italiani Antonio Ligabue e Orneore Metelli. Lo stesso Cairola è impegnato a valorizzare le opere del pittore-contadino Bruno Rovesti e dello scultore-boscaiolo Alberto Sani, per cui da esperto gallerista e mercante d’arte ritiene che “infilare” la Claudi in questa corrente artistica sarebbe utile per accrescere la sua popolarità e portare dei vantaggi economici per entrambi.

Anna Claudi

Le caratteristiche dell’arte naif

Secondo la sociologia dell’arte gli artisti vanno valutati all’interno del loro contesto storico, sociale e politico, per cui è possibile fare alcune considerazioni per chiudere definitivamente la questione dell’appartenenza di Anna Claudi al mondo naif.

La parola naif (in francese significa “ingenuo” o “innocente”) è stata usata per definire le opere di pittori che si esprimono in modo spontaneo, ingenuo, infantile. Si tratta di artisti autodidatti, privi di una formazione accademica e di un solido bagaglio culturale, che non seguono le regole della prospettiva e della costruzione per piani all’interno dell’inquadratura, che usano il colore in modo istintivo per fare delle opere caratterizzate da una notevole semplificazione concettuale, da una modesta tecnica per quanto riguarda l’impianto compositivo d’insieme. Sono autori che vivono quasi sempre al di fuori di un quadro storico-culturale urbano, lontani dalle problematiche sociali del momento, ma che si limitano a rappresentare una realtà generalmente in chiave “innocente” e istintiva, strettamente legata al culto della natura e agli stilemi figurativi della tradizione popolare. Questi artisti provengono generalmente dal mondo contadino o dall’artigianato povero; sono dei dilettanti che finiscono per acquisire una consapevolezza della qualità artistica delle loro opere solo con il contributo di critici e galleristi, che li spingono a diventare dei professionisti, anche se l’ingresso nel mercato dell’arte finisce spesso per snaturare quelle caratteristiche che sono state la ragione del loro successo iniziale, finendo per essere ripetitivi e a loro modo accademici.

Perché Anna Claudi non può essere etichettata come una pittrice naif

Sicuramente diversa è la personalità di Anna Claudi e il contesto socio-culturale a cui appartiene. Questa artista proviene da una classe sociale alto-borghese della provincia marchigiana, proprietaria di terreni e palazzi, di un’avviata farmacia nella Piazza Maggiore di San Severino Marche. A differenza degli autori naif, ha ricevuto una formazione tecnica di base, frequentando Mario Adami, un maestro dell’affresco che ha operato in palazzi e chiese dell’Italia centrale, dal quale ha appreso quella tecnica con cui ha decorato il palazzo di Serrapetrona, vasi e ceramiche varie.

Una volta trasferitasi a Roma, Anna dimostra di essere una capace imprenditrice, che acquista e gestisce per 10 anni, insieme a importanti medici, la casa di cura “Villa Bianca Maria”, una clinica all’avanguardia per l’impiego di procedure e di attrezzature sanitarie tra le più avanzate. Nella capitale la Claudi non vive in un totale isolamento; anzi ha modo di affinare il suo bagaglio culturale e di allargare il giro delle sue conoscenze letterarie e artistiche grazie al figlio Claudio, apprezzato poeta e filosofo, per cui la sua casa è frequentata da scrittori come Giacinto Spagnoletti, Libero de Libero, Rosario Assunto, Ercole Patti, Guglielmo Pietroni, Leonardo Sinisgalli, dall’orientalista maceratese Giuseppe Tucci, dai pittori marchigiani Sante Monachesi e Corrado Cagli, dall’estroso pittore Sebastiano Carta che nasce come futurista per diventare poi un esponente dell’astrattismo concettuale.

