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Un angolo del museo fotografato sabato scorso
Un angolo del museo fotografato sabato scorso

Moretti: “C’è una situazione di stallo, il museo archeologico merita di essere valorizzato”

Vetrine con i reperti ancora avvolti nel pluriball, scatoloni accatastati a terra, un’intera area delimitata da un nastro rosso e interdetta ai visitatori. È lo scenario fotografato sabato scorso all’interno del museo civico archeologico “Giuseppe Moretti”, allestito nell’antico Episcopio di Castello al Monte, e all’origine della denuncia pubblica di Giuseppe Moretti, settempedano medico dirigente ora in pensione e appassionato di archeologia.

«C’è una parte non visitabile, delimitata da un nastro rosso», spiega. «Sono certo che ci siano reperti mai mostrati al pubblico. Mio nipote, che ha scattato le foto, ha trovato anche degli scatoloni con reperti accatastati».

Il museo raccoglie materiali che documentano la storia del territorio dalla preistoria all’età medievale: la collezione Pascucci, i corredi delle necropoli picene di Pitino, monte Penna e Frustellano, e i reperti provenienti dall’antica Septempeda. La raccolta civica si è formata a partire dal 1972 e ha trovato sede nell’antico Episcopio di Castello al Monte nei primi anni Duemila.

Secondo Moretti, lo stato attuale dell’allestimento non rende giustizia al valore della collezione. «Il museo non merita di essere trattato così, merita di essere valorizzato come dovrebbe», afferma. «C’è una situazione di stallo, ed è un vero peccato, perché potrebbe attirare visitatori e turisti interessati a tutta la civiltà picena. Le collezioni non sono assolutamente mostrate per intero».
La denuncia, sottolinea, ha un obiettivo dichiarato: «Voglio rendere pubblica questa situazione affinché chi di dovere possa porre rimedio e dare al museo, e ai suoi reperti, la valorizzazione che meritano».