La carriera artistica di Anna prende corpo tra il 1950/1959 e tocca il vertice massimo della popolarità nei primissimi anni Sessanta con la partecipazione a numerose esposizioni collettive e mostre personali in Italia, in Europa e in America con riscontri positivi da parte della critica. Ma già alla fine degli anni Cinquanta, nel momento di maggiore affermazione, la pittrice attraversa una crisi artistica ed esistenziale che la porterà a ritirarsi dal mondo dell’arte, per chiudersi in suo universo poetico e fantasioso. Le motivazioni di questa decisione si possono individuare in una lettera del 1958, indirizzata al figlio Vittorio, nella quale esprime giudizi molto severi: “Ti dico la verità è per me un supplizio sentire questi discorsi vuoti stupidi, senza riuscire a trovare nulla che possa interessarti: ma se questa rappresenta la vita di oggi, la dolce vita ti senti come soffocato dalla bava di mille lumache. Il brutto è che non puoi vomitare addosso a nessuno lo schifo che ti fanno tutto e tutti. Dio mio si vede proprio che invecchiando salta fuori tutta l’avversione che ho avuto sempre per l’umanità, tolte le poche perle che ho incontrato nella vita e che hanno dato vita al mio spirito, il resto è cimitero”.

Anna Claudi (a sinistra) con il compositore statunitense Duke Ellington

Anna Claudi (a sinistra) con il compositore statunitense Duke Ellington

Anna Claudi può essere considerata una pittrice autodidatta solo perché non ha mai conseguito un titolo accademico, ma questo non le ha impedito di avere un proprio bagaglio culturale e di aver saputo costruire un mondo sognante e favolistico capace di esprimere le pulsioni profonde del suo animo attraverso un linguaggio personale, raffinato e inconfondibile, capace di “raccontare” quei sentimenti che riflettono una personalità complessa e persino tormentata.

Tutte le sue opere sono caratterizzate da una straordinaria coerenza espressiva: una costante trasfigurazione della realtà in favole a volte inquietanti, a volte serene e contemplative; una raffinatezza e levità nell’uso del colore; una capacità di rappresentare la natura, mettendo la figura umana sullo stesso piano di alberi e di animali, di acque e di cieli sereni o tempestosi; una presenza nei paesaggi di montagne e colline viste come un ancestrale richiamo alla sua terra di origine senza mai cadere nell’idillio pastorale fine a se stesso. Per questo è difficile definire la sua pittura “ingenua”, perché essa riflette una precisa visione della vita e persino un richiamo alla cultura orientale conosciuta attraverso suo figlio Claudio da sempre attratto da mondi lontani dall’Occidente, in opposizione alle teorie materialistiche di matrice scientista. Questo poeta-filosofo è andato alla ricerca di nuove “visioni” al di fuori di una concezione meccanica dell’esistenza, che per lui è un “qualcosa” in continuo divenire nella infinta vastità del cosmo: “Considerate l’unità cosmica. Nulla c’è che non sia in strettissima correlazione con il resto del cosmo, e nulla c’è che non sia vivente, in movimento. Ogni nostra azione atto o pensiero si ripercuote nel cosmo, armonizzandosi o meno, rientrando comunque nella sua misura del processo vivente universale. Di modo che noi possiamo e dobbiamo considerarci, sempre responsabili di fronte alla vita. E consideriamo che tuttavia, per quanto si possa immaginare che nella vita lottino forze contrarie diverse ed antagoniste, nel suo complesso, quanto è dato sapere, l’universo procede verso forme superiori, sì che possiamo pensare che le volontà positive della creazione danno in definitiva l’orientamento dell’esistenza, che la tenebra, il non essere, il male possono prevalere solo temporaneamente” (Anatra Mandarina, p. 81).

Il mondo poetico-figurativo di Anna Claudi

Nel seguire i metodi della sociologia dell’arte, si cercherà di fornire un’analisi non estetica delle opere di Anna Claudi, ma più connessa al contesto socio-culturale in cui è vissuta, alle motivazioni psicologiche anche profonde e probabilmente legate al suo pregresso infantile-adolescenziale. Non è un caso che debutti con una serie di ritratti di familiari e di conoscenti per assecondare un gioco della memoria quasi a voler integrare con i quadri l’album fotografico di famiglia. Probabilmente deve essersi resa conto di non ottenere risultati esaltanti (salvo qualche eccezione), per cui si libera di ogni freno inibitorio e comincia a tradurre in immagini i sentimenti e i ricordi, l’amore per la natura, gli animali e gli umani, l’attenzione per il fantastico e l’onirico, affidandosi al dono infallibile della “ispirazione”, che le consente di collocarsi al di fuori del tempo e della storia, lontano da ogni corrente pittorica proprio quando il mondo dell’arte sta vivendo una fase di frenetico sperimentalismo.

Intorno ad Anna la società cambia in modo vertiginoso: il Sessantotto, le proteste studentesche e operaie, l’incipiente crisi dei partiti, gli omicidi delle Brigate rosse e le stragi neofasciste, l’assassinio di Pasolini, l’esplosione dei mass media, la prima rivoluzione informatica, la globalizzazione. Ma lei, con una specie di sdoppiamento della personalità, da un lato agisce come un’ottima manager, dall’altro si abbandona al libero gioco della fantasia, collocandosi al di fuori del realtà storica contingente e degli ambienti artistici. Si chiude nel suo mondo interiore, seguendo solo quelle spinte poetico-pittoriche che la portano a trasformare in “favola” la vita che la circonda, per cui qualcuno ha voluto definire la sua arte un “realismo magico”. Guglielmo Petroni è il critico che meglio è riuscito a sintetizzare e ad evidenziare il “mistero” di questa artista: “Specialmente in pittura, ed in particolare da parte di donne, spesso si assiste a manifestazioni delle quali sarebbe inutile tentare una ricostruzione; di dove vengono, che cosa sono. Meglio soffermarci, guardare, meravigliarsi ed accettare il mistero della loro genesi. I quadri di Anna Claudi sono dipinti con la bravura di un giapponese che spesso si mischia alla drammatica precisione dei fiamminghi. La fantasia delle figurazioni realizzate è anch’essa un incrocio veramente stupefacente che nessuno saprà ben dire quanto sia casuale e quanto sia voluto, quanto venga per strade misteriose e incontrollabili e quanto venga invece da reminiscenze più o meno consapevoli”.

Girotondo, opera di Anna Claudi

Girotondo, opera di Anna Claudi

Una proposta di analisi tematiche

Senza nessuna pretesa di valutazioni estetiche, ma secondo criteri socio-psicologici si è cercato di classificare le opere di Anna Claudi per gruppi tematici, in modo di tentare un’analisi che possa presentare una qualche originalità. Si è già detto della scarsa rilevanza dei suoi ritratti sotto il profilo estetico e psicologico, ma costituiscono un eccezione i tre quadri di donne con i fiori (n. 47-48-49), che rappresentano in modo fresco e spontaneo questo legame sognante che unisce queste due giovani alla natura, mentre il terzo è il ritratto di una elegante signora della borghesia con lo sguardo rivolto verso il futuro e segnato da un leggero velo di malinconia, forse un’annotazione autobiografica se non proprio un autoritratto con il profilo di quei monti che appaiono alle sue spalle.

Un tema che ci sembra rilevante è quello della “maternità” declinato in chiave umana nella Nascita (n. 73) messa in relazione con lo stesso evento che si verifica nel mondo animale in un paesaggio idilliaco e ricco di colori, ma sovrastato da nubi tempestose. Il tema ritorna in dimensione umana in Maternità (n. 23) in questo stretto abbraccio tra madre e figlio; in senso mitico è presente nel quadro Affidato alle acque (n. 85), che si richiama al racconto biblico di Mosè affidato al fiume Nilo. Naturalmente il tema è usato anche in chiave metaforica quando viene collocato nel mondo animale con i due quadri Corteggiamento (n. 7) e Uccelli innamorati (n. 26) che precedono la fase della fecondazione che sfocerà poi in Uccello nel nido (n. 27) ripreso nella fase della cova e nel Nido (n.9) contrassegnato da un tenero rapporto tra i piccoli e la madre; il tema è presente, anche se marginale, nel bel paesaggio Uccelli e fiori (n. 75). Collegato a questa tematica è il mondo dell’infanzia rappresentato dalle due graziose bambine in azzurro e in rosa con i loro occhi sognanti (n. 10-11), dal gruppo dei bambini sorridenti (n. 12), dai due bambini collocati in un ambiente marino (n. 13-14).

Un tema lasciato in secondo piano è il “nudo femminile” presente in sei opere, le quali rivelano un’attrazione per la bellezza muliebre che sembra avere un riflesso quasi “narcisistico”: un’attrazione per il fascino muliebre, un ingenuo richiamo sensuale, un’aspirazione alla bellezza che forse l’autrice pensa di non possedere. Come per i bambini, ritorna il paesaggio marino nelle Bagnanti (n. 4); c’è una rilettura del mito di Leda fecondata da Giove che non assume l’aspetto di un cigno ma di un uccello dalle piume variopinte; c’è il nudo pudico della giovane con il ventaglio (n. 24), distesa su un divano con alle spalle un piccolo paesaggio, quasi un richiamo alla pittura rinascimentale; ci sono le tre floride e maestose giovani della Conversazione (n. 25), che sembrano richiamare il mito delle tre Grazie; ritorna il rapporto umanità-mondo animale in Affetti (n. 32); infine c’è il Nudo disteso (n.68) tutt’altro che ingenuo, perché vi sono richiami al Rinascimento (La Venere di Urbino del Tiziano), a certi nudi taitiani di Gauguin, soprattutto alla Maia desnuda di Goya e alla Olimpia di Manet a dimostrazione che l’autrice possedeva una sua cultura artistica.

Anna Claudi ha avuto un rapporto particolare con gli animali che ha rappresentato nelle nature morte (in prevalenza uccelli e pesci), ma soprattutto ha voluto raffigurare da vivi nel loro ambiente naturale, dove il paesaggio diventa il contesto che esalta la vita come nelle Mucche bianche (n. 6), La famiglia delle capre (n. 21), Le renne (n.38) sparse in un algido paesaggio invernale, Paesaggio con volpi (n. 77), La piovra (n. 31) al centro di un paesaggio marino, Lo stagno (n. 67) e le Vite nell’acqua (n.16), paesaggi di pura fantasia come lo è Il paradiso degli uccelli (n. 22), un trionfo di colori presente anche nel bellissimo Notturno con gatti (n.91) con le sue magiche atmosfere della notte.

I protagonisti del paesaggio sono i cavalli che Anna mostra di amare in modo particolare, perché in essi probabilmente vede un simbolo di fierezza, bellezza e libertà come appare in Cavalli felici (n. 29) e in Cavalli selvaggi in un paesaggio invernale (n. 28). Il cavallo è visto con tenero affetto nel Paesaggio con cavallini (n. 31), oppure quando è sottoposto a un giogo come in quel Il carretto disegnato in rosso e trainato da un cavallo nero (n. 80). E’ anche collocato in modo drammatico al centro della scena intitolata Il cavallo caduto (n. 10), dove l’animale è circondato dal calore di uomini e donne. Il rapporto con gli umani è sottolineato in Stalla e cavalli (n. 76) che segna l’unione tra la loro “casa” costruita dall’uomo e i prati dove scorrazzano in libertà, in Scena campestre (n. 34) dove, nonostante il vento e la pioggia, cavalli, donne e bambini scorrazzano felici.

Uno stretto legame esiste anche tra il paesaggio e gli esseri umani come è possibile vedere in La pastora (n. 20) che domina la scena col suo piccolo gregge; nelle Suore che siedono tranquille mentre altre sfilano sotto la pioggia verso la chiesa (n. 72); negli Orientali collocati in un tipico paesaggio giapponese. Persino quando il paesaggio è dominato da una grande pianta come La palma (n. 60), l’autrice non resiste alla tentazione di collocarvi sul lato destro due donne e due bambine, come avviene anche nei due bellissimi paesaggi A lago di notte (n. 92) dove una donna contempla la natura in compagnia di un cane e Nel Bosco (n. 101) con gli esseri umani annidati tra il fogliame. Vi è infine il quadro più emblematico, perché si colloca tra realtà quotidiana e mondo fiabesco: La sera nel villaggio (n. 33) con le case in primo piano dove si cucina, si gioca, si cena, si prega o già si dorme, mentre nel bosco vicino bambini e fanciulle giocano e celebrano il “girotondo della vita”.

Un angolo della mostra

Anna Claudi ama rappresentare il passaggio del tempo attraverso lo scorrere delle stagioni con una certa predilezione per paesaggi piovosi forse affascinata dal gioco degli ombrelli: si vedano La pioggia (n. 26), Primavera piovosa (n. 69), La pioggia nel bosco, il drammatico La folgore (n. 78). Esiste una sola Primavera festosa e serena (n. 41), mentre diverse opere sono dedicate alla stagione invernale: Inverno (n. 39), Camminando sotto la neve (n. 37), La coltre di neve (n. 81), Inverno di ghiaccio (n. 86).

Vi sono poi i paesaggi lasciati al libero dominio degli elementi naturali con la presenza del mare (Lungo la costa, n. 65; La spiaggia, n. 79) e con la drammatica presenza di un vulcano (n. 63); caratterizzati da un forte simbolismo come Strade di fiori (n. 50) e Stagno fiorito (n. 61); dominati da due elementi molto amati come il bosco e la montagna: Case nel bosco (n. 17), Bosco (n. 42), Bosco di sera (n. 110), Paesaggio con ponte (n. 66), Andando di sera (n. 71), Prato all’imbrunire (n. 82), dove si esalta poesia della sera, come avviene anche in quel rosso Tramonto con due cavalli che corrono liberi verso l’orizzonte, mente il volto di un fanciullo si affaccia tra le nubi (n. 96).

Due bellissimi paesaggi sono Notturno con antico borgo (n. 90), dove si fonde il fascino della notte che avvolge la natura con la memoria di un’antica presenza umana; Il castello blu (n.100) è una delle inquadrature più affascinanti della Claudi con il grande albero che fa da quinta, la verde distesa dei prati, la schiera delle colline e sul fondo l’azzurro di una montagna con in cima una rocca vista come il segno di una presenza umana intimamente legata alla natura. Questa sezione si chiude con Eden (n. 103) e Paradiso terrestre (n. 107), due personali riletture del mito biblico e con Paesaggio di sogno (n. 108), opere che sono un preludio di passaggio verso l’ultima fase della pittura della Claudi.

Negli ultimi anni della sua vita, Anna si concentra nella esecuzione di quadri segnati da una profonda spiritualità, con una forte valenza metafisica. Si tratta di meditazioni visive sul fine vita e su quello che attende l’umanità dopo la morte nel segno della serenità, dell’amore e di una beatitudine contemplativa dell’eternità (Anime in contemplazione, n. 88), che inizia con un’ascesa verso l’alto rappresentata in La scala per l’Al di là (n. 102), a cui partecipano anche gli amati cavalli con Cavalcata verso il cielo (n. 99) per raggiungere il Paradiso (n. 104), dove gli umani sono uniti ai cavalli. Le altre opere di questa meditazione metafisica sono: Al di là (n. 87), Avelli, (n. 94), Dialoghi beati (n. 95), Paradiso rosa (n. 97), Anime (n. 98), Fiori del Paradiso (n. 105), Paradiso d’amore (n. 106).